Ferrara Half Marathon, 16 Marzo 2014

Mi piace iniziare a raccontare la mia Ferrara Half Marathon tornando indietro di 7 giorni, come nelle serie tv che si rispettino, dove si racconta brevemente “nella puntata precedente”: all’arrivo della LMHM, ho un mix di sensazioni contrastanti, ma tra tutte prevale quella di rabbia per non aver centrato l’obiettivo cronometrico che sentivo di avere nelle mie gambe. Ho cercato di dare la colpa al percorso e allo stato di forma non al 100%, ma dentro di me sapevo che il banco di appello della domenica successiva non avrebbe lasciato spazio ad ulteriori alibi.

Ed è con questa premessa che mi sono presentato alla mia prova successiva, la mia prima mezza maratona a Ferrara. La gara è entrata nel mio calendario in modo assolutamente casuale e più per ragioni di impegni ad incastro che altro. Se il 9 Marzo la mezza era da cercare vicino a casa, il 16 Marzo era da cercare in zona Bologna, dato che il 23 Marzo, data di una eventuale Stramilano, era stato cassato per altri motivi.

Nonostante questa scelta forzata, ho grosse aspettative: il centro di Ferrara mi è sempre piaciuto, sapere che la partenza e l’arrivo saranno all’ombra del Castello Estense mi galvanizza solo all’idea e, cosa da non sottovalutare, il percorso sarà veramente piatto come una tavola da biliardo.

La gara è abbinata anche alla maratona e si notano i dettagli curati per la doppia manifestazione: il Castello è stato praticamente trasformato in un Expo, gli spogliatoi ed il deposito borse sono nei sotterranei, tutto intorno è pieno di stand e anche di mercatini. Ritiro pettorale velocissimo, pacco gara abbondante (e pesante), con l’aggiunta anche di una maglia a maniche lunghe.

Riscaldamento per le vie del centro, griglia e si parte.

Il primo Km è molto trafficato, mi è capitato solo un’altra volta di partire insieme ad una Maratona, ma era per la 30Km delle Terre Verdiane, dove il passo era blando. Qui invece sono quasi un top runner che cerca di fare il suo 4.30 in mezzo a gente che se la prende giustamente comoda, dato che deve correre per 4 ore e più. Fortunatamente dopo 200 metri si svolta in un vialone enorme, e defilandomi riesco a superare diversa gente più lenta di me.

Devo quindi cercare di definire la mia tattica di gara: ho un obiettivo finale ma non una previsione di passo, ormai ho deciso che non pianifico più nulla a tavolino, lo faccio al Km 1, in funzione di come vanno gambe e fiato. Cerco di non fare, almeno per i primi 7-8Km una corsa al guadagno, voglio evitare di morire nel finale e vedere vanificati gli sforzi.

Le prime sensazioni sono positive, le gambe sembrano essere più reattive di una settimana prima. Si esce progressivamente dal centro abitato, e si sconfina lentamente nella zona dei campi: non c’è sole, il cielo è coperto, ci sono 10° ed è il tempo ideale per una gara. Altra cosa che non voglio fare oggi è quella di continuare a guardare ogni 30 secondi il GPS, provando ad andare a sensazione, facendo un check più sporadico rispetto al solito. Cerco quindi qualche riferimento visivo, visto che i pacer per il mio tempo non ci sono. Fino al Km 5 mi accompagna un runner con la maglia di Campobasso, al primo ristoro però lui si ferma (partecipa alla maratona) e lo passo. Aggancio con lo sguardo allora una maglia a scacchi rossa e bianca, per un paio di Km lo seguo a distanza: il passo è il mio. Lo affianco e provo a scambiare due parole, mi risponde in inglese, mi dice che vuole abbassare il suo PB e siamo circa sullo stesso passo. Scopro che non è inglese ma, come doveva suggerirmi la sua maglia, Croato. C’è un tacito cenno di intesa sulla gara in cooperazione, ma a questo accordo, lui allunga immediatamente e mi distanzia di una ventina di metri. Non voglio forzare, è presto, decido di tenerlo nel campo visivo e questa si rivelerà la scelta perfetta, perché sarà il mio pacer virtuale di giornata.

Transito a metà gara con circa 15-20” di margine sull’1h35, sto girando con lo stampino in 4.26/4.28 e alterno questi passi per 9Km, come se stessi facendo ripetute. Fino al 16° sono in spinta massima e, quando la strada per 21Km e 42Km si divide, mi ritrovo con 30” da gestire ma anche con un’improvvisa solitudine, dato che i maratoneti hanno tirato dritto e il gruppo si è sgranato.

Siamo intorno alle mura di Ferrara, la fatica sale, comincio ad andare in difficoltà, ma non voglio assolutamente cedere. Faccio 17° e 18° a 4.30, entro nelle mura cercando di salutare e sorridere ai fotografi che mi attendono. Gli ultimi 2Km sono infiniti: rettilineo di sampietrini, gente che mi supera nel pieno delle forze, e gente che distrutta sta correndo al trotto. Nonostante tutto sto “tenendo” a 4.31. Vedo il Castello, è il momento di tirare fuori le ultime energie: si curva a sinistra, il tappeto rosso è li ad aspettarmi, c’è veramente tanta gente in piazza ad attendere, e tutti applaudono, il caso vuole che chi mi precede sia 50 metri davanti a me e quindi, per un attimo, il palcoscenico è tutto per me. Agito le mani verso l’alto per richiamare l’attenzione del pubblico, che risponde incitandomi, mi godo uno sprint in solitaria, esultando al traguardo. Con questo colpo di reni finale (sprint di 200 metri a 3.37!) riesco a guadagnare anche qualche secondo in più, e chiudere in 1.34.27, 1 minuto sotto al precedente personale e 30 secondi abbondanti in meno rispetto al 95’.

L’amico Croato di giornata mi attende subito dopo la zona medaglie, ha demolito in progressione il suo primato (infatti dal 16° lo avevo perso), e ci congratuliamo a vicenda per la prestazione.

Quando dico che per abbattere un personale ci vuole la giornata giusta, è proprio questo quello di cui parlo: tutte le tessere devono andare al loro posto per fare quel passo in più, e questo oggi è ancora più marcato perché sento di essere ormai arrivato vicino al mio limite attuale. Il margine si sta riducendo, è sarà sempre più difficile in futuro ritoccare ulteriormente il mio tempo.

L’ultima nota della giornata la voglio dedicare al mio primo (non programmato) bigiornaliero in carriera. Si sta forse riaprendo la casellina della Maratona e, in attesa di una conferma, l’unica soluzione per poter correre l’ultimo lungo nella settimana -3 della gara era quella di uscire nuovamente nel pomeriggio. La doppia seduta è massacrante già di suo, farla dopo un PB in mezza maratona lo è a maggior ragione. Quindi per me, poco tempo per godermi il risultato, pranzo scarno senza carboidrati e ulteriori 10Km (per giunta collinari) nel pomeriggio, portati a casa a 5.09!

Qui la traccia GARMIN

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Lago Maggiore Half Marathon, 9 Marzo 2014

Il tanto atteso appuntamento con il 9 Marzo 2014 e la mia prima Lago Maggiore Half Marathon è finalmente arrivato. La mia preparazione è stata in parte stravolta per un’ipotetica Maratona di Milano che poi non farò, ho deciso quindi in corsa di variare il mio calendario tornando ad inserire le gare dove mi diverto di più, lasciando comunque invariate le uscite lunghe over 30, giusto per la curiosità di capire se il chilometraggio più elevato possa darmi dei vantaggi in termini di resistenza anche sulle gare più brevi, come le mezze maratone.

Le premesse sulla gara ci sono tutte: Verbania-Stresa, tutta la corsa sul lungolago, giornata fantastica a livello meteorologico, orario di partenza comodo (alle 11) e famiglia al seguito. Quello che non c’è è invece il mio fisico: purtroppo i 3-4 giorni precedenti alla gara ho preso una mezza influenza, per fortuna senza febbre, e sento di non essere al 100% della forma.

Arrivo a Verbania ad un orario decente, ritiro il pettorale e trovo subito Gab, un po’ agitato per il suo esordio come Pacer delle 2h. Mi cambio ed è il momento di fare la ormai consueta foto di rito con facce nuove e conosciute di quella che è la famiglia di RF. Non siamo tanti come nelle ultime uscite, ma siamo comunque un bel gruppetto variopinto di 9 persone. Manca poco alle 11, fa già caldo, decido di correre solamente con la canottiera (su consiglio di Barbara) e si rivelerà una scelta azzeccata. Con il sottomaglia avrei patito veramente troppo il caldo.

Entro in zona partenza, mi rendo conto che le griglie non sono controllate e quindi ci sarà da fare parecchio zig-zag nei primi metri. Non ho idea della mia tattica di gara, ho paura che la forma non ottimale mi penalizzi nel finale e quindi azzardare un progressivo può essere deleterio perché perderei troppi secondi nella prima metà del percorso. Colpo di pistola e via.

I primi 5Km scorrono stranamente in modo lento. Il passo è costante, sempre sotto il 4.30, ma passano ambulanze di continuo che tolgono concentrazione, mentre al Km 4 già c’è una prima variazione di pendenza. Ho il ritmo, ma sento già che le gambe si stanno affaticando e cerco di non pensarci. Tra l’8° e il 9°Km un secondo strappo, siamo ormai sulla sponda opposta del lago, il panorama è bello ma la fatica non permette di goderselo a pieno. Al 15° è previsto un primo passaggio a Stresa, so che qualcuno mi aspetta ed inizio a fare il countdown verso quel punto. Fino al 13° il piano gara è, nonostante tutto, rispettato perché sono a 4.29 di passo medio. Al 14° arriva un’ulteriore salita, giro in 4.43, e comincio a sommare alla stanchezza un po’ di rabbia: non doveva essere un percorso da PB, piatto e scorrevole? Non avevano tolto la salita dei primi 2 Km per avere un percorso superveloce?

Fortunatamente siamo al primo passaggio a Stresa, la giornata di sole ha riempito le strade e l’incitamento è alto: una bella sensazione. Arrivo all’altezza del traguardo infilandomi nell’imbuto che segna l’inizio del tratto a doppio senso, sento gli incitamenti di chi è venuto a vedermi. Grazie a tutto questo, i Km 15 e 16 sono veloci, a 4.30 e 4.29. Ma saranno anche gli ultimi che farò a questo ritmo.

Passata Stresa il pubblico sparisce, l’incrocio con la testa della corsa femminile è si galvanizzante, ma solo per qualche minuto, il chiasso di poco prima sparisce e ti ritrovi improvvisamente in silenzio, da solo. Comincia un nuovo countdown, questa volta verso il giro di boa. E la strada nuovamente sale. Sono in ritardo di una 15” di secondi rispetto all’obiettivo dei 95’, e questa ennesima salita mi toglie altri 15”, ed è qui decido di alzare bandiera bianca. Lascio che la stanchezza accumulata e la fiacchezza dell’influenza prendano il sopravvento, sento che è inutile spingere ulteriormente per fare un 96’ che non mi darebbe soddisfazione. Cerco per 2Km di stare comunque sotto i 5’, ma poi al 20° faccio 5.07 e accelero giusto per la volata finale.

Il real time dirà 1.37.44, praticamente a 3 minuti da quanto avrei sognato, anche se un paio li ho regalati io nel finale di gara. Col senno di poi ho fatto mille pensieri: prima la delusione, poi l’accettare l’idea che 1h37 non sia poi un tempo così malvagio, fino a concludere che in fondo sarebbe bastato contenere il calo finale per avere un 1h36 in bacheca. Ma nel rallentare ho anche pensato alla gara successiva, la Ferrara Half Marathon, che mi aspettava solo 7gg dopo: e lì si che mi aspetta un percorso piatto e veloce.

Spendo infine due parole sull’organizzazione, a tratti ottima, a tratti con dei nei da corsa “alla sua prima edizione”. Bella la medaglia, la location, la maglia, i ristori molto lunghi, il pubblico. Ma proprio per questo, stride vedere che ci siano stati problemi come l’assenza di indicazioni in loco su dove fare le docce all’arrivo: non trovando cartelli, e sapendo che le docce dovevano essere proprio dopo la finish line, ho chiesto agli organizzatori che mi hanno spedito (e con me diverse persone) a piedi al Palazzo dei Congressi, che ovviamente era chiuso ed il cui piazzale è diventato uno spogliatoio a cielo aperto. Pacco gara: le maglie non possono finire alle 9.30, un’ora e mezza prima della partenza. “Solo taglia M” e per giunta, enorme. Chiedere la taglia al momento dell’iscrizione è una pratica diffusa nelle gare, si può imparare osservando gli altri.

Gara da rifare? In questo momento mi viene da rispondere di no, ma la mia risposta è influenzata dal riscontro cronometrico negativo. La conclusione per ora è: se devo puntare al tempo, no, se devo divertirmi in una bella location, si.

Qui il percorso

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