Milano City Marathon 2014

Quello che pubblico con questo articolo è la sintesi delle parole che ho scritto nei due giorni successivi al mio debutto in maratona. Ho dovuto fare un riassunto, perché altrimenti sarebbe stata più lunga la lettura che la gara stessa.

Chi mi conosce da vicino, sa che sono sempre stato avverso alla distanza Regina. Allenamenti troppo lunghi, quantità di km di preparazione sensibilmente maggiore rispetto al mio consueto, alimentazione da seguire e, infine, una gara dalle mille incognite, dove anche la persona più preparata della terra non sa cosa può succedere negli ultimi km di corsa. Troppe variabili unite alla mia cronica paura ad affrontare eventi più grandi di me mi hanno più volte avvicinato e allontanato dall’iscrivermi. Poi, a 20 giorni dalla gara, dopo 3 mesi di allenamenti conclusi senza infortuni e senza grossi problemi sui lunghi che avevo fatto,, è saltata fuori la possibilità dell’iscrizione agevolata a 20€. Scuse non ne potevo più inventare, e ho preso la mia decisione.

Dopo il sabato mattina passato al Marathon Village, dove ci siamo divertiti un mondo con Paolo e Marco (Pablo e Mara) e la nostra prole, è ora della levataccia per il ritrovo con Danilo, e siamo subito alla volta di Milano. Ho dormito stranamente sereno, senza ansia, e la domenica mattina sento l’aria del grande evento da subito. Una volta passati a recuperare Cristiano (Espresso) siamo subito in metropolitana e, come ogni grande famiglia che si rispetti, non abbiamo neanche il tempo di raggiungere il ritrovo del Forum che già si materializzano le prime facce conosciute, come quella di StePo, che finalmente rivedo dopo tanto tempo. Siamo proprio in tanti oggi, e la foto pre-gara è una delle più popolate degli ultimi tempi. Ritrovo Doriano, Alaves, Insane (incredibilmente in orario), Jakon, Labboro e conosco altri come Masacallo, Mad Shark, Lenzuolo, Deuterio. C’è anche Pier, in modalità ciclista malinconico, che ha rinunciato a correre causa infortunio, ma non ha resistito al richiamo del saluto pre-gara. Da ammirare la sua forza a presentarsi ad una gara che aveva preparato per mesi, invano.

Che sia una corsa strana lo noto da tante cose, non si fa riscaldamento, in griglia non ci si ammassa, c’è tempo anche di fare delle altre foto prima dello start, che nemmeno udiamo da quanto siamo lontani rispetto alle prime file. Passiamo sotto la partenza quando i Keniani davanti sono già al Km 1.

Poco male, me ne farò una ragione! Ci si assesta più o meno al passo concordato prima della gara: siamo nel trenino dei 5.20, io, Cristiano e Lenzuolo. Doriano ci fa da faro qualche metro più avanti, e lo farà praticamente per 2h30, tant’è che quando abbiamo provato ad avvicinarlo lui ci ha subito dato qualche metro.

Si passa per Figino, che inaspettatamente dimostra calore, si arriva in via Novara e poi al parco di Trenno, in direzione San Siro. Siamo partiti da poco, il caldo già si sente alle 9.30, ma siamo freschi e abbiamo tutto il tempo di ridere, scherzare, parlare della nostra vita, attaccare bottone con altre persone che hanno il nostro passo. E’ una festa, il bello della maratona è che, fino a quando non raggiungi l’apice della fatica hai la possibilità di spassartela come se fosse un’uscita di jogging domenicale qualsiasi. Il passaggio dopo lo stadio, in zona Piazzale Lotto (Km 13) è esaltante: l’idea di far correre la maratona a staffette fa si che ai punti-cambio un muro di persone sia lì a tifare chi passa, è gente come te, che conosce la fatica della corsa e che nella maggioranza dei casi sogna di correre una 42Km, e per questo ti ammira e ti incita. Con Cristiano ci immaginiamo per un attimo al di là delle transenne, con la conseguente invidia che si proverebbe. Meglio essere sulla corsia lenta e lunga, per oggi!

Il percorso scorre, anche questo inaspettatamente, in modo veloce. La paura della vigilia di trovarlo infinito non si materializza mai durante la mia gara. Passata la zona della Fiera “vecchia” di Milano ci mettiamo in direzione stazione Centrale, dopo aver passato il tappeto della Mezza in un tempo più che ottimo, che ci proietta ad un teorico 3h48. Via Vittor Pisani è il secondo punto di cambio staffette, altri incitamenti e siamo rapidamente a Porta Venezia. Penso che i Km alla fine sono già 25, volati via praticamente. Al ristoro mi sposto leggermente sulla destra e trovo Andrea/Insane al passo: mi si stringe il cuore perché so quanto sia stato travagliato per lui iscriversi nuovamente ad una maratona, perché so quanto soffre il caldo e mi spiace vederlo in difficoltà. Per un attimo penso a rallentare e farlo ripartire ma lui, giustamente, mi fa segno di andare avanti e di non aspettarlo. Lasciata Porta Venezia sono ancora pimpante, perché tra il 28 e il 30 so che mi aspetta la famiglia al gran completo. Superiamo anche Danilo, dolorante e in cammino, anche lui così lontano dal traguardo. Come sbuco in Corso Vittorio Emanuele mi appare dopo la curva la mia piccola e, grazie alla traiettoria larga, ho modo di fermarmi, baciarla e darle appuntamento a 1h dopo.

In Piazza Duomo c’è ovviamente un sacco di gente, il lastricato viene maledetto un po’ da tutti perché i Km cominciano a farsi sentire e le sconnessioni amplificano la pesantezza crescente. Al Km 30, arrivati al fatidico ristoro Enervit, decido di concedermi qualche passo per bere acqua e Sali: non sono eccessivamente stanco, però ricordo il consiglio di tanti sull’approfittare dei ristori per rifiatare. Il problema è che i miei compagni di viaggio vanno via veloci e si crea uno spazio tra me e loro. E a questo punto rimango solo. Non voglio accelerare per cucire lo strappo, ma questa improvvisa solitudine mi scoraggia. La testa inizia a cedere, il passo rallenta, non riesco però a rendermi conto se a causa del Km iniziato camminando al ristoro oppure se sono io che non vado più. Mi assesto quindi su un ritmo leggermente più alto di prima, e raggiungo il 35°. Mi appare Emiliano, che sta camminando, lo saluto, lo sprono a ripartire e mi segue. Scambiamo qualche parola, malediciamo il caldo e riusciamo a fare 3Km scarsi insieme, poi lui mi saluta perché ha necessità di fermarsi nuovamente..

Sono di nuovo da solo, sento la stanchezza, non sto male (non lo sono mai stato per tutta la gara in realtà), non soffro, ma questa sensazione di solitudine mi rende meno proibitiva l’idea di tornare a camminare, come in una sorta di “tanto non mi vede nessuno che lo sto facendo”. Calcoli ormai non ne faccio più, sono inutili: non mi è mai interessato il cronometro oggi, ma quando mi passa il gruppo dei palloncini delle 4h è un’ulteriore tassello che mi allontana dal ricominciare a correre decentemente. Il tanto temuto Corso Sempione scorre, nonostante tutto, velocemente: sono più le persone ferme di quelle che corrono, chi ancora ha delle forze ti sorpassa con una lentezza che sembra sia una gara tra lumache. Non ho mai assistito agli ultimi Km di una maratona, li ho solo immaginati in precedenza, ma tutto è come lo raccontano: gente che si appoggia ai semafori, agli alberi, ai cartelli, agli spettatori, vigili che tirano le gambe di gente sdraiata e sottofondo di sirene di ambulanze che non smettono di suonare.

Siamo a meno di 2Km dall’arrivo, provo a pianificare una sessione di ripetute del tipo corro 800 metri, cammino 200 e poi riparto per il traguardo. Incredibilmente riesco a ripartire al trotto, senza grosse difficoltà, a meno di 1Km decido di fare qualche ultimo passo, un ragazzo mi sprona urlando “non puoi camminare, è l’ultimo Km!”, e quindi torno ad andare al trotto. La vista delle ultime due curve è linfa vitale, sto correndo quasi decentemente. Non ho nemmeno tempo di chiedermi se mia moglie è riuscita a far passare Lara oltre le transenne che me la trovo sulla destra del percorso: mi viene incontro e mi sorride, mi prende per mano. Comanda lei perché ha più forze di me, riesco solo a gridarle “ti voglio bene” e le dico di alzare le braccia che siamo pronti per la foto, tra gli applausi del pubblico. Tagliamo il traguardo in coppia, così come feci a Lisbona qualche mese prima, ma questa volta la soddisfazione è tremendamente maggiore.

La possibilità di bivacco al Parco Sempione è una grande aggiunta del dopo gara, ed è anche il momento di ritrovare tutti gli amici che avevo salutato in precedenza, e così mi rincuora scoprire che praticamente 1 su 10 ha ottenuto l’obiettivo che si era prefissato, ed è arrivato senza problemi, crolli o crampi che siano. Il caldo ha decisamente lasciato il segno, è quello che avevo immaginato, ma senza la controprova, ed essendo al debutto, non mi ero ancora dato una piena spiegazione al calo. O forse, sinceramente, una volta arrivato in fondo non mi interessava molto stare a fare analisi dei perché della mia gara.

Per me sono sensazioni tutte nuove, fatico anche a calarmi completamente nella situazione, quasi mi sento un intruso che si è permesso di inserirsi in una competizione, che chi era intorno a me conosceva come le sue tasche, dall’alto dell’esperienza di tante maratone alle spalle. Al parco ricevo l’abbraccio sincero di Marco, che mi battezza virtualmente e capisce il mio momento di gioia, probabilmente ricordando le emozioni che lui stesso avrà provato anni prima al debutto.

E ora?

Ora posso dire finalmente di essere un maratoneta, di far parte del club. Quando racconterò della mia passione per la corsa, e mi chiederanno “ma fai anche le maratone?”, potrò finalmente rispondere di si.

E la lista delle persone da ringraziare questa volta è veramente infinita, a partire dalle mie due donne che mi hanno dato la possibilità di partecipare, e quindi di dedicare weekend su weekend a gare, allenamenti lunghi e tempo sottratto a loro. Sul lato podistico, non posso scordare coach Max, i due “istigatori” Foia e Filo, Doriano ed Insane sempre pieni di consigli e Paolo, che mi ha fatto capire in una fredda mattina di Febbraio che forse sarei potuto diventare veramente un maratoneta! Un ultima menzione per Cristiano che ha condiviso con me oltre 2h30 di gara coronando il suo debutto con un tempone (e l’arrivo in parata con la sua piccola) e Danilo, simpatica compagnia nel viaggio per Milano.

La fatidica domanda “a quando la seconda?”: non rispondo per ora, devo ancora metabolizzare meglio la mia domenica, sapevo che era una gara diversa, ma ora che l’ho affrontata ho capito meglio di cosa si parlava. E’ una competizione che si discosta molto dai miei canoni, sia di allenamento che di approccio ad una corsa podistica. Molto probabilmente non sarà l’ultima, ma non posso dire, almeno per ora, di essere stato rapito dall’irrefrenabile voglia di 42km seriali.

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