(i miei primi) 10.000 in pista

La pista è sempre un stato un mio piccolo sogno nel cassetto che, nel corso degli ultimi 2 anni, avevo rimandato per un motivo o per l’altro. Con l’inizio del 2015, complice la neonata passione anche per le scarpe chiodate, ho iniziato a diventarne un timido frequentatore, e le mie aspettative sono state ampiamente ripagate.

Fatta questa premessa, è stato quasi automatico pensare che l’unico modo per rimediare alla parziale delusione di febbraio a Parabiago (unico piccolo neo di questo inizio di stagione) era pianificare un pazzo tentativo composto da 25 giri di pista, per scrollarsi di dosso ogni dubbio relativo alla fatidica certezza della distanza, ed evitare di rientrare in quelli che vantano tempi da top runner, conseguiti in allenamento.

Il 19 Aprile si collocava idealmente nel mio calendario, a 14 giorni da un ipotetico nuovo ed ultimo tentativo in mezza maratona (Piacenza?) e a 7 dalla Sarnico-Lovere. Lanciata l’idea sul forum, sono rimasto sopreso nel sapere che Maurizio ed Alex hanno colto l’occasione per aggregarsi ed affrontare quella stessa mattina una sessione di ripetute. La cosa psicologicamente mi aiutava non poco, sarebbe stato sicuramente meglio incrociare qualcuno in quei 40 minuti di corsa, piuttosto che correre in completa solitudine.

Anche il meteo, una volta tanto, è clemente e appena arrivati in pista le condizioni sono perfette: niente sole, ed un leggero vento. Il tempo di aspettare Maurizio (che si è fatto 100Km di auto per l’occasione) ed è ora di procedere alla fase 1: la taratura del footpod, da farsi su 800m. Espletato questo compito, ci siamo avviati nel riscaldamento, notando con soddisfazione che la precisione era pressoché perfetta, segno che un occhio al Garmin durante la corsa avrebbe dato buone indicazioni sul reale passo. A fine riscaldamento si è materializzato anche Paolo in borghese, che immediatamente si piazza all’altezza della linea di partenza, così a mettere ulteriore pressione sulla mia prova.

Parto. Come al solito ho bisogno di qualche metro per assestare il mio passo, perché vado subito troppo veloce rispetto al previsto. Dopo il primo giro il Garmin riporta un 3.57, ampiamente sotto il target pianificato di 4.05, che dovrebbe portarmi dritto al sub 41’, obiettivo di giornata. Cerco di rallentare un po’, ma resto sempre sotto i 4’. Al primo Km ho però la prima sorpresa: il Garmin suona il LAP circa 20 metri prima del segno sulla pista e quindi ho una discrepanza di 3-4”. Da un lato mi rendo conto subito che il 3.59 del display è irreale, dall’altro attutisce le mie paure di partenza fin troppo lanciata, perché 4.03 è un passo in linea con la mia previsione.

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Dato quindi per assodato che il gap era in questi termini, ho proseguito restando intorno al 3.58-3.59 del mio Garmin, che significava essere sui 4.04. I giri scorrono lentamente in questa prima fase, anche perché il tanto atteso incrocio con i compagni di pista è veramente sporadico, dato che le loro ripetute sono più veloci del mio passo ed i loro recuperi non sono abbastanza lunghi per arrivare all’avvicendamento. Dal Km 3/4 comincio con i miei consueti cattivi pensieri: conto i giri alla fine (ne mancano ancora tantissimi) e sento già fatica. Fortunatamente in questa fase ho Paolo che, ad ogni mio passaggio, mi rincuora dicendomi spesso “sei un orologio”, scacciando quella crescente sensazione di calo lento ed inesorabile. Al sesto Km inizio a riprendermi, i giri sono già 15, ne mancano solo 10, il Garmin continua con il suo fasullo (ma costante) 3.59, come se fosse congelato. All’ottavo Km, nel mezzo di un crescente senso di stanchezza Paolo rincara la dose con “adesso l’orologio lo butto, tanto ci sei tu”. E’ forse la mia caratteristica migliore, la regolarità che mi ha aiutato nella parte più critica della corsa.

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Ormai mancano pochi giri, gli altri hanno finito il loro allenamento e mi attendono in 3 sulla riga di arrivo incitandomi ad ogni passaggio. A 2 giri dal termine mi chiedono quanto mi manca e all’ultimo giro Alex riparte per scortarmi nell’ultimo 400, dove inaspettatamente trovo ancora energie per accelerare. Il Garmin, sbeffeggiandomi, suona dicendo che ho concluso i miei 10Km a 39.55, ma mancano ancora più di 200 metri. Entro nel rettilineo finale, che in pista è ancora più emozionante, nonostante non ci sia nessuno come spettatore, arrivo al traguardo e mi siedo a terra. Controllo il “real time” di giornata, e con soddisfazione porto a termine il mio tentativo con 40.48, 50 secondi sotto il tempo di Parabiago.

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