Laus Half Marathon, 25 Ottobre 2015

Ci sono obiettivi che ci si prefigge perché il miglioramento è uno degli stimoli maggiori nella corsa, ma esistono anche dei target oggettivi che raggruppano idealmente le categorie dei runner. Uno di questi è sicuramente quello dei 90′ in mezza maratona, il numero della paura, ma anche della gioia, racchiusa nella frase “corro la mezza, maratona in uno e venti….”.

La mia rincorsa a questo obiettivo non l’avrei sicuramente immaginata a fine 2014, ma dopo i miglioramenti primaverili di Salsomaggiore e di Pieve di Cento, un tentativo valeva la pena di farlo.

Laus Half Marathon, prima edizione in quel di Lodi, teatro del mio primo tentativo pianificato per il sub 90′.
Dopo l’ottimo allenamento di Pavia, le sensazioni sono più che buone, e sento di essere molto vicino a centrare il risultato. Purtroppo la settimana di avvicinamento alla gara è stata deludente sotto il profilo degli allenamenti e tormentata da vari dolori dell’ultimora. Sfortuna oppure classica tensione da “evento che conta”?

La giornata è ottima dal punto di vista meteo: nebbia (che si alzerà presto), 12° al via e 16 al traguardo. Decido per la tenuta estiva con accoppiata canotta/svolazzini. Dopo il riscaldamento affrontato in compagnia con almandelli di RunningForum, mi dirigo in seconda griglia e mi ritrovo allo start tra le primissime file.

L’idea è quella di partire qualche secondo sopra i 4.15 per i primi 3-4Km e poi inserire il pilota automatico. Ma, subito dopo lo sparo, come mi capita ultimamente con frequenza quasi preoccupante, il piano gara salta: dopo aver lasciato il centro di Lodi, mi trovo a tu per tu con il gruppo dei pacer (che notoriamente tengo alla larga) che per questa gara sono dichiarati direttamente da 1h29, anziché sul classico 90′. Come ho spesso constatato in altre occasioni, il loro ritmo è tutt’altro che regolare e, nonostante io stia viaggiando sul mio passo, più volte ci sorpassiamo a vicenda.

Al primo ristoro rischio di innervosirmi perché non raggiungo i bicchieri a causa del traffico che solitamente attornia i palloncini segnatempo. Fortunatamente un ragazzo mi allunga un bicchiere e riesco comunque a bere.

Sono già al ritmo obiettivo, 4.15 o qualcosa meno. Sono  partito direttamente a pieni giri e, da un rapido sguardo, la FC è altina. Decido di cambiare videata al Garmin per non farmi condizionare dai battiti (non li controllerò più fino all’arrivo).

Dopo i primi nervosi km (doppio sottopasso e cambi di direzione frequenti), mi trovo al Km 8 di fronte ad una discesa degna dei mondiali di sci: inserisco le mie abilità da discesista, guadagno terreno e approfitto per mettere tra me e il gruppo dei pacer una 20″ di secondi.

Il percorso scorre veloce e le gambe rispondono bene. Al Km 10 passo indenne un tratto di sterrato (che solitamente digerisco poco) e il gruppo pian piano si sgrana. Il mio passo è costante, qualche secondo perso nei tratti più complessi, ma anche la buona sensazione di riuscire a girare a 4.12-13 nei rettilinei che tanto mi piacciono.

Al Km 15 arriva la salita alla frazione di Montanaso, che avevo “studiato” guardando il percorso. A questo punto della gara non è una ascesa così semplice da affrontare, ma spingo e raggiungo il ristoro in cima per poi rifiatare.
Sento la fatica aumentare, al Km 17 è ora di stringere i denti. Non sto perdendo terreno e la cosa mi conforta. Mi ripeto che i Km mancanti sono pochi e posso tenere fino in fondo, ma la fatica prende il sopravvento. Al Km 19 sto meglio, sono riuscito a vincere la crisi e riprendo a girare bene. Da qualche chilometro vedo che ho circa 30-40″ di vantaggio sui 90″, e questo gap rimane invariato con il susseguirsi dei cartelli.

22302508938_5f6a69c466_oRaggiunto quello dei 20 è ormai fatta, ma l’ultimo chilometro di questa gara si presenta con una sorpresa: una salita spaccagambe di 400m che dobbiamo percorrere salendo sopra un marciapiede. Mi pianto, le gambe non vanno più, la testa dice che l’obiettivo comunque è raggiunto e mi esorta a rallentare. Ripenso a Pavia e a chi mi aveva detto “non si può vede l’ultimo chilometro di una mezza come il più lento della gara”. Con questi pensieri arrivo a fine salita e a sinistra si materializzano le transenne che portano a Piazza della Vittotia.

Spingo a fatica su questo tratto ancora in salita e con i ciottoli fino a che, a 300m dal traguardo, inizia il tappeto blu. Entro nella piazza in solitaria, due ali di folla a lato, chiamo l’applauso e il pubblico risponde, alzo le braccia al cielo, taglio la finish line e stoppo il cronometro: 1.29.09, che diventeranno 1.29.11 nella classifica ufficiale.

Ce l’ho fatta, sono nel club degli under 90

Di seguito il trailer, dove appaio dopo circa 40″, mentre sono a circa metà gara

CorriPavia Half Marathon, 4 Ottobre 2015

Il mio autunno sottotitolato “ritorno alla distanza amata: i 21”, fa la sua seconda tappa a Pavia, che arriva 3 settimane esatte dopo la disfatta (tattica più che altro) di Bologna.

Sono stato a lungo in ballottaggio tra Trecate e questa gara, più che altro perchè al momento dell’iscrizione sul piatto c’era da scegliere tra gara anonima ma veloce, oppure percorso piacevole ma più duro. Considerato che sarei stato alla 3^ settimana di preparazione per l’obiettivo finale (Busto), è stato quasi scontato dirottarmi su Pavia.

La giornata inizia in modo strano, nell’ora di strada che mi separa dal ritrovo ho una gran nausea, anche se non ho praticamente mangiato nulla per colazione, per evitare i miei consueti problemi di stomaco. In aggiunta, della tanto prevista pioggia non si vede nemmeno l’ombra. Cappellino, manicotti, sottomaglia, sacco per il pregara… restano nel borsone. Il clima è perfetto (16°) anche se l’umidità è elevata.

Alle 9.30 la gara parte, con la suddivisione in griglie che mi regala in questa occasione una posizione privilegiata nelle prime file. Primi 2Km malefici, completamente in discesa, che devo affrontare con il freno a mano tirato: non voglio ripetere Bologna, ho bisogno di certezze anche mentali e un nuovo crollo sarebbe deleterio per il resto della stagione. Sfrutto la discesa per non fare fatica tenendomi sul passo del 4.20 e lo mantengo per tutto il primo tratto del percorso, che si caratterizza per il doppio passaggio sul ponte coperto, simbolo della città.

ponte5

La prima metà della gara è tutt’altro che semplice: oltre al già citato ponte, è tutto un susseguirsi di svolte secche, strappi in salita e, nelle parti del centro di Pavia, fondo lastricato. Dal 6° chilometro aumento il passo, girando sempre leggermente sotto il 4.15 nei tratti regolari, e sui 4.20 nei passaggi più complessi. Nonostante questa fase poco lineare, riesco a tenere una media di 4.13 dal Km 5 al 12. Guardando a posteriori la traccia della FC, trovo netta la corrispondenza tra fatica e complessità del percorso fino a qui.

Dal Km 13, cambia la musica: lunghi rettilinei intorno al Naviglio Pavese, ideali per fare ritmo. Qui riesco a tenere il mio passo con meno difficoltà, anche se la fatica comincia a farsi sentire. Per un paio di passaggi ai cartelli, inizio anche a fare dei check veloci sul gap tra me ed il 90′: fino a metà gara notavo una certa corrispondenza, ma verso la fine il Garmin ha cominciato ad arrivare “in anticipo”, segno che la forbice si stava allargando pian piano. Negli ultimi 5Km devo stringere i denti: mi ritrovo da solo (dalla metà in poi guadagno 27 posizioni), perchè i sorpassi sono finiti, non riesco a trovare l’appoggio di nessun trenino e devo cavarmela in autonomia. Sento la difficoltà, ma il GPS dice che sono comunque a 4.15.
ImmagineManca l’ultimo Km, che mi riporta nel tratto percorso ad inizio gara, da percorrere questa volta in salita. E con il tanto amato pavè. Ad 1 Km dal traguardo mi rendo conto che il ’90 è inattaccabile, e che il PB è in ghiaccio. Penso a Lodi e affronto il complesso tratto finale concedendomi un po’ di respiro. Col senno di poi, scelta saggia, perchè sarebbe stato impossibile girare sotto i 4′ in quel punto e con il livello di fatica raggiunto.

Chiudo in 1.30.45, 14 secondi in meno di Pieve di Cento, in 110^ posizione (su oltre 900 partecipanti). Un tempo assolutamente imprevisto, dato che avrei scommesso per una trentina di secondi in più. Ma soprattutto, con la conferma che gli allenamenti stanno dando i risultati sperati, e la scelta di piazzare più gare in preparazione all’obiettivo finale sembra pagare.

Qui la traccia