Mezza Maratona delle Terre Verdiane, 28 Febbraio 2016

“Mi avevano detto che la gara arrivava a Busseto, e io ho capito che dovevo andare abbusso!”

Apro con una battuta scambiata post-gara con gli amici Bolognesi, un po’ a riassumere la mia terza partecipazione consecutiva alla gara di Salsomaggiore, dopo la 29k del 2014 e la mezza del 2015.

Alle Terre Verdiane per me è come sentirsi a casa: stesso albergo, stessa cena del sabato, stesse facce alla domenica mattina. L’organizzazione quest’anno è migliorata, restando comunque di livello più amatoriale che professionale, com’è giusto che sia. Il nuovo sponsor ha portato un po’ più di colore, un pacco gara più generoso rispetto al passato e qualche miglioria a livello di contorno che ha reso piacevole la giornata, come per esempio i numerosi punti audio a diffondere la musica del maestro a cui è intitolata la corsa.

A dire il vero, appena sceso dal mio albergo in Via Matteotti mi trovo subito una sorpresa: la partenza è arretrata di circa 200m rispetto alle scorse edizioni. Assalito dal tormentone che attanaglia ogni podista che si accinge a ritoccare il proprio personale (“avranno mica allungato il percorso?”), sfrutto il viale alberato per un paio di Km di riscaldamento con allunghi. Sensazioni non ottimali, la tenuta di gara è un incognita perchè non corro una mezza da 4 mesi (Busto) e solo 10 giorni prima ero a letto con l’influenza. Incredibilmente, il meteo ci grazierà, lasciando una finestra senza pioggia dalle 8 alle 11, a discapito di previsioni catastrofiche per tutta la mattina.

Alle 9.15, lo start. Partenza senza griglie, purtroppo, e il primo chilometro lo corro praticamente tutto sul marciapiede laterale, sfiorando il pubblico. Essendoci anche la 30 e la 42k, la presenza di podisti lenti nelle prime file e ancor più accentuata del solito. Intorno al secondo chilometro, comincio a respirare e correre senza dover aggiustare il passo in funzione degli altri. Il percorso lo conosco molto bene, i primi chilometri sono a pendenza favorevole, che va sfruttata cercando di non strafare. Sono poco dietro i Pacer delle 3h, nonostante stia girando sotto i 4.10 e loro dovrebbero essere dietro me. Chiudo i primi 4Km a 4.09 di passo, decisamente molto veloce.

Gli ampi viali che portano a Fidenza sono utili per cercare di lasciarmi alle spalle il gruppo dei Pacer, che continua imperterrito a martellare tempi troppo veloci per l’obiettivo che si è prefissato. Finalmente al Km 8 rallentano, e approfitto per sorpassarli. Il secondo parziale recita 4.12, più in linea con quanto avevo preventivato. Le gambe sono un po’ dure, non ho proprio idea di quanto riescano a tenere, anche se è sicuramente presto per avere presagi di questo tipo.

Siamo a Fidenza, il passaggio più bello dell’intera gara: qualche curva, un tratto sciagurato con ciottoli salvato dalla vista del Duomo e transito in centro con arrivo della 10Km. Approfitto del numeroso pubblico richiamando l’applauso, e ricevo una buona dose di incitamenti, insieme ad una scontata FCMax di giornata registrata esattamente in questo frangente. Al chilometro 10 passo a soli 50 secondi dal personale, giusto per aumentare il mio scetticismo sulla tenuta. Esco da Fidenza superando il sottopasso ferroviario con un ritmo di 4.13.

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Dal Km 13 arriva la seconda sorpresa di giornata: rettilineo infinito di quasi 2Km, anonimo, lungo la ferrovia e con un fondo misto tra asfalto e terra. A parte la sensazione da “io da qui non ci sono mai passato”, sale la mia consueta fobia da terreno irregolare. Faccio i 3 chilometri più lenti della gara (4.19 4.15 4.19) e sento che la benzina è probabilmente finita. Cerco con lo sguardo la fine di questo tratto maledetto, ma vedo in lontananza solo un passaggio a zig-zag con tanto di fettuccine e paletti di legno, nemmeno fossimo alla Cinque Mulini corsa qualche settimana prima. Finalmente si torna nell’abitato, non prima di aver passato un ponte con aderenza simile a quella di una pista di pattinaggio sul ghiaccio. I chilometri successivi mi restituiscono brillantezza (4.10 4.10) e la consapevolezza che la mia non era stata stanchezza ma solo un rallentamento dovuto al fondo irregolare.

Rinfrancato, comincio a fare qualche conto e pensare alla distanza residua. Sono ormai 5 i chilometri mancanti, il tempo è in linea per battere il personale e non ho assolutamente voglia di venire via senza nulla in tasca. Cerco di agganciare un gruppetto di 4 persone che sembra andare al mio ritmo, ma resisto con loro solo un paio di chilometri. Al 18 ho un altro piccolo calo, ma reagisco bene anche questa volta. Mi conforta vedere che anche in difficoltà riesco a stare sui 4.15, sono più lento della prima parte, ma di fatto non perdo nulla.

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Essendo cambiato il percorso, non ho idea di dove sia il cavalcavia che passa l’Autostrada, perchè comunque Fontanellato è oltre la A1. L’ultimo ostacolo si manifesta esattamente in prossimità del cartello dei 20: ovviamente il passo si alza, ma riesco a mantenere lucidità ed allungare sulla parte successiva in discesa. Manca meno di 1 chilometro e ho il personale in tasca. Raggiungo di slancio un podista, un po’ in difficoltà. Scambio qualche parola e lo sprono, facciamo praticamente gli ultimi 800 metri insieme dove, senza forzare, mi godo la prestazione e inquadro bene i fotografi di giornata. Arrivo in salita a fianco del castello di Fontanellato, con ultimo chilometro a 4.12

Il tempo finale è decisamente migliore di qualsiasi previsione avessi potuto fare: 1.28.31 è 40 secondi in meno del cronometro registrato a Lodi, ad Ottobre. Chiudo in 98^ posizione (su 552).

Sulla carta questa gara doveva essere un primo test in vista di Ferrara (20 Marzo), ora il difficile sarà capire se il risultato sia scaturito dalla fatidica giornata di grazia oppure se ci sono ancora margini di miglioramento. Una cosa è certa: lascio Fontanellato con molte più certezze di quelle che avevo la vigilia.

Qui la traccia

84^ Cinque Mulini, San Vittore Olona

“Finchè non corri la Cinque Mulini, non ti rendi conto di cosa sia un cross!”

31 gennaio, mi trovo con Francesco al parcheggio del Castello di Legnano (che bella location per un riscaldamento pregara!), e ci dirigiamo insieme al ritiro pettorali, dove quest’anno è stata spostata intelligentemente tutta la logistica della gara. Il tempo di salutare Alex, che ho rivisto piacevolmente dopo tanto tempo, ed è ora di partire.

24439316290_0aeb8c79b5_oIl percorso è il luna park del runner: giro di lancio all’interno di un vero e proprio “stadio del cross”, uscita sulla strada (dove ottimi tappeti hanno attutito alla perfezione l’impatto delle chiodate con il suolo), primo campo con 3 fossati in serie da saltare, per poi lanciarsi nella seconda parte del percorso, forse la più spettacolare. In serie si affronta una discesa su assi di legno, una salita mortifera (il depliant parla del 24% di pendenza!) seguita da un tratto sabbioso e poi il tanto agognato doppio passaggio nei Mulini storici. Una volta arrivato all’interno, avrei tanto voluto fermarmi per vedere meglio lo spettacolo, ma dopotutto ero sempre in gara, anche se del piazzamento mi interessava poco! All’uscita dei Mulini si torna nel campo per rifare l’ultimo tratto con strappo in salita, passaggio all’interno della Fattoria e poi nuovamente giro nello stadio del Cross.

Come nelle altre campestri, ho fatto più gara sull’uomo che sul passo e, nonostante abbia spinto poco nella parte finale, sono riuscito comunque a chiudere in progressione sulla posizione, dal 155° posto del giro di lancio al 132° finale, il tutto in linea con le recenti prestazioni di questo tipo, come al Campaccio o al Cross di Cinisello.

Tornando alla prefazione di questo post, quella che a prima vista sembra una di quelle frasi che si sentono tutti i giorni, la classica chiacchiera da bar di chi si fa portatore di una verità assoluta, è invece esattamente la prima cosa che ho pensato quando ho tagliato il traguardo domenica mattina a San Vittore Olona: 6Km di puro godimento, senza mai avere la voglia di guardare il cronometro, per non distogliere lo sguardo da quello che il percorso ha proposto.

Impeccabile anche l’organizzazione, il percorso ben articolato, i servizi tutti presenti, oltre alla sorpresa di avere anche un pacco gara e la medaglia di finisher (cosa più unica che rara in un Cross). Menzione d’obbligo anche per il pubblico, veramente numeroso lungo tutti i 2800 metri della Cinque Mulini, quasi al punto di dimenticare che siamo in Italia.

Per questa stagione, le gare di cross sono finite, ed è probabilmente anche il modo migliore di terminare il ciclo (6 negli ultimi 3 mesi). Ora si torna con la testa sulla strada, le 21k sono dietro l’angolo.