Maratonina di Calderara di Reno, 30 Ottobre 2016

Dopo diversi mesi alla scrupolosa ricerca di gare da fare esclusivamente se presenti nel calendario e con omologazione FIDAL, ho deciso per una volta di dare retta alla comodità, al percorso e al prezzo. Più volte in passato avevo adocchiato questa gara in quanto logisticamente molto comoda con la mia “base” di appoggio di parecchi weekend.

La misurazione del percorso è comunque garantita dal fatto che in passato la gara sia stata FIDAL e che, come UISP, quest’anno era pure valevole come campionato provinciale. Prima del via, recupero, insieme a Francesca, i corposi pacchi gara per il premio di categoria (10° per me, 4° per lei) conquistati alla CentoPassi qualche settimana prima.

Dopo un riscaldamento passato a litigare con i sempre più frequenti problemi del mio Garmin 310xt (ormai prossimo al pensionamento), mi porto nei pressi della linea dello start, di fronte al primo episodio “Fantozziano” di giornata: ci viene annunciato che il percorso sarà aperto al traffico (poco male, mi è capitato più volte di trovarmi in una situazione simile, anche alla recente Pisa Half Marathon), ma la cosa più bella è che il gruppo (450 partenti) viene compresso in un’unica carreggiata perchè dall’altro lato continuano a passare macchine. Posso capire che sia un problema bloccare il traffico per una gara, ma almeno per i 10 minuti del via, si potevano far dirottare le macchine altrove.

Il percorso è sulla carta fantastico: rettilinei infiniti, pochissime curve, dislivello zero e due giri di pari lunghezza. Parto subito in posizione avanzata (anche per assenza di real time) e imposto un passo sostenuto: dovrei stare sui 4.15 per puntare al 90′, ma le gambe sembrano girare molto bene, tant’è che, quasi senza accorgermene, al Km 9 sono a 4.10 di passo medio, mettendo quindi “in cascina” una quarantina di secondi sotto al target di giornata. E’ proprio nel passaggio ai chilometri 9 e 10 (coincidenti con la parte finale del primo giro) che sento i primi segni di affaticamento, uniti ad un leggero vento che infastidisce, nel tratto più esposto del percorso.

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Decido, mentre percorro per la seconda volta il lungo rettilineo del via, di prendermi un “lap” (come al solito corro impostando il Garmin ogni 4Km) senza spingere, visto il vantaggio accumulato. La strategia sembra funzionare, perchè transito comunque al Km 16 con una proiezione che mi può portare addirittura sotto l’1h29. Spingo anche al Km 17 girando in 4.09, ma al 18° arriva puntuale il mio calo, sempre intorno all’ora di gara. In questa occasione c’è però una piccola novità per me: ho un affaticamento muscolare molto evidente, quasi fossi al 35° di una maratona. Muscoli duri, conseguente fatica a spingere. Per un attimo penso: “il personale non lo puoi comunque fare, puoi girare anche a 4.30 e portare a casa un sub 90′”. 18, 19 e 20 sono in leggero calo (4.18 4.22 e 4.25), perdo circa 20 secondi ma continuo a lottare nonostante le difficoltà muscolari. Sono all’ultimo chilometro, stringo i denti, provo a rilanciare un paio di volte l’azione di corsa superando un paio di runners, ma vengo poi recuperato da uno dei due a 200 metri dalla fine.

Faccio gli ultimie 1100 metri a 4.17, ho dato tutto quello che ho, e di più non riesco a spingere. Butto un occhio al cronometro mentre taglio il traguardo, e registro un insperato 1.29.21. Col senno di poi avrei potuto finire sotto l’1h29, ma non ero assolutamente certo di poter staccare un tempo così ampiamente sotto i 90′. 51° posto assoluto in classifica (peccato per il sorpasso subito nel finale) ed un ottimo 6° posto di categoria (su 22).

Il giudizio sulla gara, al di là del risultato? Sicuramente rivedibile: 2 ristori piazzati in maniera assurda (uno all’interno di un distributore di benzina, l’altro tra due alberi, ed in entrambi i casi senza volontari ad allungare i bicchieri), auto ovunque sul percorso, con una sensazione generale di aver corso un lungo di 21Km autogestito, su una strada di campagna. Un vero peccato, perchè il percorso è di quanto più veloce non si possa chiedere, e le docce calde all’arrivo sono state veramente gradite. Insufficiente anche il ristoro finale nella palestra, passato al setaccio già un’ora prima dai primi camminatori dell’alba.

Qui la traccia

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5 pensieri su “Maratonina di Calderara di Reno, 30 Ottobre 2016

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