Mezza Maratona di Gallarate, 29 Ottobre 2017

Da tanto tempo non arrivavo ad una gara con così tanta pressione come in questa occasione. E’ una bella sensazione, nonostante l’ansia che sale già dall’inizio della settimana di gara possa essere vista con un’accezione negativa.

Dopo mesi di allenamenti, chilometri macinati, e sveglie al mattino presto, c’è la consapevolezza di poter far bene: sento di avere nelle corse una prestazione che mi possa portare quantomeno a ritoccare il Personal Best di Ferrara 2016, e questo mi porta a Gallarate con una buona dose di fiducia. Il percorso è leggermente cambiato, sulla carta per ridurre le difficoltà di dislivello della prima edizione, ma resta comunque per me inedito, dato che nell’anno del debutto avevo corso solo la distanza ridotta, in preparazione alle mezze autunnali di Calderara e Busto Arsizio.

Terminato il riscaldamento in compagnia di Andrea e Francesca, mi dirigo con un certo anticipo in griglia di partenza. Non ci sono suddivisioni in base al tempo, e voglio garantirmi una posizione comoda al via. La tattica di gara pianificata in partenza è quella di spingere nella prima parte, sfruttando i km iniziali molto scorrevoli e con poche curve, per poi giocare in difesa nell’ultimo terzo del percorso, dove salite e curve presenteranno il loro conto.

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Allo sparo il gruppo si sgrana molto velocemente e senza intoppi, i vialoni di Gallarate sono ampi e le gambe, ancora fresche, girano senza problemi. Il primo check dal 4° Km, dice 4.07 di passo. Fin dai primi metri di gara sono molto vicino a Raffaele con cui, senza particolare premeditazione, correrò fino alla fine. Ci troviamo in un gruppo di 5-6 persone, c’è tempo anche per scambiare qualche battuta, insieme a Serena (terza donna all’arrivo) e ad altri. Al km 8 il passo medio è di 4.06.

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Immessi nella zona industriale, tanto brutta quanto scorrevole, c’è la possibilità di impostare il pilota automatico, senza grossi pensieri di svolte improvvise. Anche qui riesco a tenere il passo regolarmente (4.09 dal 9° al 12°) , perdendo qualcosina solo nel primo sottopasso, dei 5 previsti in giornata. Un breve calcolo cronometrico mi fa capire che, anche girando a 4.15 fino al traguardo, sarei in linea con il personal best. In aggiunta, anche se ormai posso dire che sia una certezza, i cartelli chilometrici anticipano sistematicamente il mio Garmin, e quindi so di avere un tesoretto aggiuntivo di qualche secondo.

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Arriva il momento di soffrire: dopo un primo assaggio di salita tra i Km 13 e 14, riprendo il passo nella successiva discesa, mettendo così in cassaforte altri 20 secondi nel quarto parziale di giornata. A 5000 metri dal traguardo, con il personale ormai in tasca, si tratta solo di stringere i denti e non farsi sopraffare dalla salita. Sempre gomito a gomito con Raffaele, affronto 17° e 18° calando nel passo e perdendo qualche metro da lui. Inizia il dislivello e dopo una prima curva ho un attimo di sollievo, convinto che l’asperità sia già terminata, ma dopo la successiva svolta a destra arriva il tratto più duro, così da correre il 19° Km a 4.22, il più lento di giornata. Nemmeno il tempo di riprendere fiato che una curva secca a sinistra ci immette sull’ultimo cavalcavia di giornata, lo stesso che avevo affrontato un anno prima. La fatica è parzialmente compensata dalla consapevolezza che manca ormai poco, unito al fatto che nell’ultimo tratto il mio Garmin abbia “perso” ancora qualche metro tra le numerose svolte e che quindi il mio ritmo sia peggiorato meno di quello che il display voglia farmi credere.

Ultima rotonda, focalizzo il rettilineo finale ma, quando sono ormai pronto per lo sprint, noto una variazione rispetto al precedente percorso: per raggiungere la distanza di gara, è stato inserito un passaggio su un rettilineo con giro di boa finale. Dopo l’inversione a U mi lancio verso gli ultimi 300 metri (l’ultimo chilometro risulterà corso a 3.57 di passo), il tempo di posare per una foto per l’amico Alessandro, di dare il cinque al resto della famiglia, posizionata a 30 metri dal traguardo e passare sotto il gonfiabile, in 1 ora 26 minuti e 42 secondi, sgretolando letteralmente il mio miglior tempo precedente.

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I successivi 2 minuti, dopo un abbraccio con Raffaele e i reciproci doversi ringraziamenti, li passo seduto sul marciapiede, a piangere a dirotto come un bambino, come non mi capitava da diverso tempo. I mesi di fatica sono finalmente ripagati, e con gli interessi.

Qui la traccia

Due parole sull’organizzazione: per quanto sempre molto volenterosa e dagli sforzi encomiabili, l’Atletica Casorate dimostra di dover lavorare ancora un po’ per eventi di portata maggiore, come questo. Troppe volte ci siamo trovati a dover evitare auto che si immettevano sul percorso (sia negli incroci presidiati che in quelli lasciati liberi), i ristori non ben disposti e con personale a sufficienza (anche se, fortunatamente, non ne ho avuto bisogno), l’accesso alla palestra da un’unica porta stretta e la doccia fredda negli spogliatoi, sono punti sicuramente da migliorare. Se poi ci mettiamo la sfortunata (?) disavventura dei nomi sui pettorali, stampati senza corrispondenza, il gioco è presto fatto. Fantastico invece il pacco gara.
Si ringraziano Arturo Barbieri e Dario Antonini per le splendide foto.

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5 pensieri su “Mezza Maratona di Gallarate, 29 Ottobre 2017

    • Grazie per i complimenti!
      Vengo spesso nel Bolognese, ma non credo di fare mezze maratone in dicembre. Se capito quando c’è qualche cross, lo farò sicuramente. Oppure il 26/12 alla Podistica di Santo Stefano, sono 3 anni che non manco!

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