Cross del Campaccio, 6 Gennaio 2018

Come capitato spesso negli ultimi anni, il debutto agonistico non può che essere a San Giorgio su Legnano, il 6 gennaio. Diverse le novità di quest’anno, a partire dal debutto ufficiale con i nuovi colori della Cardatletica, anche se la canotta sociale aveva fatto la sua apparizione alla ParkRun di Tolosa 7 giorni prima.

Dopo il periodo di scarico che ha seguito la Maratonina di Busto, la mia preparazione ha ripreso subito ritmi elevati, con qualche campestre ed un paio di test abbastanza convincenti, come quelli della prima edizione del Trofeo Via Larga a Bologna e della classica di Santo Stefano a Sant’Agata Bolognese.

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L’obiettivo di giornata è quello di fare un buon allenamento, con un occhio al cronometro, cercando di migliorare la prestazione del 2016. Le gambe non sono in una situazione di freschezza, dopo la settimana di vacanze nel Sud della Francia, senza interruzione degli allenamenti, e il carico dei primi giorni dell’anno. Il meteo non è quello delle edizioni precedenti, dove il sole aveva riscaldato il prato ed pubblico di San Giorgio su Legnano: pioggia debole e clima molto umido rendono l’atmosfera che ci si aspetta a contorno di un cross.

Al via, parto a ritmo molto sostenuto, forse troppo, tant’è che dopo 500 metri sono sotto il 3.50 di passo medio. Considerati i precedenti e vista la lunghezza della gara, rallento il passo e cerco qualche riferimento conosciuto tra i concorrenti, che però fatico a trovare.

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Passo al primo giro con una discreta dose di stanchezza come bagaglio da trascinare per i 2 passaggi seguenti. La fase centrale di gara è quella della gestione, che durante i cross risulta essere particolarmente scarsa come esito: al salire della fatica le sensazioni peggiorano, e la consapevolezza di avere ancora una discreta quantità di strada da fare prima di completare il compito di giornata, incrementa in maniera esponenziale i brutti pensieri. Supero per la seconda volta il rettilineo della pista di atletica sotto le tribune, quando la campanella del giro finale sembra volermi risvegliare dal torpore degli ultimi minuti.

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Con le gambe decisamente stanche, cerco di tirare fuori quel poco che è rimasto: qualche sorpasso, nei confronti di chi è ancora più stanco di me, alza il morale. Affronto per l’ultima volta la zona delle salite (la più complessa del percorso), sentendo per l’ultima volta l’incitamento di Omar, Giuseppe e del sempre presente Alessandro, che non hanno mai fatto mancare il loro supporto durante tutti e 3 i passaggi. Un altro sorpasso a 600 metri dalla fine, prima di lanciare una volata d’altri tempi (finale a 3.36 per il GPS!) per conquistare l’ultima posizione di giornata, che non riesco a portare a casa per pochi centimetri, ma che mi regala un piacevole scambio di complimenti con l’avversario di fine gara. Chiudo la mia fatica in 24.58, con un terzo giro in progressione, che ha fatto dimenticare la piccola crisi dei chilometri centrali.

Qui la traccia

Ringrazio per le foto Alessandro Marcandalli e Antonio Capasso

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