London Marathon, 28 Aprile 2019

No, non ci avrei mai scommesso ad un mio ritorno alla distanza regina, ma il destino ha deciso che la più improbabile delle casistiche (“tornerò a correre una Maratona quando mi estrarranno al Ballot di Londra”) si concretizzasse, lasciandomi poca scelta sulla decisione da prendere.

La preparazione studiata da coach Andrea è andata molto bene, sia sul piano fisico che su quello psicologico, che era l’aspetto che più mi spaventava all’inizio. Un mix equilibrato di velocità e resistenza che oltre ad avermi accompagnato alla gara, mi ha permesso di passare i 4 mesi di allenamenti arrivando raramente in situazioni di carico eccessivo, divertendomi e chiudendo positivamente i test domenicali sulla lunga distanza.

Arrivo al giorno della gara come meglio avrei voluto: l’influenza della penultima settimana smaltita completamente, il picco di allergia primaverile svanito una volta che mi sono ambientato al clima Londinese, mentre dell’infiammazione al fianco destro ho solo un vago ricordo sbiadito. Come previsto, il giorno della gara le gambe non sono propriamente riposate, come risultato delle sfacchinate per ritiro pettorali, gita a Windsor e visita del Parlamento nei giorni precedenti. Devo però aggiungere che al via della gara, e durante la stessa, tutto questo non si è fatto minimamente sentire.

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Correre una Major, si sa, non è semplice anche per via della logistica. Devo uscire di casa 3 ore prima della partenza, raggiungere la Metropolitana e poi prendere il treno. Già arrivato a Belsize Park, la stazione dell’underground più vicina all’appartamento, respiro l’aria del grande evento. La città è silenziosa, ma è la classica situazione da quiete prima della tempesta (anche se in questo caso sarebbe meglio dire “della festa”), e gli addetti ai tornelli di accesso ti sorridono ed incitano quando mostri loro il pettorale per accedere gratuitamente ai treni. La mia fermata è lontana dal caos, saliamo sulla carrozza in 3 (ovviamente tutti Maratoneti) ed iniziamo a parlare tra noi di quello che ci aspetta. Nel giro di poche fermate saliranno sempre più persone, fino allo smistamento previsto a London Bridge Station, dove nella sala centrale sono stati addirittura allestiti dei punti raccolta differenziati per area di partenza (la gara ha 4 starting zone diverse), per indirizzare le persone nella giusta direzione. E da qui che comincio a capire che l’organizzazione è veramente di altissimo livello. Salgo sul mio treno diretto a Blackheat, che raggiungerò circa 10 minuti dopo, sorprendendomi nel trovare sulla banchina della stazione una serie di tavoli con banane a disposizione per tutti. Qui dopo qualche minuto di attesa riesco a trovarmi con Nico, nonostante qualche peripezia causata da un “sono a fianco dell’uomo vestito da ananas”, per scoprire che c’erano almeno 5-6 persone vestite in quel modo…

Ci dirigiamo verso la Blue Zone, che è la nostra partenza. A prima vista sembra di arrivare in un’area concerti vastissima: un prato enorme, con un tendone centrale per cambiarsi (e ripararsi dal freddo, vista la temperatura non proprio clemente) e i camion per il deposito borse. Dopo esserci preparati per la gara e coperti accuratamente con una tuta da imbianchino della linea moda primavera-estate 2019, riusciamo ad incrociare Gaetano (6 Major per lui, solo applausi!) per una foto e dirigerci in griglia. I 25 minuti che ci separano dallo start scorrono velocemente, ridiamo e scherziamo e passiamo sotto il via 10 minuti dopo lo sparo, constatando che Mo Farah sarà già stato ben oltre il km 3.

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I primi 10km: “Humps!” e Cutty Sark – Dopo aver superato la linea di partenza io e Nico riusciamo a correre subito senza troppo traffico. Il tempo di richiamare l’applauso del pubblico per un paio di volte, e Nico si stacca da me, perchè il suo ritmo gara è più prudente del mio. Rimasto “solo”, inizio ad immergermi nel clima di gara: intorno a me c’è una festa, sin dai primi metri ci sono centinaia di persone ammassate ai lati della strada, che non smettono mai di incitare. Le gambe sono reattive e non affaticate, galvanizzato dalla situazione rispondo ad ogni incoraggiamento, al punto che gli addetti (2 per ogni dosso) che urlano a distanza di pochi secondi “Humps!” per avvertirci del pericolo sembrano quasi messi lì per dare il ritmo alla corsa. Al Km 7 passiamo per Cutty Sark: una curva a U in corrispondenza del veliero trasforma il percorso in un’arena da stadio, con un tifo assordante che manda in secondo piano le difficoltà causate dal restringimento di carreggiata, stretto al punto di costringermi addirittura a camminare per qualche metro.

Dal 10° alla mezza: Pit-Stop e Tower Bridge – L’unica nota dolente di questa prima parte di gara è data dal mio stomaco. Ogni 10 minuti circa, sento delle fitte addominali che durano una trentina di secondi. Situazione capitata un paio di volte durante gli allenamenti degli ultimi mesi e che quindi conosco bene. In aggiunta, l’acqua bevuta prima del via, unita alla temperatura di giornata, presenta inevitabilmente il conto così, dopo un paio di Toilet zone superate per studiarne l’utilizzo cronometrico migliore, al Km 13 riesco a mettere a fuoco un bagno libero e fiondarmi all’interno. Nonostante tutto, l’operazione mi costa circa 1 minuto di tempo. Per rimettermi in ritmo spingo maggiormente per qualche chilometro, prima di arrivare alla svolta a destra del Km 20, che apre la visuale sul maestoso Tower Bridge, invisibile al percorso di gara fino a quel punto. L’emozione è forte, la gente tantissima. Quasi rallento per godermi meglio quel passaggio, unico nel suo genere. La sorpresa finale arriva all’uscita dal ponte: 300 metri dopo c’è l’ultimo tratto del senso alternato di gara, e davanti a me si palesa Mo Farah con la sua splendida azione di corsa. Questione di pochi secondi, a l’avrei mancato.

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Dalla mezza al 30°: Canary Wharf – Passo a metà gara sotto l’ora e 41, in linea con le previsioni di ritmo. I dolori addominali persistono e ormai ho capito che me li dovrò portare fino al traguardo. Nonostante la fatica supplementare riesco a tenere bene il passo, mentre siamo sul rettilineo che porta a Canary Wharf. Anche su questo tratto non manca il tifo, tantissime persone che danno il “5”, grandi e piccini. Alcuni bambini offrono caramelle gommose, altri improvvisano ristori aggiuntivi allungando bottiglie d’acqua ed integratori. L’atmosfera è speciale, per alcuni momenti sembra quasi che la Maratona la stessimo correndo tutti insieme, pubblico e concorrenti. Arrivati a Canary Wharf ci immettiamo nel tratto più nervoso della gara, tra tunnel e svolte continue. I grattacieli alti tolgono luce e abbassano la temperatura, torno ad alzare i manicotti per coprire le braccia, dopo averli abbassati 20 km prima. Verso il 28° sento un indurimento all’altezza del vasto laterale, da entrambi i lati. Al momento ci faccio poco caso, perchè è un punto dove in precedenza non ho mai avuto problemi di nessun tipo, invece con il passare dei minuti questa situazione peggiora e limita pesantemente la mia azione di corsa, oltre che il passo di gara.

Dal 30° al Traguardo – Stringo i denti rallentando per qualche km. Sono parzialmente rinfrancato dai passaggi cronometrici che rilevo ai cartelli, dato che il fido Race Screen dell’orologio mi restituisce ancora una buona proiezione a 3h24, non distante dal braccialetto che indosso sul posto opposto, che indica i passaggi per chiudere in 3h25. Nel lunghissimo rettilineo che mi separa dal traguardo cerco di godermi l’ultima ora della festa: ai lati i cartelli di incoraggiamento (da segnalare i migliori con: “you’re doing better than our government”, “if Trump can run America, you can do this one” oppure quelli dei bambini con “tap here to gain more power”), mentre tra il percorso di gara non è raro trovare i costumi più improbabili, tra i quali spiccano un rinoceronte e un Big-Ben-Man. Potere delle Charity, vero cuore pulsante della London Marathon.  Transito al Km 37 in 3 ore esatte, e da lì in poi ad aiutarmi sarà solamente la testa. Il tempo fino a quel punto è letteralmente volato, tra l’alternanza dei cartelli chilometrici e quelli del sistema imperiale non mi sono reso nemmeno conto di quanta strada avessi già fatto. Gli ultimi 5Km sono fisicamente molto probanti, ma la mia testa, stranamente visti i miei precedenti, non molla. La distanza mancante non la sento come un problema, so che gli allenamenti che ho fatto mi porteranno in fondo senza crollare o dovermi fermare, il tutto confermato da una frequenza cardiaca mai in difficoltà per tutta la gara. Dal 38° Km entro nella zona di Westminster: il mio pensiero principale e quello di riuscire a vedere Francesca e Lara tra la folla. La situazione muscolare non mi permette troppi spostamenti laterali sulla carreggiata, quindi gioco il jolly spostandomi sulla destra e sperando di trovarle da quel lato. Ad un Km dal traguardo svoltiamo, lasciandoci il Tamigi a sinistra, in corrispondenza del Parlamento, visitato 24h prima. Subito dopo la curva, riesco a vedere le mie due donne a lato, mi disinteresso completamente della gara e vado verso di loro per salutarle ed abbracciarle. Dopo qualche secondo di stop riparto ed affronto gli ultimi metri di percorso, scanditi da cartelli ogni 200m. A 600 dal traguardo rivivo la sensazione provata in precedenza sul Tower Bridge: rallento leggermente, sento che la festa sta per finire ma, nonostante sia fisicamente provato, voglio che duri il più possibile. Si gira verso Buckingham Palace, mi affianco ad un runner per fare comparsa nel suo video, dato che sta filmando i suoi ultimi metri inquadrandosi con la Go-Pro, e giro sul Mall per i 200 finali. Il tempo di prendere la bandana sociale e di alzarla, ed il traguardo è subito lì. Scoppio a piangere, scarico la tensione e l’overdose di emozioni concentrate in così poco tempo. Anche a gara finita gli addetti continuano ad incitare, “you did it!” esclamano mentre ti mettono la medaglia al collo.

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Qualche secondo dopo mi giro e vedo Nico. Incredibile come ci siamo ritrovati 3 ore e 29 minuti dopo esserci lasciati, in mezzo a così tanta gente, senza darci appuntamento.
Il tempo per me di una pausa al bagno (che sarà solamente la prima di una due giorni di recupero abbastanza complessa a livello di stomaco) per ritrovare anche Stefano, e scattare la foto di rito dei cadaveri con la medaglia al collo. Anche questa volta, ce l’abbiamo fatta!

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Ora posso dire con certezza che finire una Maratona è soddisfacente, ma finire una Major è uno step ulteriore!

 

Podistica di Santo Stefano, Sant’Agata Bolognese 26 Dicembre 2018

A Natale le tradizioni vanno rispettate, su questo non ci piove.
Ecco perché ormai mi sento quasi in dovere di presentarmi alla punzonatura puntuale alle 9.15 del 26 Dicembre a Sant’Agata Bolognese.
Una gara diventata ormai routine per me, che cade esattamente nel periodo in cui si riprende a fare ritmo dopo la meritata pausa al termine delle mezze maratone autunnali. Una distanza “spuria” (cit.) di 8Km che impegna il giusto, e che aiuta a smaltire le scorie delle mangiate del periodo festivo, anche se devo dire che quest’anno sono riuscito ad uscirne abbastanza indenne.

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Dopo la bella prestazione del 2017, ultima in maglia Atletica Palzola prima del cambio societario, quest’anno mi trovo al via convinto di non poter ottenere granché a livello cronometrico, dato il mese di ferie (leggasi lenti) che mi sono preso per staccare un po’ dopo il carico di 4 mesi pesanti. Riscaldamento piacevole in compagnia di Riccardo e degli amici ghepardi del Team Melito, per poi spostarmi in zona partenza in svolazzini, incurante della temperatura poco sotto lo zero.

Nel giro di perlustrazione mi sono accorto di uno spiacevole inconveniente: quest’anno non sono presenti i segnali chilometrici lungo il percorso. Provo un po’ di disappunto, perché sono ormai abituato a lappare manualmente guardando sempre meno il GPS, ma a questo punto ci sono poche soluzioni: correrò comunque senza lap automatico e andrò ancor più a sensazione del solito, tenendo a vista solamente (l’ipotetico) passo medio complessivo.

Lo start nella bella cornice della piazza centrale di Sant’Agata (per i cultori del genere, il teatro delle riprese di “Bar Sport” di Benni) è puntuale e da subito c’è da sgomitare per prendere spazio prima della pericolosa curva a gomito dopo 500m, unica vera preoccupazione di un percorso scorrevole e veloce, di 2700m, da ripetere 3 volte prima di concludere la gara. L’avvio sprint mi porta a girare a 3.51 nel primo km, decisamente oltre il passo previsto. La cosa però strana e, per certi versi preoccupante, è che sento l’ossigeno mancare già dopo 6-7 minuti di gara. So che la mia asma con il freddo si fa sentire maggiormente, ma è veramente presto per andare già in difficoltà respiratoria. Provo a mollare la presa nel secondo chilometro e transito sul traguardo, quando la situazione sembra migliorare. Rinfrancato, riprendo a spingere e scopro piacevolmente di avere freschezza nelle gambe. Gli accorgimenti sulla postura in atto da un paio di mesi fanno il resto, e riesco a concludere un secondo giro ancora migliore del primo. Nell’ultimo passaggio qualcosa devo pagare per forza, ma gli ultimi 3km di gara sono comunque un progressione (3.58 3.56 3.54). Chiudo inaspettatamente in 31.31 a 3.55 di media, 2 secondi sotto il tempo del 2017 che tanto mi aveva fatto gioire, e girando senza mai toccare i 4’/Km.

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Qui il percorso

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Memorial Cardinelli, Pontelagoscuro (FE) 25 Novembre 2018

Sicuramente 2 mesi fa non avrei assolutamente pensato di ritrovarmi al via di una Mezza Maratona al 25 di Novembre. Il mio programma prevedeva di trovarmi già con la testa vuota da obiettivi e ripetute, pensando esclusivamente a divertirmi con gli amati cross di fine autunno.

Invece, dopo la Maratonina di Busto Arsizio, si è deciso di sfruttare fino in fondo quella forma costruita giorno dopo giorno, in una preparazione iniziata ormai da 4 mesi, durante le vacanze estive. Trovandomi a Bologna per il weekend la scelta è quasi istantaneamente caduta su questa bella mezza maratona, già corsa nel 2016, che mi aveva positivamente impressionato per organizzazione ed un percorso tutto sommato veloce e adatto ad un ultimo tentativo cronometrico stagionale. L’ampio numero di premiazioni categoria è stato infine uno stimolo in più per iscrivermi alla gara.

Nonostante le previsioni meteo per tutta settimana dichiarassero una mattina con 8° e cielo sereno, nelle 24 ore precedenti la situazione è improvvisamente cambiata, al punto che per proteggermi dalla pioggia l’unica soluzione è stata quella di indossare un cappello rosa fluo (gentilmente prestato da Francesca), dato che non avevo portato altro con me da casa per l’evenienza. In aggiunta alla pioggia, anche un vento freddo, che mi ha spinto saggiamente ad indossare anche un sotto maglia, oltre a manicotti e guanti.
Il warm-up è lungo, data la bassa temperatura ho bisogno di qualche minuto in più per scaldarmi, e alle 9.30 sono nelle prime file in partenza.

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Al via cerco di impostare una tattica simile alle due gare di Correggio e Busto Arsizio, evitando però di fare passaggi troppo vicini al 4’/Km, per arrivare alla seconda metà più brillante rispetto ai precedenti tentativi. Si corre tutto sommato bene: nei primi 10Km, dove si passa prima nel Parco Urbano e poi a ridosso delle mura di Ferrara, più di una volta devo togliere il piede dall’acceleratore: controllo molto bene il passo e giro costantemente tra 4.03 e 4.07, transitando al cartello dei 10 in 40.46, in linea con quanto pianificato.

Le sensazioni sono buone e non mi sento per nulla affaticato. Gestire nella prima parte di gara mi ha portato ad essere decisamente più fresco rispetto alle ultime esperienze. Rinfrancato da questa situazione, riesco a trovare anche un buon gruppo di 4 persone che viaggia sul mio ritmo, e mi aiuta anche a stare più coperto in un tratto dove il vento si fa sentire particolarmente. Giro regolare fino al 15° Km, quando sono io ad allungare perchè nel gruppo un paio di persone sono in difficoltà. Dopo aver guadagnato qualche metro, recupera su di me anche il ragazzo che era più fresco di tutti, e allunga. Cerco di stargli dietro, ma sta andando in decisa progressione e non riesco a prendere il gancio. Arrivato al 16° ho circa una quarantina di secondi da difendere per essere in linea con il personale: so per certo di doverne perdere 20 nella salita all’argine del fiume, che tanto mi aveva fatto “male” due anni prima, gli altri invece me li devo conquistare tenendo il coltello fra i denti. Arriva il momento clou: seguendo perfettamente la lezione del coach (“tieni la cadenza ed accorcia il passo”) arrivo in cima senza patire troppo, e giro il 17° in 4.21. Devo adesso ripartire, rilancio l’azione puntando la seconda donna, circa 30 metri davanti a me, praticamente da 10km. Fatico ma non brillo, riuscendo solamente a fare un 4.11 al 18°. Mi accorgo nei due km successivi che la difficoltà dell’argine consiste nel fatto che non è assolutamente in piano, ma è una leggera e continua ascesa fino al Km 20. Il 19° è in 4.16, il 20° in 4.15. Il personale è sfumato, ma mi sono promesso di dare tutto quello che c’era fino al traguardo, anche perchè oggi ci si gioca un posto nelle premiazioni di categoria, ed anche un singolo sorpasso può essere importante. Dopo 5Km torno a girare a 4.07, ed il finale in paese è in continua spinta. Taglio il traguardo in 1.27.05, a 20 secondi dal personale, ma con la sensazione di aver dato tutto quello che c’era: gli ultimi 3Km sono stati veramente critici a livello muscolare e l’umidità a livelli massimi mi ha portato al limite dei crampi. Il piazzamento di categoria è soddisfacente (11° M40, quando prima della gara mi ero pronosticato una classifica intorno al 13-14°) ed il premio pure, che unito al pacco gara (asciugamano + cibo + medaglia) mi fanno tornare a casa decisamente contento della mattina passata sotto la pioggia.

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Ottima come sempre l’organizzazione, con l’unica pecca finale delle docce fredde a fine gara. Mancanza pienamente giustificata dal blackout capitato in tutta Pontelagoscuro a causa del maltempo, tant’è che una volta all’arrivo avevo notato l’assenza del gonfiabile che solo 1h30 prima era presente al via. Sicuramente una gara da rifare.

Qui la traccia

Maratonina di Busto Arsizio, 11 Novembre 2018

Sette. Con quest’anno sono 7 le edizioni consecutive in cui prendo parte alla Maratonina di Busto Arsizio, gara che sento “di casa” in quanto, nonostante non abbia io particolari legami con la cittadina Bustocca, resta la più vicina tra tutte le mezze maratone che ho corso.

A dire il vero, dopo l’edizione del 2017, mi ero promesso di prendermi una pausa per almeno un anno, perché cominciavo a digerire poco il percorso. Poi il cambio di società, e gara che viene inserita nel campionato sociale. Impossibile dire di no e non cadere nuovamente nel richiamo della Mezza organizzata sempre in modo impeccabile dall’Atletica San Marco.

La preparazione è andata discretamente. A differenza del passato mi sono trovato molto a mio agio nelle sessioni di medio, risultando meno brillante invece nelle ripetute. Ad ogni modo, la recente Maratonina di Correggio del 14 Ottobre (chiusa in 1.27.06) mi aveva rinfrancato e fatto pensare di non essere poi così lontano dai miei tempi migliori. L’obiettivo minimo di giornata è quello di non invertire la statistica che a Busto mi vede migliorare il tempo dell’anno prima. Il target per il 2018 è l’1.27.49 fatto registrare a Novembre durante l’edizione precedente.

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Dopo un riscaldamento in compagnia dei compagni Cardatletica, ed in particolare con Romeo, mi posiziono in griglia rossa, quella dei più forti. Mi sento come un intruso lì dentro: troppa gente forte intorno a me e la sensazione di essere il classico pesce fuor d’acqua! Questa situazione anomala prosegue al via e nei primi km di gara: allo sparo sono tutti più veloci di me, e cerco di non farmi trascinare eccessivamente per non compromettere la gara. La tattica è la stessa di qualche settimana prima: partire forte, e cercare di giocare in difesa nella seconda metà del percorso. Poca attenzione al Garmin e lap chilometrici manuali ad ogni cartello.

Come accennavo, nei primi 20 minuti di gara vengo superato costantemente da persone più rapide di me: cerco sporadicamente di agganciarmi a qualche gruppo, ma ogni volta mi rendo conto che non è ancora quello con il passo giusto. Giro comunque abbastanza regolare: dopo il 3.57 del via, registro in successione fino al Km 7 passaggi tra il 4.01 ed l 4.04. Arrivati in zona industriale, prima dell’ingresso in pista, rifiato un attimo: c’è vento contrario (non me lo aspettavo) e non sono in gruppo. Cerco di coprirmi il più possibile dietro le 2-3 persone vicino a me, ma la situazione non migliora granché, anche se giro a 4.08 per 2 Km. Ci avviciniamo alla pista di atletica, un passaggio del percorso che mi piace particolarmente perché c’è la possibilità di vedere chi ti precede e chi ti segue, e spezza la vista dei capannoni desolati che accompagna la gara da ormai da 4-5Km.

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Uscito dallo stadio abbastanza galvanizzato (4.07) mi immetto nella parte di percorso che da sempre mi mette in difficoltà. La monotonia della zona industriale con i suoi viali infiniti è alle spalle, e per 3-4Km il percorso diventa più tortuoso con curve a gomito. I muscoli cominciano a presentare il conto, e l’umidità è l’alleato peggiore per la situazione. Il passo si alza pian piano, tra il 4.10 ed il 4.19. Il Garmin mi proietta pian piano verso un tempo sopra l’1.27. Dopo aver salutato diversi amici al Km 17 ci immettiamo sul Viale Stelvio, quest’anno un po’ più amico perchè teatro di qualche sessione di ripetute con il suo lungo rettilineo. Non mollo, voglio fermare l’emorragia cronometrica che mi sta pericolosamente portando vicino al tempo dell’anno precedente. Negli ultimi due chilometri mi riprendo, il passaggio finale nella zona pedonale di Busto è sempre piacevole, ed oggi è anche pieno di persone. Ultima svolta a sinistra e 300m a tutta. Chiudo così in 1.27.35 la mia fatica di giornata, confermando la tradizione, ed alzando ulteriormente l’asticella per il prossimo tentativo.

Il tempo finale rispecchia le sensazioni che avevo dopo gli allenamenti dell’ultimo periodo: la resistenza è a buon punto, infatti sono riuscito a non crollare nella seconda parte di gara, nonostante non ne avessi più. Mi manca un po’ di brillantezza. Sono vicino comunque al mio personale di Gallarate 2017, avrei tanto voluto recuperare parte del debito che l’infortunio mi ha portato via in occasione della Mezza di Berlino di Aprile, ma oggi non era il momento. La strada è però quella giusta, ci vuole una giornata di quelle dove tutti i tasselli vanno al loro posto, il compito mio è di farmi trovare pronto!

Qui la traccia

Azzurra Happy Run, Garbagnate Milanese 2 Settembre 2018

Sicuramente qualche anno fa non mi sarei mai sognato di correre una 10Km al 2 di settembre, ma in questo strano 2018, complice la buona prestazione alla mezza maratona al Lago d’Orta e l’inserimento della 10Km di Garbagnate nel calendario sociale, ho provato anche questa nuova situazione.

Durante le vacanze non mi sono risparmiato. Così come capitato nel 2017 durante il viaggio in Toscana e all’Isola d’Elba, quest’anno ho cercato di mantenere il mio chilometraggio settimanale, senza tralasciare i 2 lavori di qualità. Non è stato semplice dato il tour itinerante da Nord a Sud dell’Italia (e la stanchezza da turismo accumulata), ma ho comunque mantenuto fede alle promesse fatte prima della partenza.

La piacevole sorpresa di giornata è data dal clima: a discapito del periodo dell’anno ci sono poco più di 20° e non fa caldo. Complice un piccolo scarico nei giorni precedenti la gara, mi trovo alla partenza abbastanza riposato e con voglia di correre. Non ho obiettivi particolari, so che il personale non può essere alla portata, ma gli ultimi allenamenti mi davano la possibilità di poter ambire ad un tempo intorno ai 40.30.

Dopo essermi riscaldato con Andrea & Andrea ed aver rivisto piacevolmente Marco, Mattia, Anselmo e Mapina, mi porto in pista per la partenza. Subito dopo lo sparo mi ritrovo, casualmente, in un gruppo di compagni di squadra, così da uscire dalla pista in una sorta di parata capitanata dal Presidente Enea a tirare il plotone Cardatletica.

Corro da subito a sensazione, impostando un passo che non mi porti ad andare in affanno troppo presto, cercando di rimanere in scia a Claudio e Giovanni, che sono partiti decisamente carichi. Fino alla zona industriale, che mi riporta a una delle migliori sessioni di ripetute corse insieme ad Andrea, sono fin troppo veloce rispetto al previsto. I passaggi ai primi 3 cartelli chilometrici recitano infatti 3.59 3.52 3.52.
I due compagni di squadra perdono qualche metro, sto bene e decido di passare avanti per dare il cambio. Il 4° chilometro è il più complicato, perchè si passa per due volte il canale Villoresi, e ci sono diverse curve secche a 90°. Passo comunque a 4.01, prima di sfruttare la spinta del passaggio in pista a metà gara per sopperire alle altre curve previste prima di entrare al centro sportivo. Transito ai 5Km in 19.48

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Il secondo giro è quello che solitamente in una 10Km a circuito patisco particolarmente. Esco dalla pista rimanendo sul mio ritmo, ma con la sensazione di quello che aspetta da un momento all’altro l’arrivo della fatica. Non posso mantenere quel ritmo ancora per molto, il mio stato di forma attuale non me lo può permettere, e sto correndo più veloce di quanto mi ero prefissato prima del via. In aggiunta, dei miei compagni di squadra nemmeno l’ombra, mentre mi resta il piccolo rammarico di vedere Enea 20″ più avanti di me, con la voglia irrefrenabile di urlargli un “aspetta, che mi tiri verso il tempone”.

Il sesto chilometro lo faccio a 4.02, non sento però particolare fatica e do la colpa ad un cartello posizionato in modo non perfetto. Sensazione confermata al passaggio successivo, dove registro un 3.53. Il Race Screen sul Garmin mi proietta ad un fantastico 39.34, per un attimo penso pure che sarebbero solo 6 i secondi di distanza dal personale di Cardano 2017. Al Km 8 provo quindi ad allungare il passo, ma un simpatico automobilista, impaziente di superare l’incrocio, decide di partire nonostante l’alt dell’addetto, proprio davanti a me. Cerco di calcolare la traiettoria spostandomi verso il retro dell’auto per sfilarla, ma il genio decide di fermarsi in mezzo alla strada, e non posso far altro che prenderlo in pieno, così come succede al malcapitato volontario che gestiva lo stop. Mi fermo, ma perdo in realtà poco tempo  (un paio di secondi circa) per poi ripartire, ma il danno peggiore è sul ritmo. Interrompendo l’azione di corsa sento di aver perso lo slancio, mi sento più imballato e vado in difficoltà. 4.01 Al cartello del Km 8, si allontana definitivamente la possibilità di provare a fare il personale, proprio quando mi aspettano i due km più difficili della giornata.

Stringo i denti, ultimi sforzo cercando l’aiuto di qualche podista che prova il finale in progressione. Passo il cartello dell’ultimo km con un discreto vantaggio sui 40′, ma all’ingresso in pista mi rendo conto che sarà una questione di secondi. Sprinto negli ultimi 200 metri, passando in 39.58 sotto il gonfiabile dell’arrivo, con un Real Time di 39.54 (finalmente una 10km con rilevazione del tempo da tappeto a tappeto).

Risultato sicuramente oltre ogni previsione. Ho gestito bene la gara, forse grazie alla mancanza di un vero obiettivo cronometrico, ma sono soddisfatto del risultato, considerato che è praticamente solo un mese che ho ripreso a spingere in allenamento.
Ulteriore punto di conforto è il dato della frequenza cardiaca: battiti a 152, a livello di un medio, e praticamente in linea con lo sforzo di una mezza maratona.

Qui la traccia

 

10in10 – Lago d’Orta Half Marathon, 5 Agosto 2018

Quando ci si avvicina alla soglia delle 40 mezze maratone, bisogna inventarsi qualcosa di nuovo per variare un po’. E così, dopo estati passate a soffrire oltremodo il caldo, ho deciso di provare la pazzia di partecipare ad una 21km la prima domenica di Agosto, rinfrancato dalle recenti uscite con temperature proibitive, che inspiegabilmente ho portato a termine senza grossi patemi.

La scelta in questo periodo è molto risicata, e questa competizione era l’unica papabile. 10 giorni di gare, dal 4 al 13 Agosto, con ogni giorno la possibilità di scegliere tra 10, 21, 42 e 58km. Accantonata l’idea della prima data, per evitare affollamento alle iscrizioni, ho scelto di andare sulla data classica della domenica mattina.

L’obiettivo di gara necessita una doverosa contestualizzazione: caldo, forma non all’apice e soprattutto assenza totale di distanze oltre i 15km da 4 mesi (Mezza di Berlino). Carenza parzialmente colmata con un lungo test la domenica prima della gara, prima di decidere di completare l’iscrizione. Decido di correre la gara come fosse un medio, considerato che in questo momento io non possa pretendere di correre più veloce di 4.30 per 21km. Occhi aperti sulla classifica, dato che il ristretto numero di partecipanti può regalare qualcosa.

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Arriviamo in orario al Lido di Gozzano, location del via. L’organizzazione del Club Super Marathon è amatoriale quanto precisa: ampio parcheggio decentrato e navette frequenti per trasportare i partecipanti. Breve riscaldamento, terminato con una bella foto ricordo con il disponibilissimo Giorgio Calcaterra, vero idolo della gara, che dispensa sorrisi e saluti a tutti.

Alle 8.05 (la maledizione della sveglia alle 6 è proporzionale alla gratitudine per lo start anticipato) si parte. Primi 500m subito complicati, perché il percorso non è ampio, quindi meglio stare nelle prime file per evitare ingorghi. Un gruppo di 4-5 persone, con 3 partecipanti alla mezza maratona, si stacca subito, vanificando speranze di alta classifica fin da subito. Per 3km corro insieme a Calcaterra: pensando alla sua maratona in 3h del giorno prima mi dico “fossi in forma, potrei correre tutta la gara con lui”, ma poi mi rendo conto che in realtà quello più “veloce” sono io. Mi porto sul passo del 4.35/4.40 come preventivato e ben presto mi ritrovo a correre in solitaria.

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Le gambe vanno. Sono quasi stupito da come siano riposate e in diverse occasioni mi ritrovo pure a rallentare leggermente. La mancanza di lunghi è un’incognita forte, e quando raggiungo (e oltrepasso) al km 7 Pella, i dubbi aumentano ancora di più. I saliscendi sono infatti molto frequenti, ben più di quanto avessi immaginato. Le salite dure, mentre le discese non aiutano, perché l’unico pensiero è “dopo il giro di boa me le ritrovo tutte al contrario”. Prendo acqua a tutti i ristori, unico neo la mancanza di spugnaggi.

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Dopo il giro di boa, torno ad avere per 3km un po’ di compagnia, grazie all’incrocio con chi mi segue. Non mancano gli incitamenti, l’insolita posizione avanzata mi regala qualche complimento in piu del solito, ed è una sensazione molto piacevole. Fino al nuovo passaggio a Pella (14-15° Km) tengo bene anche con il passo. La stanchezza si palesa infatti dal 16°. Le gambe sono più pesanti, il passo cala, ma solo di pochi secondi, assestandosi sul 4.40. Non ho nessuno davanti né dietro, nel raggio di almeno un minuto, ma questo ormai va avanti da un’ora di gara. Con la quinta posizione ormai acquisita l’unico stimolo è quello di far bene fino in fondo. Gli ultimi 3km sono difficili, perché sono vicino al Lido e si corre tra ghiaia e radici. Per fortuna all’ombra.

Dopo le ultime svolte secche, vedo la zona partenza, piccolo allungo per chiudere in 5^ posizione assoluta in 1.35.51. Nessun calo vistoso nella seconda parte e gara molto regolare, così come mi conoscevo qualche anno fa. Una bella iniezione di fiducia oltre che un buon allenamento. E anche la numero 38 l’abbiamo conclusa.

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Estate Correndo 2018

Dal lontano 2013 non provavo l’accoppiata Giro del Varesotto + Estate Correndo. L’esperienza di quell’anno, e del precedente, mi avevano insegnato che correre due mesi sempre al limite, diventava alla lunga insostenibile, arrivando a trascinarmi nelle ultime tappe.

Questa estate invece è stato differente: lo stop forzato dopo la Mezza Maratona di Berlino ha portato con sé anche un mese di riposo, così al termine del soddisfacente Giro del Varesotto, ho deciso di fare il bis, rinfrancato da una forma che migliorava sera dopo sera.

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Le sensazioni non erano infatti sbagliate: dopo un avvio in sordina a Castano Primo, dove ho pagato qualcosa nella seconda parte di gara, è andato tutto in crescendo. Buona la serale di Rescaldina, su un percorso dove ho sempre fatto bene, e ancora meglio la serata di Nerviano, probabilmente la migliore del circuito, con un ultimo km in grande spinta. In linea anche il cronometro di San Giorgio su Legnano, tappa che ho comunque scartato dalla classifica in  quanto più lunga delle altre.
Insolita la passerella serale a Corbetta, dove dopo 3km a ritmo più che buono (3.51), siamo stati letteralmente sorpresi da un nubifragio, con tutti i concorrenti costretti ad un vistoso rallentamento a causa della pessima situazione di visibilità che si è venuta a creare. Ho stretto i denti, guadagnando qualche posizione.

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La regola degli scarti ha permesso ad un elevato numero di persone di entrare in classifica generale (quasi 50 in più rispetto al Giro del Varesotto, dove un’assenza non era permessa) ma nonostante questo, ho concluso con una posizione simile nella graduatoria assoluta (53 vs. 56), con in più la soddisfazione di chiudere in 9^ posizione di categoria SM40.