Estate Correndo 2018

Dal lontano 2013 non provavo l’accoppiata Giro del Varesotto + Estate Correndo. L’esperienza di quell’anno, e del precedente, mi avevano insegnato che correre due mesi sempre al limite, diventava alla lunga insostenibile, arrivando a trascinarmi nelle ultime tappe.

Questa estate invece è stato differente: lo stop forzato dopo la Mezza Maratona di Berlino ha portato con sé anche un mese di riposo, così al termine del soddisfacente Giro del Varesotto, ho deciso di fare il bis, rinfrancato da una forma che migliorava sera dopo sera.

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Le sensazioni non erano infatti sbagliate: dopo un avvio in sordina a Castano Primo, dove ho pagato qualcosa nella seconda parte di gara, è andato tutto in crescendo. Buona la serale di Rescaldina, su un percorso dove ho sempre fatto bene, e ancora meglio la serata di Nerviano, probabilmente la migliore del circuito, con un ultimo km in grande spinta. In linea anche il cronometro di San Giorgio su Legnano, tappa che ho comunque scartato dalla classifica in  quanto più lunga delle altre.
Insolita la passerella serale a Corbetta, dove dopo 3km a ritmo più che buono (3.51), siamo stati letteralmente sorpresi da un nubifragio, con tutti i concorrenti costretti ad un vistoso rallentamento a causa della pessima situazione di visibilità che si è venuta a creare. Ho stretto i denti, guadagnando qualche posizione.

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La regola degli scarti ha permesso ad un elevato numero di persone di entrare in classifica generale (quasi 50 in più rispetto al Giro del Varesotto, dove un’assenza non era permessa) ma nonostante questo, ho concluso con una posizione simile nella graduatoria assoluta (53 vs. 56), con in più la soddisfazione di chiudere in 9^ posizione di categoria SM40.

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Giro del Varesotto 2018

Un altro anno di Giro è alle spalle. Settima partecipazione per me, anche se il primo anno non partecipai a tutte le tappe, e considerando le due annate corse come non competitivo.

Un Giro con pochi acuti, che non ha fatto registrare prestazioni cronometriche tanto differenti da quelle che avevo ipotizzato prima del via: sono stato circa 5″ al km piulento della scorsa edizione, facendo leggermente peggio a Somma Lombardo, e sicuramente meglio in quel di Besnate, la miglior serata 2018, a soli 8 secondi dal tempo finale 2017.

La gara più veloce, come prevedibile, è stata l’ultima di Casorate Sempione, corsa a 3.53 di passo medio grazie anche ad un nubifragio che ha rinfrescato l’aria e ci ha graziato dallo sparo in poi.

Nonostante nel complesso abbia impiegato quasi 2 minuti in più a concludere le 6 tappe, la classifica generale è stata ben più benevola del passato: ho chiuso in 53^ posizione, a pochi secondi da quello che era il mio obiettivo prima dello stop a seguito della Mezza Maratona di Berlino. Top ten anche nella mia nuova categoria di quest’anno, la temibile SM40. Con una forma in crescita sera dopo sera, ho provato a buttarmi nell’accoppiata Varesotto+Estate Correndo, già provata in passato un paio di volte, e mai riprovata perché arrivato cotto nelle ultime tappe. Vediamo se quest’anno finirà meglio, ho poco da perdere!

Mettendo da parte l’aspetto cronometrico, anche quest’anno è stato un giro molto piacevole, fatto di amicizie consolidate e di nuove. L’aspetto più positivo resta sempre questo, che mi spinge ogni anno a non esitare al momento dell’iscrizione.

Giro del Varesotto 2018, si comincia!

Come ogni anno a Maggio, arriva quello che per me è l’evento più atteso di tutta la stagione podistica. L’aria che si respira al Giro è diversa, le gare ravvicinate, il tempo di recupero risicato tra le tappe e le tantissime facce conosciute. Al Giro non si possono abbozzare tattiche, perché c’è solo da spingere al massimo per 20 minuti e nient’altro, perché in gara manca l’ossigeno per pensare.

Quest’anno sarà per me l’ottava partecipazione consecutiva considerato che, nell’anno del debutto, corsi solo 2 tappe perché volevo saggiare l’atmosfera della competizione. Il mio esordio fu a Cassano Magnago, che in questa edizione è stata casualmente spostata come tappa iniziale del circuito, a comporre in tutto e per tutto un back-to-back di quelli che si vedono nei film. Nel 2011 per un soffio, non portai a casa un ritmo medio sotto i 5’/Km, e ancora oggi mi resta un bel ricordo di quella serata.

La mia condizione, e quindi di conseguenza gli esiti cronometrici, saranno un rebus per questo mio ottavo Giro del Varesotto. Dopo Berlino mi sono dovuto fermare per l’infortunio che mi aveva accompagnato simpaticamente nell’ultimo mese di preparazione. L’edema alla cartilagine rotulea ha necessitato di qualche giorno di stop completo in più rispetto al previsto e la ripartenza è stata molto graduale, con settimane da 20-30Km. Si può dire che da questa settimana sto cominciando a tornare a pieno regime con gli allenamenti, tornando al consueto numero di uscite, di 5 su 7.

Ho fatto solo un paio di test (a Lonate e Busto Arsizio) prima di questa gara, con sensazioni alterne. La forma dovrebbe salire tappa dopo tappa: sarà difficile ripetere gli ottimi tempi dello scorso anno, ma ci proverò fino in fondo. Divertendomi come in quella sera del 7 Maggio 2011 a Cassano Magnago.

Berliner Halbmarathon, 8 Aprile 2018

Dopo mesi di allenamenti e di attesa, arriva finalmente la gara più importante di inizio 2018. Ho messo gli occhi su Berlino durante la visita di giugno del 2017 (in corrispondenza anche dell’ottima prestazione alla Wasserlauf), spinto dai numerosi giudizi positivi degli amici che l’avevano corsa in passato.

La sfortuna ha voluto che le ultime settimane di preparazione siano state decisamente complicate, a causa di un problema al ginocchio che ha limitato il periodo specifico della preparazione, quello che avrebbe dovuto aggiungere la ciliegina sulla torta ad un percorso fino a quel momento molto positivo. Nei giorni precedenti alla gara ho corso veramente poco, per cercare (in extremis) di ridurre il dolore ai minimi termini, e tenere accesa qualche flebile speranza cronometrica. Queste premesse vanno però a cozzare contro il più classico dei connubi gara/location: impossibile chiudersi in albergo il giorno precedente alla gara, cercando di non cadere nella tentazione turistica. Se poi aggiungiamo che il ritiro pettorali, organizzato nella splendida cornice di Templehof, obbligava a camminare non poco, è stato facile ritrovarsi al sabato sera con 12Km a piedi all’attivo. Ma lo rifarei: l’Expo visto allo storico ex-aeroporto, è stata una bella esperienza, tra stand commerciali e prodotti tipici, in un luogo che mi ha trasportato indietro di 70 anni.

Il giorno della gara approfittiamo di un albergo molto vicino alla zona atleti, così da permetterci una comoda sveglia alle 8 del mattino. 10 minuti di cammino, ed arriviamo alla blindatissima zona della partenza, alla quale accediamo velocemente, dopo alcuni controlli di sicurezza. Ci rendiamo presto conto che arrivare alle nostre griglie (A per me, D per Francesca) sarà un’operazione abbastanza lunga in termini di tempo. I propositi di fare un riscaldamento decente prima del via, si riducono ad una serie di banali allunghi avanti e indietro a fianco della zona A, inaccessibile fino a pochi minuti dalla partenza, perché occupata dagli atleti delle partenze delle gare di pattinaggio in linea.

Il mio ginocchio non sta bene. Durante quei pochi metri di corsa appena accennati il dolore si è fatto sentire, in barba alla bustina di Oki presa 2 ore prima. Cerco di non pensarci, anche se uno scherzo del destino mi ha recapitato l’SMS di conferma appuntamento per la risonanza magnetica di 3 giorni dopo, esattamente 10 minuti prima della gara. Fa un discreto caldo (15°), ho sete e sfrutto una bottiglietta lasciata da un runner al mio fianco. Siamo pronti per partire, e sono a pochi metri dagli atleti élite.

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Alle 10.05, sulle note degli AC/DC, parte la prima wave, la mia. Ci dirigiamo verso Alexander Platz attorniati da una marea di persone. Non ho la possibilità di guardarmi troppo intorno, perché siamo in tanti, anche se devo dire che, prestando attenzione, non ho mai dovuto alzare per un secondo il piede dall’acceleratore a causa del traffico. Mi assesto sul passo del 4.05/Km, anche se con una leggera fatica fin da subito, probabilmente a causa del riscaldamento insufficiente. Passata la Porta di Brandeburgo ci immettiamo nel Tiergarten: il percorso è fantastico perché presenta un rettilineo di 7Km molto ampio e si corre bene senza pensieri. Ci sono sporadicamente raffiche di vento, previste ampiamente dal meteo, che però in questa prima fase di gara non danno troppo fastidio. Arrivati a Charlottenburg (Km 9) svoltiamo a sinistra e la difficoltà aumenta, contemporaneamente ad una crescente fatica, che da qualche minuto si sta facendo strada. Non è tanto il dolore al ginocchio, presente ma sopportabile, quanto un progressivo appesantimento muscolare a quadricipiti e polpacci, antipatica eredità di giornate passate a camminare con una postura che si adattava, per evitare il dolore. O forse per una vigilia di gara poco riposante.

Passo al Km 10 in 41 minuti, ed è l’ultima volta in cui ho ancora speranze di PB. Al Km 12 si torna in direzione Berlino Est, e per qualche minuto il pubblico cala, dato che siamo in una zona poco turistica e molto residenziale. Ho allentato l’azione di spinta, restando in una confort zone a metà tra “così non sento dolore” e “sto comunque spingendo”, per onorare comunque la trasferta teutonica. Non vado poi così lento, giro poco sopra il 4.20 senza fare troppa fatica, anzi con un passo più che agevole. Dal 14° si torna ad avere un po’ di tifo, si passa nella zona a ridosso dello Zoo (che conosco benissimo in quanto era dove alloggiavo l’anno prima) e poi nella futuristica Potsdamer Platz, con il Sony Centre e i suoi grattacieli. Tifo alle stelle, mentre il GPS impazzisce e continua ad indicare un passo oltre il 5′ al Km, che per un attimo mi fa credere di essere completamente scoppiato. Dal successivo cartello del 17° prendo il tempo ad ogni passaggio, per ovviare a questo problema, constatando di essere molto regolare, sempre tra 4.20 e 4.23.

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Dopo l’ultimo ristoro al 16° (data la temperatura, oggi non posso saltarne nemmeno uno), ormai l’unico pensiero è quello di godersi la gara ed il pubblico. Si passa da Checkpoint Charlie, si superano i due ponti sulla Sprea e si arriva al Km 21, in leggera salita, ma con una spinta pazzesca del pubblico, che rende impossibile cedere alla stanchezza. Non saprei sinceramente dire se gli ultimi km sono volati senza fatica grazie agli allenamenti oppure per la carica emotiva.

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Ultima curva e 100 metri finali. Il mio passo controllato mi garantisce qualche secondo di vantaggio rispetto ai 90′, così da non aver necessità di aumentare il passo fino al traguardo, che anzi raggiungo rallentando, quasi a volermi godere fino all’ultimo secondo quella festa a cui ho preso parte e che, purtroppo, volge al termine.

Chiudo con il tempo ufficiale di 1.29.41 (1.29.47 il gun time). Un cronometro modesto rapportato alle premesse e alle mie possibilità, ma posso considerarmi contento, per essere riuscito a correre senza eccessivo male, ed aver partecipato ad un evento di una portata mai vista in precedenza.

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Qui la traccia

 

 

 

Maratonina di Treviglio, 25 Febbraio 2018

Dopo due mesi di preparazione ininterrotta, è giunto il momento di effettuare un primo test sulla distanza. La mia prima mezza maratona del 2018 e a Treviglio: gara veloce e parecchio frequentata, che mancava ancora nel mio elenco.

Le ultime settimane hanno confermato uno stato di forma in grossa crescita, e le premesse per fare bene ci sono tutte. L’unica incognita di giornata è rappresentata dal clima, che prevede proprio per il giorno della gara, un brusco abbassamento delle temperature, accompagnato da forti raffiche di vento freddo, che è poi l’aspetto più problematico per chi corre. Già durante il viaggio in autostrada mi rendo conto che le previsioni non sono sbagliate, tant’è che si riesce a percepire il gelo anche solo nei 30 secondi di finestrino abbassato per pagare alla corsia Viacard. Ho già corso in passato lottando contro il vento, a Pieve di Cento nel 2017, ma la temperatura quel giorno era decisamente migliore.

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Arrivato in zona, faccio un divertente riscaldamento con Andrea, Marco, Marco e Marcos. Rivedo con piacere, dopo parecchio tempo, anche il padrone di casa Alberto. Qualche allungo ed è ora di piazzarsi al via, dato che l’assenza di griglie di partenza obbliga a posizionarsi nelle prime file. Obiettivo di giornata è quello di giocarsela sul filo del PB di Gallarate, quindi pochi calcoli e 4.05 stampato in testa.

I primi metri sono piuttosto scorrevoli, nonostante qualche svolta di troppo, e non hanno impatti negativi sul ritmo di gara. Cerco di correre con scioltezza fin da subito, senza spendere energie inutili. Al primo check cronometrico (Km 4) passo più veloce del previsto (16.13) ma non sono per nulla preoccupato perché non sto forzando. Marcos mi affianca e mi fa notare il passo rapido, ma in quel momento più che al ritmo devo far caso alla mia asma, da sempre ai livelli massimi nelle giornate ventose. Ventolin, un km per riprendermi e poi riparto a spingere. Anche al Km 8 va tutto molto bene, passo identico ai primi 4km (16.12) e ottime sensazioni. Al Km 9 non mi faccio cogliere impreparato dall’ennesimo svarione del mio Garmin e “forzo” il lap manuale al cartello successivo, per ripristinare il passo corretto sul display, grazie alla fantastica app Garmin IQ Race Screen. Al tappeto del Km 10 Passo in 40.35, con un buon margine sul target di giornata.

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Arrivato a metà gara sembra tutto perfetto: le gambe girano, ho già accumulato un piccolo tesoretto e, cosa più importante, fa freddo ma pare non ci siano le tanto temute raffiche di vento. Che sia la giornata buona per togliere 1′ al personale e portare a casa un sub 86′? Nei Km 11 e 12 rifiato per un attimo, anche perché l’asma oggi ha deciso di non darmi tregua. Tregua che invece termina per Eolo: svoltiamo al Km 13 e si comincia a faticare, con il passo che si alza inesorabilmente per i due km successivi (4.14 e 4.21). Un po’ di scoramento, brutti pensieri che cercano di farsi strada, ma al Km 15, cambiata la direzione di marcia, ho un sussulto: non c’è più vento e le gambe riprendono a girare, segno che la difficoltà è unicamente causata dagli agenti atmosferici. Ma la festa dura poco purtroppo, e dopo un Km a 4.07, si torna di nuovo a faticare, con il 16° Km a 4.10. È il momento peggiore: il tratto più esposto con le raffiche più forti. Purtroppo non ho la possibilità di correre in gruppo, il più vicino è irraggiungibile almeno 30 metri più in là. Tengo il pettorale con la mano, perché i colpi di vento spostano le calamite che ho usato per fissarlo. Più veloce di 4.20 non riesco andare, per un paio di volte mi do il cambio con un runner, ma quando lui è davanti, si va a 4.25 e lui stesso mi suggerisce di andare perché non ne ha.

Al Km 18 ho perso un minuto, dopo aver corso gli ultimi 3000 metri a 4.20. Il personal best non c’è più, e non c’è la possibilità di riacciuffarlo all’orizzonte. Ho freddo, alle mani, come alle gambe. A 3Km dal traguardo ho poco da chiedere ancora, alzo il passo e penso unicamente ad un posto al caldo. Arrivato in città faccio una debole accelerazione, ma il vento ha congelato anche lo stimolo per portare a casa un tempo sotto l’ora e 28, e chiudo in 1.28.08. Il momento più piacevole di giornata è la scoperta della distribuzione dei teli termici, subito dopo il traguardo.

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Dal punto di vista cronometrico non posso essere soddisfatto, ma le sensazioni della prima metà di gara mi fanno intuire che la strada intrapresa sia quella giusta, e che tra 40 giorni sarò prontissimo per il vero obiettivo stagionale.

Qui la traccia

 

Cross del Vallone, Cittiglio (VA) 14 Gennaio 2017

Dopo averlo sentito più volte nominare, sempre accompagnato da lodi e commenti positivi, finalmente quest’anno sono riuscito a correre il Cross del Vallone a Cittiglio, terza tappa del Circuito Monga.

Incassato il benestare del coach, che mi ha chiaramente indicato di non lesinare con i Cross in questa fase della preparazione, ho scelto di gareggiare a Cittiglio soprattutto perché la mia nuova società ha deciso di utilizzare questa campestre come prima prova del campionato sociale, e così, dopo alcune partecipazioni consecutive, quest’anno ho abbandonato il Cross di Cesano, tappa di debutto del Cross per tutti.

La location non delude: un’area di discrete dimensioni, senza un tratto pianeggiante e con un’ottima visibilità per il pubblico su tutto il percorso. Approfitto dell’orario tardo della mia batteria (ultima di giornata, alle 10.30) per fare un riscaldamento lungo mentre assisto, insieme ai compagni di squadra, alla prima gara in maglia verde-viola di Francesca, che riceve un caloroso benvenuto e tifo ad ogni passaggio.

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Al momento del via della terza gara, il sole ha riscaldato piacevolmente il percorso, tant’è che del leggero strato di ghiaccio presente al nostro arrivo, non è rimasto quasi nulla: temperatura ideale per correre. Come anticipato a Riccardo durante il riscaldamento, la tattica di gara è sempre la solita: divertirsi, e sentire la voglia di ritirarsi dopo 5 minuti di gara!

Al via cerco di non farmi sopraffare, come al solito, dalla voglia di tenere un ritmo insostenibile quindi, quasi con stupore, mi trovo a gestire il passo evitando sorpassi inutili che in questa fase significherebbero solamente spreco di energie. Sfrutto i tratti con pendenza a favore per allungare il passo e rifiatare, mentre gestisco nelle salite. Anche in questa gara il tifo non manca, ed é presente in diversi punti del percorso. Al termine del primo passaggio sono ovviamente già in debito di ossigeno, ma gestisco comunque bene l’azione di corsa e non vado in crisi. Incrocio più volte Antonio che si gioca le prime posizioni (4° posto al traguardo) e Giuseppe, sempre in grande spolvero. Riccardo ha deciso invece di giocare (fin troppo) conservativo, e mi sorpassa solo a metà gara. Curioso il siparietto con lo speaker che nell’occasione del passaggio racconta al microfono “Riccardo Luccherini ha passato Rossi Kostia, e sappiamo che non è facile”, riferendosi, alle vicende di 7 giorni prima al Campaccio.

La seconda metà di gara scorre senza particolari intoppi, tra qualche sorpasso ed un ritmo che resta bene o male invariato (chiuderò con 3 tornate molto simili tra loro come passo). Questa volta, a differenza di San Giorgio su Legnano, riesco a portare a casa nel finale una posizione in più, grazie allo sprint finale (in salita) negli ultimi 200 metri.

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Chiudo in 25.26, a 4.14 di passo medio. Non ho ovviamente riferimenti precedenti, ma ritengo di aver fatto un buon allenamento, considerata anche la settimana di particolare carico qualitativo e quantitativo. Piacevole il defaticante, prima con i forumendoli Anselmo e Antonio, e poi con il compagno Giuseppe. Ciliegina sulla torta, finalmente riesco anche a conoscere di persona Mapina di Running Forum.

Due pensieri conclusivi sulla mattinata di Cittiglio: il primo agli organizzatori, che hanno preparato un bel percorso, facendo attenzione ad ogni minimo particolare, dalla consegna pettorali fino al ristoro, passando per la piacevole sorpresa dei camini svedesi sparsi un po’ ovunque vicino al campo di gara, e utilissimi soprattutto nelle prime ore gelide (temperatura al nostro arrivo: -2°).

La seconda annotazione di giornata va alla mia nuova società Cardatletica: un gruppo affiatato, che si diverte e prende appieno il lato migliore della corsa. Io e Francesca siamo arrivati da pochi giorni, ma è come se lo fossimo da anni. I più rumorosi alle premiazioni, e con un terzo tempo assolutamente da riproporre.

Qui la traccia

Grazie per le foto ad Arturo Barbieri ed Omar Spoti (Soxj).

 

Cross del Campaccio, 6 Gennaio 2018

Come capitato spesso negli ultimi anni, il debutto agonistico non può che essere a San Giorgio su Legnano, il 6 gennaio. Diverse le novità di quest’anno, a partire dal debutto ufficiale con i nuovi colori della Cardatletica, anche se la canotta sociale aveva fatto la sua apparizione alla ParkRun di Tolosa 7 giorni prima.

Dopo il periodo di scarico che ha seguito la Maratonina di Busto, la mia preparazione ha ripreso subito ritmi elevati, con qualche campestre ed un paio di test abbastanza convincenti, come quelli della prima edizione del Trofeo Via Larga a Bologna e della classica di Santo Stefano a Sant’Agata Bolognese.

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L’obiettivo di giornata è quello di fare un buon allenamento, con un occhio al cronometro, cercando di migliorare la prestazione del 2016. Le gambe non sono in una situazione di freschezza, dopo la settimana di vacanze nel Sud della Francia, senza interruzione degli allenamenti, e il carico dei primi giorni dell’anno. Il meteo non è quello delle edizioni precedenti, dove il sole aveva riscaldato il prato ed pubblico di San Giorgio su Legnano: pioggia debole e clima molto umido rendono l’atmosfera che ci si aspetta a contorno di un cross.

Al via, parto a ritmo molto sostenuto, forse troppo, tant’è che dopo 500 metri sono sotto il 3.50 di passo medio. Considerati i precedenti e vista la lunghezza della gara, rallento il passo e cerco qualche riferimento conosciuto tra i concorrenti, che però fatico a trovare.

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Passo al primo giro con una discreta dose di stanchezza come bagaglio da trascinare per i 2 passaggi seguenti. La fase centrale di gara è quella della gestione, che durante i cross risulta essere particolarmente scarsa come esito: al salire della fatica le sensazioni peggiorano, e la consapevolezza di avere ancora una discreta quantità di strada da fare prima di completare il compito di giornata, incrementa in maniera esponenziale i brutti pensieri. Supero per la seconda volta il rettilineo della pista di atletica sotto le tribune, quando la campanella del giro finale sembra volermi risvegliare dal torpore degli ultimi minuti.

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Con le gambe decisamente stanche, cerco di tirare fuori quel poco che è rimasto: qualche sorpasso, nei confronti di chi è ancora più stanco di me, alza il morale. Affronto per l’ultima volta la zona delle salite (la più complessa del percorso), sentendo per l’ultima volta l’incitamento di Omar, Giuseppe e del sempre presente Alessandro, che non hanno mai fatto mancare il loro supporto durante tutti e 3 i passaggi. Un altro sorpasso a 600 metri dalla fine, prima di lanciare una volata d’altri tempi (finale a 3.36 per il GPS!) per conquistare l’ultima posizione di giornata, che non riesco a portare a casa per pochi centimetri, ma che mi regala un piacevole scambio di complimenti con l’avversario di fine gara. Chiudo la mia fatica in 24.58, con un terzo giro in progressione, che ha fatto dimenticare la piccola crisi dei chilometri centrali.

Qui la traccia

Ringrazio per le foto Alessandro Marcandalli e Antonio Capasso