84^ Cinque Mulini, San Vittore Olona

“Finchè non corri la Cinque Mulini, non ti rendi conto di cosa sia un cross!”

31 gennaio, mi trovo con Francesco al parcheggio del Castello di Legnano (che bella location per un riscaldamento pregara!), e ci dirigiamo insieme al ritiro pettorali, dove quest’anno è stata spostata intelligentemente tutta la logistica della gara. Il tempo di salutare Alex, che ho rivisto piacevolmente dopo tanto tempo, ed è ora di partire.

24439316290_0aeb8c79b5_oIl percorso è il luna park del runner: giro di lancio all’interno di un vero e proprio “stadio del cross”, uscita sulla strada (dove ottimi tappeti hanno attutito alla perfezione l’impatto delle chiodate con il suolo), primo campo con 3 fossati in serie da saltare, per poi lanciarsi nella seconda parte del percorso, forse la più spettacolare. In serie si affronta una discesa su assi di legno, una salita mortifera (il depliant parla del 24% di pendenza!) seguita da un tratto sabbioso e poi il tanto agognato doppio passaggio nei Mulini storici. Una volta arrivato all’interno, avrei tanto voluto fermarmi per vedere meglio lo spettacolo, ma dopotutto ero sempre in gara, anche se del piazzamento mi interessava poco! All’uscita dei Mulini si torna nel campo per rifare l’ultimo tratto con strappo in salita, passaggio all’interno della Fattoria e poi nuovamente giro nello stadio del Cross.

Come nelle altre campestri, ho fatto più gara sull’uomo che sul passo e, nonostante abbia spinto poco nella parte finale, sono riuscito comunque a chiudere in progressione sulla posizione, dal 155° posto del giro di lancio al 132° finale, il tutto in linea con le recenti prestazioni di questo tipo, come al Campaccio o al Cross di Cinisello.

Tornando alla prefazione di questo post, quella che a prima vista sembra una di quelle frasi che si sentono tutti i giorni, la classica chiacchiera da bar di chi si fa portatore di una verità assoluta, è invece esattamente la prima cosa che ho pensato quando ho tagliato il traguardo domenica mattina a San Vittore Olona: 6Km di puro godimento, senza mai avere la voglia di guardare il cronometro, per non distogliere lo sguardo da quello che il percorso ha proposto.

Impeccabile anche l’organizzazione, il percorso ben articolato, i servizi tutti presenti, oltre alla sorpresa di avere anche un pacco gara e la medaglia di finisher (cosa più unica che rara in un Cross). Menzione d’obbligo anche per il pubblico, veramente numeroso lungo tutti i 2800 metri della Cinque Mulini, quasi al punto di dimenticare che siamo in Italia.

Per questa stagione, le gare di cross sono finite, ed è probabilmente anche il modo migliore di terminare il ciclo (6 negli ultimi 3 mesi). Ora si torna con la testa sulla strada, le 21k sono dietro l’angolo.

Cross del Campaccio 2016

Visto il mio recente avvicinamento al mondo delle campestri, non potevo mancare al cross che vide il mio debutto, quasi per caso, esattamente un anno fa.

Affronto il riscaldamento con Emiliano ripercorrendo quell’esordio: un rettilineo per iniziare, curva secca a sinistra per immettersi sul prato, altri due tratti lineari fino ad arrivare alla parte tecnica: 3 dossi in successione (l’ultimo alto poco meno di 2 metri) con inversione ad U per ripercorrere la salita conclusiva della serie precedente. A seguire, doppio rettilineo andata/ritorno, ultimo dosso (con discesa in curva, più lunga ed impegnativa) e allungo per rientrare nel centro sportivo, dove si riesce ad incrementare il passo fino al traguardo.

Percorso 2016.jpg

Alle 10, sotto un bel sole, parte una batteria affollatissima da oltre 350 persone, e subito dai primi metri bisogna lottare sgomitando e spingendo a destra e sinistra.
L’inizio gara è quindi irregolare e lento, riesco a fare il mio passo solo una volta raggiunta la parte ondulata, che è il tratto del Campaccio che apprezzo maggiormente. Passo il tappeto del Km 1 per poi entrare nel centro sportivo, dove il terreno risulta essere più compatto e si riesce ad aumentare il ritmo. Chiudo così il primo giro a 4.13 di media.

24189438916_14907b2dfa_o

Il secondo giro è quello tattico: un uomo come punto di riferimemto, si cerca di rifiatare e salvare energie per l’ultimo giro. Come un metronomo, anche questo passaggio è a 4.13

Negli ultimi 2Km cominciano le prime defezioni, passo alcune persone e riesco a raggiungere anche i punti di riferimento del giro precedente. Ultimo passaggio nella zona delle collinette con saluto finale ai familiari appostati. Cerco ancora il sorpasso sul rettilineo del traguardo, ma chi mi precede scatta in contemporanea a me ed il tentativo fallisce. Grazie allo sprint finale, il terzo giro risulta il più veloce, a 4.12 di media.

 

Am-vLwiKgbDqG5eZNCumng2ITKnklfodXGSJlTPwH6vP

Indubbiamente uno dei miei migliori cross fino ad oggi, corso con costanza, un buon ritmo e senza arrivare troppo stravolto. Dopo il 27.04 fatto nel 2015, quest’anno il cronometro si è fermato a 25.25, 1 minuto e 40 secondi più veloce (e che mi pare un abisso, a soli 365 giorni di distanza). Interessante anche la progressione sui piazzamenti ad ogni giro, dal 228 del primo passaggio a 224, fino al 214 finale (lo scorso anno arrivai 297°, e con meno persone al via).

Tornare a correre su un percorso conosciuto, mi ha fatto capire che, sulla strada come sul prato, memorizzare le difficoltà della gara è stato un vantaggio non indifferente.

Non ho ancora una grossa esperienza di campestri (ne ho corse 8 finora) ma, per ora, metto assolutamente il Campaccio al primo posto dei percorsi più divertenti.

Prossima tappa, la prima gara del circuito Cross per Tutti, a Cinisello Balsamo

La traccia qui