Lichtenauer Wasserlauf, Berlino 17 Giugno 2017

Cosa c’è di meglio di una gara podistica nel mezzo di un weekend di vacanza?
Se aggiungiamo il fatto che in questo momento la forma è al top, e la distanza prevista di 5Km si abbina perfettamente agli allenamenti del periodo, il gioco è fatto.

Dopo aver prenotato, in Aprile, un weekend di 4 giorni a Berlino, ho cercato su internet per capire se c’era qualche possibilità di gareggiare in terra tedesca. Dopo una vana ricerca su eventuali ParkRun, ho scoperto questa competizione giunta alla 12^ edizione, che prevede due distanze (5km e  10km). Decido per quella più corta, che è quella per cui mi sento più preparato in queste settimane.

La location è invitante: si corre quasi interamente lungo la Sprea, con due passaggi previsti sui ponti e lo sfondo del Bundestag e del bel edificio della Cancelleria Federale.
Dopo un breve riscaldamento, corso in parte a fianco della mini Run di Lara, mi posiziono al via. I partecipanti sono poco meno di 300, in linea con i numeri delle recenti gare del Giro del Varesotto, ma so già che il livello sarà decisamente più basso, dopo aver letto le classifiche dell’edizione precedente. Punto a piazzarmi nei primi 20 posti, con un occhio di riguardo al podio di categoria M35.

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Alle 10.30, sotto un cielo coperto ed un fastidioso vento (13° la temperatura), si parte.
Fin dai primi metri lo slancio deciso di un paio di atleti, mi fanno capire che è forse meglio controllare il ritmo per evitare di andare fuori giri in un amen.
Passo al  primo chilometro, mentre mi sfila (anzi, mi svernicia letteralmente) la prima donna del gruppo. Mi trovo in quinta posizione, con i 4 davanti a me che hanno un passo sicuramente troppo rapido per le mie gambe. Nonostante i propositi, e correndo senza guardare l’orologio, il primo riepilogo del Garmin recita 3.37, insieme a quella bella e rara sensazione in cui “le gambe vanno da sole senza spingere eccessivamente”.

Dopo una breve escursione in un parchetto, si ritorna lungo il fiume dove, purtroppo, anzichè restare a livello dell’acqua, dobbiamo percorrere una ascesa per salire ad altezza strada ed affrontare il primo ponte di giornata. Gestisco il dislivello e passo al 2° Km in 3.43. A metà percorso, arriva un altro imprevisto: dopo una svolta a sinistra dobbiamo fare 250 metri su erba, con terreno poco regolare, in un tratto dove il vento comincia a soffiare in direzione contraria. Sfrutto la discesa al fiume per reagire e tenere a 3.47.

Un rapido calcolo mi dice che ho circa una 15 di secondi da gestire rispetto al tempo di 4 giorni prima a Casorate, ma il quarto chilometro è quello della difficoltà: la strada è leggermente in salita, e un paio di cambi di direzione sembrano lasciare il segno su ritmo e fiato. Credo di essere vicino al tracollo, ma il GPS contiene questa sensazione, segnandomi 3.57. In questa fase perdo 3 posizioni, cerco di agganciarmi ad un atleta che da un rapido sguardo mi sembra proprio quello che mi sta “rubando la posizione di categoria”. Lo sfrutto per qualche metro, ma quando approcciamo l’ultimo ponte, a 400 metri dal traguardo, lo vedo sprintare senza la possibilità di reagire. Aumento comunque il passo, riuscendo a chiudere l’ultimo 1000 in 3.45.

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Taglio il traguardo in 18.48, la distanza totale è qualche metro (30 metri da Garmin) in meno ai 5Km dichiarati, ed ovviamente non avrò mai la controprova sulla misurazione. Sono 10 i secondi in meno di Casorate, con un passo medio che risulta praticamente lo stesso (3.48). Chiudo con una splendida 8^ posizione ed un inaspettato 1° posto di categoria M35 (proprio vero che i tedeschi portano male gli anni!).

Qui il percorso e qui la classifica finale.

Giro del Varesotto 2017

Ho ripetuto più volte, nei recenti articoli, che l’obiettivo principale di questa prima metà del 2017, fosse il Giro del Varesotto. Gli allenamenti degli ultimi mesi avevano dato indicazioni positive, con forma e risultati cronometrici sempre in crescendo. Dopo un 2016 poco esaltante sul lato della velocità (tutti i tempi registrati erano risultati più alti rispetto a quelli del 2015, migliore annata sul corto), la mia sfida personale era quella di abbassare i tempi di due 2 anni prima.

L’esordio, con la classica tappa di apertura a Besnate, è stato subito convincente: 19.17 (3.56), contro il 19.40 e il 19.28 delle edizioni precedenti. Percorso mosso, partenza fin troppo veloce (3.43 al 1°) e sensazione di avere margini di miglioramento, dato che nell’ultimo km ho fatto molta fatica, a seguito delle salite, ed ho perso alcuni secondi.

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Nella tappa successiva, a Quinzano, metto a segno un primo exploit: 20 minuti esatti su un percorso ricco di saliscendi, contro il 20.54 dell’anno precedente. Non avevo riferimento sul 2015 (corsa con Francesca), ma la sensazione è stata quella di aver fatto una prestazione oltre le aspettative.

Pecco forse di presunzione il martedì successivo, a Castelletto Ticino. Tappa ostica che forse non ho mai digerito bene, chiudo comunque in 21.11 (4.00) migliorando di 20″ il tempo migliore e di quasi un minuto rispetto all’edizione 2016. Finisco però dietro a persone che nelle prime tappe avevo tenuto a distanza.

Grazie alla sosta per la Festa della Repubblica, ho tempo per ricaricare le pile e prendere di petto il proseguo. Il 6 giugno è la volta di Somma Lombardo, dove all’ormai consueta partenza sprint (3.43) abbino una migliore gestione di gara e della salita di metà percorso, lasciando forze residue per l’impegnativo ultimo chilometro. Chiudo la tappa in 19.28 (precedente best a 19.49, 20.08 nel 2016).

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Con le salite alle spalle, la testa è libera per attaccare i due appuntamenti per velocisti. Cassano Magnago è stato un ritorno per il giro, ci avevo corso nel 2012 per la prima volta, tornandoci poi in un paio di occasioni, ogni volta però con percorso differente. Impossibile avere un riferimento ma, potendo questa volta affidarmi al GPS, cerco di giocarmela al massimo. Tengo i primi 2Km in fotocopia (3.49) per non strafare, da metà devo però andare in difesa, e riesco a registrare un ottimo tempo 19.16 (3.51) solo grazie ad un colpo di reni finale. E’ la migliore prestazione stagionale, ma anche la consapevolezza che il PB di 18.59 è ancora un po’ distante.

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Libero da questi pensieri, mi presento alla serata finale di Casorate Sempione senza pressione eccessiva. Il percorso è leggermente modificato, accorciato dai consueti 5.35Km a 5.05Km. Torno a partire forte (3.43) e gestisco in centro paese (3.49), prima di sfruttare il lungo rettilineo con pendenza a favore (3.42). Nel quarto chilometro riesco a limitare i danni sull’ultima salita (3.55), mentre negli ultimi 1000 tiro fuori tutto quello che rimane, un po’ come in occasione del PB del 2015, nella stessa gara. Ultimo km a 3.46, e crono ufficiale che dice 18.58, che tengo come tempo finale e nuovo personal best, anche se la distanza di gara era leggermente superiore ai 5.

Chiudo il circuito in 57^ posizione, 11° di categoria

Montanara di Vergato (BO), 7 Maggio 2017

Quarta partecipazione a quella che considero una delle gare più belle del panorama bolognese. Manifestazione che ha segnato il mio debutto agonistico nel lontano 2012, e che mi ha visto presente anche nelle edizioni 2013 e 2015.

Visti i diversi articoli già presenti sul blog, non sto a dilungarmi molto sulla tipologia del percorso, unico nel suo genere. Mi presento alla gara con l’obiettivo ambizioso di correre sul filo del tempo registrato nel 2015 (migliore ottenuto), dato che la conformazione non permette di avere un riferimento preciso sul passo da tenere. Prima di procedere con il riscaldamento in compagnia di Francesca, memorizzo i passaggi al Km 5 e al Km 10, rispettivamente in cima alla prima salita ed in coincidenza con l’inizio della discesa finale.

Il clima è ideale: l’abbassamento delle temperature di queste settimane garantisce temperatura perfetta per correre, mentre le piogge pesanti degli ultimi giorni regalano una tregua proprio per la mattina della gara: canotta e svolazzini, e il problema vestiario è superato senza troppi intoppi.

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Al via della gara competitiva ci sono circa 200 persone. Puntuale alle 9 arriva lo sparo, che introduce il gruppo nel primo chilometro di gara che, lento ed inesorabile, comincia ad incrementare il saldo del dislivello positivo di giornata. Parto abbastanza cauto rispetto al passato, affrontando la salita con un occhio al cardiofrequenzimetro e ascoltando la respirazione. Quando arriva il maledetto 5° chilometro la pendenza raggiunge il suo massimo di giornata, ma affronto questo punto del percorso sapendo che a breve ci sarà il tempo per rifiatare. Transito al primo intertempo di giornata con 13″ di ritardo rispetto al tempo migliore, ma le sensazioni sono buone.

La fase successiva prevede un’alternanza perfetta di saliscendi, interrotti parzialmente da un tratto di circa 800m da correre tra erba e sterrato. Ricordo in passato di aver patito particolarmente l’ultima salita dura di giornata, quella del Km 8, dove il passo medio fu peggiore di quello registrato al Km 5. E anche qui confermo invece il buono stato, chiudendo l’ultima ascesa meglio del previsto. Si rifiata per un paio di km, sempre con profilo altimetrico ondulato, prima di dirigersi verso l’ottovolante finale, che prevede il recupero di tutti i metri di ascesa, con il dislivello negativo concentrato in soli 3000 metri.

Dopo essere transitato al Km 10 con pochi secondi di margine rispetto all’obiettivo, mi appresto ad attaccare la discesa più divertente che io conosca. Ricordo in precedenza di aver corso intorno al 4′ questo tratto di strada, ma questa volta sono più “fresco” ed ho la possibilità di spingere. Lo sento subito dai primi metri con pendenza a favore: non è la discesa a trasportarmi, ma sono io che la affronto, acquisendo fiducia metro dopo metro. Il Garmin conferma: 3.52 e 3.49 per i primi km 11 e 12. Dopo un piccolo imprevisto (la scarpa slacciata mi costringe ad una difficoltosa sosta per l’allacciatura), vengo riagganciato dalla donna in 5^ posizione, sulla quale avevo preso qualche metro. Il Km 13 è quello con il dislivello negativo più accentuato (-10% la pendenza media). e presenta diversi tornanti per ridurne l’impatto. Riesco a chiudere anche questo passaggio in 3.47, prima di dirigermi verso il centro paese.

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Gli ultimi 1800 metri sono abbastanza difficili a Vergato, perchè senza la spinta del dislivello ti senti improvvisamente piantato. La compagna del finale di gara mi precede nel tratto del parco con il ponte che attraversa il Reno, faccio un chilometro a 4.20, quando la affianco nuovamente e le do il cambio. Un rapido calcolo mentale mi dice che con un passo di 4.30 sarei circa sul tempo della migliore prestazione, e non mi rendo conto di un andatura invece ancora brillante e ben più veloce (4.05). Ultima curva a sinistra, leggera salita verso la splendida Piazza dei Capitani e traguardo. Finisco in 1.10.43, quasi 50 secondi meglio del 2015, stanco ma molto soddisfatto.

Encomiabile come sempre l’organizzazione della gara, la LumegAltoreno, con l’aggiunta di Claudio Bernagozzi, ha gestito benissimo tutto, dal ristoro alla consegna dei pettorali e dei pacchi gara, fino allo speakeraggio divertente ed efficace. Una gara che non mi stancherò mai di ripetere, sapendo bene che non riuscirò per sempre a migliorarmi a livello cronometrico.

Qui la traccia

Per…Correre Legnano, 30 Aprile 2017

Prima edizione di questa manifestazione organizzata dai Runners Legnano. Quando, circa un mese fa, lessi il volantino, la decisione di partecipare fu  praticamente immediata: mi piace correre a Legnano e la distanza corta (da 10k) si abbinava perfettamente alle mie necessità di questa primavera.

Il percorso, dopo qualche aggiustamento di “viabilità”, si presenta diverso dalle solite gare corse spesso in periferia: partenza al Castello di Legnano (a pochi metri dal palcoscenico della Cinque Mulini), un doppio giro del centro città, un finale nel verde del Parco Castello.

Arrivo circa un’ora prima del via, ringrazio di aver ritirato il pettorale il giorno precedente (la lunga coda ha obbligato uno spostamento dello start di 10′) e mi vado a riscaldare insieme a Francesca e Friz, che conosco per la prima volta.

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Sensazioni non ottimali, a causa del prevedibile picco di allergia che mi ha tagliato più volte il fiato nei giorni precedenti alla gara. Cerco di non pensarci troppo e mi piazzo tra le primissime file degli oltre 1000 iscritti (tra 3, 10 e 20k) al via.
Come al solito, i propositi lanciati durante il riscaldamento (“provo a partire tranquillo e andare in progressione”), svaniscono subito allo start: partenza nel gruppone di testa, fotografi ovunque, e cronometro che dopo 700 metri segna una media di 3.51. Decisamente troppo per un piano gara che prevede un ritmo tra 4.05 e 4.10.
Torno a ritmi più sostenibili mentre affronto il primo giro del centro, un anello da 3.5Km. Conosco abbastanza bene queste strade (in parte prese in prestito dalla Legnano Night Run) e so che bisogna stare attenti ai dislivelli, perché uscendo dal centro la strada sale. Purtroppo mi rendo presto conto che il Garmin non è un buon alleato qui: diversi alberi coprono la visuale, oltre alle vie strette tra i palazzi. Il display mostra un andamento fin troppo ballerino, e il ritardo rispetto ai cartelli mi fa capire che la soluzione migliore è quella di andare a sensazione.
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Così faccio, girando quasi sempre poco sopra i 4.10 e sapendo che solo alla fine avrò la certezza del passo di gara. Percorro a ritmo abbastanza costante i due giri del centro e sono al km 8 quando mi dirigo verso il finale. Dopo qualche km corso in solitaria, all’ingresso del parco (finalmente) qualcuno mi raggiunge, e mi sta davanti per tutto il km 9 quando, improvvisamente, si volta e rallenta, così da poterlo prima affiancare e poi superare, uscendo così dal parco nuovamente davanti a lui.
Gli ultimi 1000 metri sono un anello intorno al Castello, trovo qualche residuo di forza e, nonostante qualche pericoloso incrocio con gli arrivi della Family Run, stacco il compagno degli ultimi 2km. Chiudo i 10.25Km della gara in 42.12, ad un passo di 4.07. Il Garmin ne segnerà 10.05, a causa delle perdite di segnale. Data la partecipazione massiccia di runner amatoriali, chiudo al 21° posto su 534 partecipanti alla 10 chilometri.
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Un giudizio su questa prima edizione: come tutte le gare neonate, è normale che ci siano degli aspetti da migliorare come la consegna pettorali il giorno della gara, qualche indicazione in più nelle svolte cruciali del percorso (io non ho avuto problemi, ma ho letto di qualche errore di percorso) e qualche stranezza sul cronometraggio (mi viene accreditato un improbabile 39.52 di Real Time, ma è “colpa” di OTC). Ho trovato comunque positiva la gestione del deposito borse (velocissimo), il ristoro finale corposo ed il piacevole percorso. Leggermente superiore alla media il costo di iscrizione, anche considerato il pacco gara.
In conclusione posso comunque dire che, se rifacessero questa gara domani, la ripeterei senza pensarci due volte. E forse questo, in fin dei conti, è quello che importa maggiormente.
Qui la traccia

RunDonato, San Donato Milanese 26 Marzo 2017

La mia strada verso il pieno recupero vede una tappa cruciale in quel di San Donato Milanese: terza 10km in fila nel giro di 6 settimane, lontano dai tempi in cui fare una gara su questa distanza era un evento più unico che raro.

Nelle ultime settimane la forma sta pian piano crescendo, segno che i problemi sono alle spalle e gli allenamenti cominciano a dare i risultati sperati. Mi presento a questo nuovo test abbastanza motivato, con l’obiettivo dei 41′ dichiarato, strizzando l’occhiolino ad un tempo migliore.

Il meteo è incerto fino all’ultimo, tant’è che entro nel palazzetto a cambiarmi mentre sta spiovendo, ed opto quindi per correre con canotta e svolazzini. Il punto è che, una volta consegnata la borsa ed uscito in strada per il riscaldamento, la pioggia in realtà non è del tutto cessata, anzi ne è pure aumentata l’intensità. Rassegnato ad una gara sotto l’acqua e senza cappello (che rende più fastidioso correre con gli occhiali), faccio i miei 3Km di riscaldamento insieme a Luca (che rivedo piacevolmente dopo Bologna 2016), Pippotek (visto l’ultima volta alla Biella-Oropa) e agli altri di Running Forum.

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Imposto sul Garmin la previsione di gara, inserendo come distanza 10.1, per coprire la discrepanza del GPS e l’arretramento dello start (dovuto all’omologazione FIDAL della gara). Puntuali alle 9.45, si parte.

Il percorso è sulla carta uno dei migliori che si possa chiedere per una 10 chilometri, ed in parte mi ricorda quello di Granarolo Emilia: lunghi ed ampi rettilinei, pendenze tendenti allo zero, poche curve. Parto molto forte, sfruttando la sede stradale veramente agevole, e tagliando all’interno di ogni pozzanghera in modalità “aliscafo”. I primi 3Km sono in 3.58 4.02 4.01, e il “lap” arriva sempre dopo i cartelli, quindi in pratica passo ai primi 3000 in 11.58. Forse sono fin troppo veloce, ma al 4° chilometro capita qualcosa che non avevo preventivato: torna la sensazione di stomaco chiuso, già provata in diverse situazioni, che mi capita quando mangio e poi corro in zona soglia. Devo rallentare per gestire il fastidio, perchè manca ancora troppo per sperare di convivere con il dolore fino alla fine. Maledico il tentativo di colazione di 3 ore prima, alzo l’acceleratore e faccio un Km a 4.08 ma, a differenza delle altre occasioni, il dolore non accenna a placarsi. Anche il 5° Km, con il passaggio dal gonfiabile di partenza, è lento a 4.11 e l’unica cosa che mi rincuora temporaneamente è l’allenatore della terza donna (appaiata a me) che scandisce un “20.15 a metà gara”.

Cerco mentalmente di riproporre le sensazioni di 20 minuti prima, ripercorrendo il lungo viale del Km 6, ma non mi schiodo dal 4.10, che addirittura ripeto in fotocopia nei due passaggi successivi. La previsione di fine gara recita un impetuoso 41.40, più alto del tempo di Parabiago di 3 settimane prima, e per un attimo mi faccio prendere dallo sconforto. Raggiunto dai compagni di giornata del Forum, cerco in loro un’ultima possibilità di rilancio, ma non c’è verso di accelerare. La nota positiva è l’effettiva distanza anticipata dei cartelli chilometrici, che da un rapido calcolo significa togliere circa 30″ rispetto a quanto previsto dal display del Garmin.

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Si entra nel parco, ultimi 200 metri in pista: non ho nemmeno troppa voglia di sprintare, respingo Tytanico che sta facendo il personale e cerca di trascinarmi, arrivo al traguardo e fermo il Garmin: 41.08 il tempo di giornata, nemmeno troppo lontano dal minimo sindacale del 41′. Obiettivamente, considerato che ho corso al 100% solo per 3Km, non è un risultato da buttar via, ma resta il rammarico di non aver raccolto completamente quello che potevo raggiungere.

Non mi fascio troppo la testa, fossi stato a lottare con il PB sarebbe stato sicuramente peggio. Nel frattempo, proseguo con gli allenamenti, in vista delle prossime gare.

Qui la traccia

Maratonina delle 4 Porte, Pieve di Cento 12 Marzo 2017

Con colpevole ritardo, eccomi a riassumere il racconto della mattina passata a Pieve di Cento, bella e veloce gara che ho già corso due volte nel 2013 e nel 2015, segnando una perfetta alternanza con la vicina (sia come distanza che come data) Ferrara Half Marathon, fatta nel 2014 e nel 2016.

Come ho già ripetuto in più articoli, la mia travagliata preparazione invernale non è stata per nulla incentrata sulla distanza dei 21km: il tempo perso mi ha fatto cambiare programma, dirigendomi sulla velocità, in vista delle 10k e delle serali estive. Mi presento quindi alla gara senza pretese e addirittura a digiuno di lunghi da ben 2 mesi, l’ultimo dei quali corso proprio alla Maratonina d’Inverno di gennaio, sulla quale non ho nemmeno scritto nulla, dato che la presi come un allenamento con ripetute all’interno.

L’ultima uscita prima della gara (un banale 4×2000 a ritmo mezza con recuperi corti) mi aveva dato quantomeno un avvertimento: “non provare a partire a 4.15, altrimenti non arrivi in fondo”. Decido quindi di giocarmela su un passo poco più lento, intorno ai 4.18, sapendo che la distanza qui corrisponde abbastanza bene con quanto misurato dal GPS, e che quindi avrei trovato un valido alleato per il mantenimento del ritmo.

Purtroppo, come nel 2014, si affronta un forte vento. Vento che probabilmente renderà meno calda la giornata (prima gara dell’anno corsa indossando solamente la canottiera), ma che su diversi tratti darà fastidio non poco, soprattutto in un tracciato come quello di Pieve, dove l’aperta campagna espone maggiormente al fenomeno.

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La gara scorre via abbastanza velocemente: riesco a girare al passo prefissato facendo tesoro dei vari trenini di turno, e passo metà gara con una proiezione sull’1h31, che tutto sommato sarebbe anche un bel risultato. Sfrutto il tratto coperto dall’argine per aumentare un po’ il passo in vista del finale, raggiungendo anche la terza donna in classifica, ma poi, come prevedibile, dal Km 16 inizio a pagare il conto, a causa dei pochi km nelle gambe. Con l’aggiunta del ritorno del vento, il passo si alza, anche se non eccessivamente, di 10″/Km, così da farmi perdere circa 40 secondi sul possibile target.

Nell’ultimo chilometro riesco a tornare a spingere decentemente, chiudendo in 1.31.45 (non c’è real time ufficiale, il gun time dirà 1.31.54), in 101^ posizione (grazie a chi mi ha passato a pochi metri dal traguardo!).

Per questa prima parte di stagione ho decisamente chiuso con questa distanza, mi fa comunque piacere aver corso ad un ritmo decente nonostante la preparazione nulla.

Qui la traccia.

 

Parabiago Run, 5 Marzo 2017

Non c’è due senza tre, e quindi eccomi per l’ennesimo anno (dopo le edizioni 2015 e 2016) sulla linea di partenza di questa 10Km entrata ormai nel calendario di tanti runner della zona.

La voglia di rivincita dopo i due risultati non pienamente soddisfacenti sul percorso Milanese ha prevalso, e quindi il ballottaggio con la gara di Trecate della settimana precedente si è deciso abbastanza velocemente.

Purtroppo il 2017 non vuole proprio essere il mio anno fortunato: da circa un mese ho ripreso finalmente ad allenarmi con costanza, le sensazioni sono in deciso miglioramento e il recente test a Granarolo Emilia aveva dato il via ad un cauto ottimismo sul recupero della forma. Ma la settimana della gara, per non farmi mancare niente, un virus intestinale mi ha colpito frontalmente come un TIR, regalandomi un giovedì sera al pronto soccorso e un saldo di -2Kg sul display della bilancia. Dopo essermi già sincerato con l’organizzazione della possibilità di un rinvio dell’iscrizione, decido in extremis che posso provare ugualmente la gara, anche se le forze non mi avrebbero permesso di spingere come avrei voluto.

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Dopo un riscaldamento in compagnia di veterani e rookies di RunningForum, mi piazzo nelle prime file della griglia, visto che qui il real time non è previsto. Compagno di giornata il buon Raffaele, a comporre il trenino dei reduci di guerra con l’improbabile obiettivo del 41′.

Si parte. Decido di tenere comunque il 4.06 come target, sapendo che non avrei comunque potuto tenerlo per 10km. Nei primi metri riesco stranamente a controllare il ritmo senza andare fuori giri, mentre mi rendo conto di aver dimenticato l’autolap su lGarmin, e quindi devo ricordarmi di “lappare” manualmente ad ogni cartello. Dopo un 4.10 iniziale, si entra nel famigerato tratto di sterrato, talmente ostico che pare sia stato citato pure in un canto dell’inferno di Dante. A causa del maltempo dei giorni precedenti (la gara invece è soleggiata e fin troppo calda) il primo passaggio sembra una gara di cross. Lo slalom tra le persone e le pozze è alquanto complicato, e la mia consueta alta frequenza di tuffi nell’acqua trova terreno fertile, tant’è che Raffaele alle spalle avrebbe fatto meglio a correre con degli occhialini da piscina!

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Al terzo km, dopo due passaggi a 4.14 e 4.13, la gara è già finita, e sancisco la debacle comunicandolo al compagno di giornata. E’ in questo momento, raggiunto anche da Tytanico, che si apre il cassetto della memoria: gli ultimi 2000 metri di Parabiago sono veramente belli da correre, rettilinei con leggera pendenza favorevole, una manna dal cielo. Riprendo fiducia per i successivi 3Km girando a 4.09 4.06 4.07, prima di affacciarmi per la seconda volta nello sterrato, che affronto con i primi sintomi di vera stanchezza (4.21 all’8°) superando ugualmente diverse persone. Sono nuovamente gli ultimi 2Km a restituirmi un po’ di brillantezza, così da riuscire incredibilmente a fare l’ultimo Km in 4 minuti esatti, con una bella progressione.

41.48 il tempo finale, per 10.100 metri di distanza rilevati dal Garmin. Passo pressoché identico a quello registrato a Granarolo 3 settimane prima, che per l’ennesima volta  mi fa tornare a casa da Parabiago con l’amaro in bocca. Sicuramente, viste le premesse, il tempo è valido e per alcuni versi pure insperato, ma l’obiettivo doveva essere sicuramente un altro. Ci sarà il tempo per recuperare in aprile, alla 10k di San Lazzaro, con un’eventuale ulteriore tappa di avvinciamento alla RunDonato di fine Marzo.

Qui la traccia: https://www.strava.com/activities/888230244

10k di Granarolo, 12 Febbraio 2017

Nel mio ultimo articolo sul blog chiudevo con una promessa ben precisa: rigenerazione e ritorno alle gare, un passo alla volta. A differenza, del passato, sono riuscito a rimanere tranquillo per 3 settimane, dedicandomi unicamente a corsa aerobica, macinando chilometri su chilometri, correndo sempre ad un passo più vicino al 5.30 che al 5. Arrivato (per l’ennesima volta negli ultimi 2 mesi) ad una situazione in cui i dolori sembravano essere spariti, era giusto fare un test per capire, prima di tutto, se avrei potuto tornare a spingere. A seconda del risultato, l’obiettivo sarebbe stato quello di cominciare a ragionare su come impostare i miei allenamenti.

Dopo le vicissitudini degli anni passati (ricordo a memoria almeno un paio di rinunce a questa gara) riesco finalmente a calibrare sul calendario la 10Km di Granarolo, omologata FIDAL e con percorso decisamente veloce.

Prima del via incontro Lorenzo, finalmente fuori dall’ambito lavorativo, e passo con lui i minuti che ci separano dal via, dopo aver messo in cascina un corposo riscaldamento di oltre 4Km. Come tutti i runner amatoriali che si rispettano, bluffiamo alla grande sulle previsioni di gara, paventando tutti gli acciacchi del mondo e dichiarando un 4.15 di obiettivo, sperando di raggiungerlo. Il mio obiettivo reale è quello di cercare di stare tra 4.10 e 4.15.

Partiamo e percorriamo i 200 metri che ci separano da quello che sarà il gonfiabile d’arrivo. Lo passeremo altre due volte, dato che la gara è su circuito, che notoriamente patisco, come successo già a Parabiago 2016 e 2015. Il percorso, come già ho anticipato, è più che scorrevole: un rettangolo con un rettilineo in allungo dopo circa 500m dal via, dove le insidie sono unicamente rappresentate dal giro di boa al termine del Km 2 (e 7) e una doppia inversione ad U a circa 1200m dal traguardo. In pratica, 4 passaggi su 10Km dove si può perdere il ritmo per qualche secondo, per il resto un tracciato adatto a fare il passo senza troppi pensieri.

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Sfruttando appieno queste caratteristiche, parto fin troppo allegro, passando al Km 2 in 8’12. Sono comunque in controllo, e cerco di non lasciarmi prendere troppo dalla voglia di tirare. Al Km 3 mi passa Filippo, in grande forma in questo periodo. Lascio passare anche questa tentazione, e continuo sul mio ritmo, mentre raggiungo Lorenzo e lo passo.

Da questo punto in poi, si può dire che la mia gara sia decisamente costante, quasi un revival delle mie migliori prove del passato (ricordo la StraMagenta 2014 su tutte). Il pilota automatico mi porta a correre per 7 Km senza discostarmi troppo dal 4.10, registrando ad ogni passaggio tempi tra il 4.09 e il 4.12. La misurazione ed il posizionamento dei cartelli sono perfetti, e combaciano con il GPS. Passo indenne anche i fatidici Km 7 e 8 (che solitamente in una 10k sono mortiferi) ed entro nella pista ciclabile per l’ultimo Km. Non ho nessun tempo da battere, ma le gambe girano e spingo ugualmente. Riesco a finire in crescendo (4.08) grazie anche a qualche breve ingaggio sul rettilineo d’arrivo.

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Il cronometro finale dice 41.38 (41.44 il Gun Time), segno che quel 4.10 è effettivamente arrivato. Certo, se guardo la prestazione in termini assoluti, sono 100 secondi lontano dal personale di Lovoleto, ma se considero l’andamento degli ultimi 2 mesi e mezzo, il risultato è quasi insperato. La soddisfazione maggiore arriva dai dolori, assenti sia nel dopo gara, che nei 2 giorni successivi (ad esclusione dei classici postumi di routine).

La cosa più importante è avere ora un punto da cui ripartire. Probabilmente non correrò Mezze Maratone questa primavera (forse Pieve di Cento, ma non sarà sicuramente una gara tirata), mi dedicherò alle distanze più brevi, tentando nuovamente l’attacco a Parabiago. E proverò quest’anno a specializzarmi maggiormente sulla velocità puntando alle serali estive e cercando di ritrovare i tempi del 2015.

Un applauso all’organizzazione: tutto fila liscio, palazzetto per cambiarsi al caldo, traffico assente, 10Km omologati FIDAL con cronometraggio e chip. Pacco gara alimentare veramente generoso. A 7€. Come spesso accade, tante gare blasonate hanno da imparare ancora tanto.

Qui la traccia: https://www.strava.com/activities/863425306

85^ Cinque Mulini, 22 Gennaio 2017

Il mio 2017 è iniziato in modo decisamente negativo. Anzi, a dirla tutta, è già da fine 2016 che non va poi così bene. L’ultima mezza autunnale a Pontelagoscuro aveva lasciato strascichi sia a livello di stanchezza che di dolori. Un periodo di costruzione fatto di tanti lenti sembrava aver etichettato velocemente la situazione come un classico momento di scarsa forma, ma ai primi accenni di spinta (Sant’Agata Bolognese a Santo Stefano, con 8k a 4.15 di media) la situazione si è ripresentata puntuale. Non è bastata la rinuncia (con grosso rammarico) al Cross del Campaccio per rifiatare, perché anche la Maratonina d’Inverno del 15 Gennaio a Ferrara è stata abbastanza deludente. Non è stato tanto l’esito finale (1h34 ma con una gara approcciata in modalità allenamento con 4×4000 all’interno), quanto il faticoso recupero: a 4 giorni di distanza le gambe erano ancora appesantite e doloranti, e dopo un piccolo tentativo di qualità giovedì scorso, mi sono ritrovato a correre un lento sabato mattina in una condizione pietosa. Correre fuori forma ci sta, ma farlo con dolori, è frustrante.

Con queste premesse (e con un antinfiammatorio in corpo) mi sono presentato al via della Cinque Mulini. Dopo l’edizione 2016, e dopo aver già saltato il Campaccio, non sono riuscito a dire di no. Il Cross di Cesano Maderno dell’8 Gennaio mi aveva già dato un parametro di valutazione della forma attuale, quindi le aspettative erano abbastanza basse.

Percorso confermato, con la partenza nella splendida cornice dello stadio del Cross di San Vittore, giro di campo tutti insieme (268 persone al via, in netto aumento) e poi via verso il resto del percorso. Il primo Km è ovviamente veloce (4.11), e già dopo 1500 metri mi rendo conto di aver praticamente finito la benzina. Cerco di non pensarci, non mi metto ansia perché tanto non ho obiettivi, e affronto la parte centrale del percorso (la più divertente) scacciando i pensieri.

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Finisco il primo giro in 12.30, ben lontano dal primo giro 2015 chiuso in 11.59. Nel secondo giro le sensazioni non migliorano, vago nei campi andando a 4.30, talvolta sorpassando qualcuno che è partito in modo scriteriato, talvolta facendomi invece sorpassare da gente improbabile che in condizioni normali non vedrei nemmeno al via. E nella parte di percorso con i Mulini che mi si accende di nuovo la miccia, ed inaspettatamente trovo un finale in crescendo, puntando diverse persone e sorpassandole nello stadio.

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Grazie all’ultimo km in progressione, riesco a rendere la prova appena sufficiente, chiudendo il secondo giro praticamente allo stesso passo del primo (12.30/12.34). Lo scorso anno il giro finale fu in 12.27. Se non altro, magra consolazione, dopo aver corso diversi cross ho imparato a gestire meglio la gara, evitando i crolli verticali patiti nelle prime partecipazioni alle campestri.

Ora è necessario fare un passo indietro ed evitare di buttarmi inutilmente in mille gare come mio solito. La mia FC è alta, i tempi pure. Continuare a confrontarmi con il cronometro rischia solamente di peggiorare la situazione a livello mentale.

Un ringraziamento a Andocorri e Alessandro Marcandalli per le foto

Memorial Mario Cardinelli Mezza Maratona del Parco Urbano, Pontelagoscuro (FE) 28 Novembre 2016

Con la mezza di Busto il mio calendario autunnale sulla distanza avrebbe dovuto dichiararsi concluso. Il finale della gara mi aveva però lasciato qualche dubbio su uno stato di forma in crescita nell’ultimo mese quindi, piuttosto che passare l’inverno a recriminare su un eventuale risultato cronometrico non raccolto, ho deciso di passare al setaccio gli appuntamenti disponibili e questa maratonina faceva proprio al mio caso.

Pontelagoscuro, paesino a me sconosciuto fino a 10 giorni fa, è una frazione di Ferrara. Mi renderò conto, studiando il percorso nei giorni precedenti la gara, che per un tratto di strada costeggeremo anche le mura della città. Iscrizione su SDAM e scelta fatta.

Una volta al ritrovo, incontro inaspettatamente Gaetano di RunningForum (che non vedevo dalla Run Tune Up del 2014) e procedo con il mio riscaldamento, oggi più che mai importante in quanto i tendini della gamba sinistra all’altezza del ginocchio risentono del carico (probabilmente eccessivo) di gare dell’ultimo mese. Le sensazioni sono discrete, il dolore non è completamente assorbito dopo i 2 giorni di completo stop, ma la testa resta determinata sull’obiettivo.

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Qualche minuto dopo le 9.30, dopo una piccola diatriba tra i giudici UISP sul posizionamento corretto del via, si parte. La tattica è quella già ampiamente rodata nelle recenti mezze di Calderara e Busto, con la speranza di riuscire a fare un finale contenendo l’inevitabile calo della seconda parte di gara.

Parto quindi nel gruppo di testa, imponendomi il 4.10 di passo fin fa subito. Dopo i primi 2500 metri di esce dal centro urbano, raggiungendo uno dei punti più belli del percorso: poco meno di un chilometro di sterrato (che non si fa sentire, viste le gambe ancora fresche) immersi nel verde del Parco Urbano. Veramente un bel posto per andare a correre quotidianamente. Al Km 4 il primo lap di giornata mi restituisce un 4.09 di passo, in linea con il pianificato. Al cartello del 6° vedo le mura della città di Ferrara, e mi rendo conto di percorrere un breve tratto esattamente in senso inverso rispetto a quello fatto al 19° Km della mezza del mio PB, 8 mesi prima. Rinfrancato dal ricordo positivo raggiungo il Km 8 sempre a 4.09 di passo medio, con una proiezione al di sotto del mio miglior tempo.

Al km 9 perdo qualche secondo al ristoro, dandomi una conferma di come possano essere insidiosi a volte. La giornata è però calda, nonostante il periodo, e un brevissimo sorso d’acqua serve più per la mente che per il fisico. Come prevedibile, la stanchezza inizia a farsi sentire, ma la testa resta concentrata sulla gara e continuo a spingere, sperando di non pagare nel finale tutta la fatica. Fino al Km 13 le proiezioni mi danno forza per non calare nell’azione di spinta.

Il tratto successivo presenta il primo conto di giornata: un leggero vento contrario, e lo stomaco dolorante rendono più difficile la corsa, e il passo si alza leggermente anche se giro comunque al Km 16 con un tempo intorno all’89. Quello che mi preoccupa è però il vero punto ostico del percorso: durante il 17° chilometro, si sale sull’argine del Po, con una salita che mi è stata descritta come “breve ascesa di 150 metri”. A lato pratico la breve ascesa è un cambio secco di pendenza che porta a fare un dislivello di quasi 10 metri in pochissimo tempo. Decido di non attaccare deciso, ma di salire invece tranquillo, rendendomi conto una volta in cima che il problema non consiste nella salita in sé, ma più che altro nella successiva ripartenza. Le gambe non riescono a riprendere il ritmo di 1 minuto prima, provo a spingere e rilanciare, ma non c’è una risposta positiva dal fisico. Saranno i 3 chilometri (17-18-19) peggiori della mia gara, dove anzichè guadagnare i 30″ che mi avrebbero portato in zona PB mi ritrovo a perderne altrettanti.

Fortunatamente riesco a riprendere ritmo negli ultimi 2 chilometri, quando la testa della corsa femminile mi affianca e con lei un manipolo di accompagnatori, sia di corsa che in bicicletta. Si entra in paese, vedo l’alto campanile della Piazza che ospita l’arrivo, ma restano ancora 3 cambi di direzione prima del traguardo. La poca lucidità rende difficoltoso ogni calcolo, non so se sarò in grado di restare sotto i 90′ visto il tempo perso sull’argine, invece arriva il cronometro ufficiale che recita 1.29.36, dopotutto non male, considerata la difficoltà. Il chilometro finale a 4.16 di passo ha evitato il peggio.

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Quali conclusioni trarre? Ho scelto di fare un’altra mezza per testare la curva del mio stato di forma, e ho ricevuto una risposta ben chiara: a Busto ho dato il massimo che avevo a disposizione. E’ comunque soddisfacente aver raccolto tre ottimi tempi (1.29 1.28 1.29) in 4 settimane, e se aggiungo anche l’1.30 di Pisa il quadro della mia stagione autunnale non può essere che positivo, anche in assenza di PB.

Qui il percorso e qui la classifica