Maratonina di Busto Arsizio, 12 Novembre 2017

La maratonina di Busto, oltre ad essere la gara di casa, ha sempre per me rappresentato un banco di prova: indipendentemente dalla condizione e dagli obiettivi, è dal 2012 che questa gara mi ha sempre visto migliorare il tempo dell’anno precedente, e anche questa volta mi presento al via con l’intenzione di confermare la striscia positiva.

Scontato dire che il recente tempo ottenuto a Gallarate, ha sicuramente cambiato le carte in tavola rispetto a quanto previsto in fase di preparazione. Busto è così per me diventata la gara su cui correre esclusivamente in attacco, senza troppi calcoli.

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Dopo un pre-gara dove ho piacevolmente rivisto, tra gli altri, Friz, Mod, Bilbo e il debuttante Armando, mi posiziono in seconda griglia. Come di consueto, parziali sul Garmin impostati con cadenza di 4km. Testa bassa, obiettivo 4.05, e si parte.

L’inizio di gara scorre via abbastanza liscio, eccezione fatta per un primo km inaspettatamente trafficato che mi costringe a qualche su e giù dai marciapiedi laterali, per evitare di perdere troppo tempo. Il passaggio al Km 4 recita 16.18, in perfetto target. Al 5° chilometro noto un lieve affaticamento muscolare ai quadricipiti e al basso addome, problema già noto che più volte mi ha accompagnato a fasi alterne nelle ultime settimane. Riesco a mettere da parte i cattivi pensieri ed affronto una delle parti più scorrevoli del percorso, chiudendo il secondo parziale con un ottimo 16.15, prima del piacevole chilometro con ingresso, giro di pista ed uscita dallo stadio. Al tappeto dei 10km transito in 40.51, saluto Serena (oggi impegnata al ristoro) e sfrutto la spinta data dagli incroci di percorso del km 11. Transito al cartello dei 12 con un confortante “lap” in 16.17.

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Arriva il tratto più complesso della Maratonina: dal 13° al 17° la strada sale in modo lieve, ma costante, accompagnata da qualche svolta secca. Se passo il cavalcavia in modo brillante, non riesco a fare altrettanto nei chilometri successivi. Il passo si alza intorno al 4.10, provo a reagire, ma resto sempre su quel passo, stabile senza variazioni. Il problema principale è che, mentre a Gallarate sapevo di avere ampio margine da giocarmi rispetto all’obiettivo (con conseguente possibilità di rifiatare nei momenti di difficoltà), oggi questa chance mi manca: ogni secondo perso è tempo che difficilmente riuscirò a recuperare, dato che sto giocando sul mio limite. Purtroppo, nonostante i miei tentativi di reagire, i quadricipiti rispondono sempre meno allo sforzo, arrivando quasi al limite dei crampi. Quello che ottengo è solo un contenimento dei danni e, anche durante il tratto in discesa che riporta da Viale Stelvio al centro città, non riesco a registrare un passo inferiore al 4.19.

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Un rapido calcolo al cartello dei 20, mi dice che posso ancora portare a casa un premio di consolazione: arriva così la spinta psicologica che, unita alla folla numerosa (quanto silenziosa) della zona pedonale al Km 21, mi aiuta a registrare un passo di 4.01 negli ultimi 1100m del percorso. Chiudo in 1.27.49 di Real Time, un tempo oltre un minuto più alto di quello che avrei sperato, ma anche la seconda prestazione di sempre sulla distanza e 78 secondi più veloci di Busto 2016.

Resta la consolazione di aver contenuto i danni, di aver più volte reagito a quella voce che mi suggeriva di continuare fino al traguardo andando a 5’/Km, a mezz’ora dalla fine. Sicuramente, se quattro mesi fa mi avessero detto che avrei fatto questo tempo a Busto, ci avrei messo comunque la firma.

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Resta da fare una considerazione personale, dopo aver corso per 6 anni di fila questa gara: il percorso è indubbiamente filante, e resta uno dei più veloci esistenti in Italia, ma probabilmente si adatta poco alle mie caratteristiche. Le prime difficoltà durante una mezza maratona le sento al km 13, e a Busto questo coincide con il tratto più complicato. A Gallarate il dislivello era decisamente più impegnativo, ma essendo a ridosso del traguardo, questo mi ha permesso di poter gestire la fatica fino al 18°, e quando è stato il momento di dare a fondo le energie, restavano solo 3km alla fine. E psicologicamente è tutta un’altra cosa. Valuterò il prossimo anno se prendere una pausa dalla gara di casa.

La stagione volge al termine, sono stati 4 mesi intensi, con tutte le settimane a 5 uscite e più di 60km. Ho raggiunto due personal best (Cardano e Gallarate) con riscontri cronometrici ottimi, e sono quindi soddisfatto e ripagato degli sforzi fatti. Ora, dopo che avrò smarcato le consuete pratiche medico-burocratiche, arriverà il momento di pianificare i prossimi obiettivi. Le aspettative e la determinazione sono ai massimi livelli.

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Mezza Maratona di Gallarate, 29 Ottobre 2017

Da tanto tempo non arrivavo ad una gara con così tanta pressione come in questa occasione. E’ una bella sensazione, nonostante l’ansia che sale già dall’inizio della settimana di gara possa essere vista con un’accezione negativa.

Dopo mesi di allenamenti, chilometri macinati, e sveglie al mattino presto, c’è la consapevolezza di poter far bene: sento di avere nelle corse una prestazione che mi possa portare quantomeno a ritoccare il Personal Best di Ferrara 2016, e questo mi porta a Gallarate con una buona dose di fiducia. Il percorso è leggermente cambiato, sulla carta per ridurre le difficoltà di dislivello della prima edizione, ma resta comunque per me inedito, dato che nell’anno del debutto avevo corso solo la distanza ridotta, in preparazione alle mezze autunnali di Calderara e Busto Arsizio.

Terminato il riscaldamento in compagnia di Andrea e Francesca, mi dirigo con un certo anticipo in griglia di partenza. Non ci sono suddivisioni in base al tempo, e voglio garantirmi una posizione comoda al via. La tattica di gara pianificata in partenza è quella di spingere nella prima parte, sfruttando i km iniziali molto scorrevoli e con poche curve, per poi giocare in difesa nell’ultimo terzo del percorso, dove salite e curve presenteranno il loro conto.

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Allo sparo il gruppo si sgrana molto velocemente e senza intoppi, i vialoni di Gallarate sono ampi e le gambe, ancora fresche, girano senza problemi. Il primo check dal 4° Km, dice 4.07 di passo. Fin dai primi metri di gara sono molto vicino a Raffaele con cui, senza particolare premeditazione, correrò fino alla fine. Ci troviamo in un gruppo di 5-6 persone, c’è tempo anche per scambiare qualche battuta, insieme a Serena (terza donna all’arrivo) e ad altri. Al km 8 il passo medio è di 4.06.

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Immessi nella zona industriale, tanto brutta quanto scorrevole, c’è la possibilità di impostare il pilota automatico, senza grossi pensieri di svolte improvvise. Anche qui riesco a tenere il passo regolarmente (4.09 dal 9° al 12°) , perdendo qualcosina solo nel primo sottopasso, dei 5 previsti in giornata. Un breve calcolo cronometrico mi fa capire che, anche girando a 4.15 fino al traguardo, sarei in linea con il personal best. In aggiunta, anche se ormai posso dire che sia una certezza, i cartelli chilometrici anticipano sistematicamente il mio Garmin, e quindi so di avere un tesoretto aggiuntivo di qualche secondo.

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Arriva il momento di soffrire: dopo un primo assaggio di salita tra i Km 13 e 14, riprendo il passo nella successiva discesa, mettendo così in cassaforte altri 20 secondi nel quarto parziale di giornata. A 5000 metri dal traguardo, con il personale ormai in tasca, si tratta solo di stringere i denti e non farsi sopraffare dalla salita. Sempre gomito a gomito con Raffaele, affronto 17° e 18° calando nel passo e perdendo qualche metro da lui. Inizia il dislivello e dopo una prima curva ho un attimo di sollievo, convinto che l’asperità sia già terminata, ma dopo la successiva svolta a destra arriva il tratto più duro, così da correre il 19° Km a 4.22, il più lento di giornata. Nemmeno il tempo di riprendere fiato che una curva secca a sinistra ci immette sull’ultimo cavalcavia di giornata, lo stesso che avevo affrontato un anno prima. La fatica è parzialmente compensata dalla consapevolezza che manca ormai poco, unito al fatto che nell’ultimo tratto il mio Garmin abbia “perso” ancora qualche metro tra le numerose svolte e che quindi il mio ritmo sia peggiorato meno di quello che il display voglia farmi credere.

Ultima rotonda, focalizzo il rettilineo finale ma, quando sono ormai pronto per lo sprint, noto una variazione rispetto al precedente percorso: per raggiungere la distanza di gara, è stato inserito un passaggio su un rettilineo con giro di boa finale. Dopo l’inversione a U mi lancio verso gli ultimi 300 metri (l’ultimo chilometro risulterà corso a 3.57 di passo), il tempo di posare per una foto per l’amico Alessandro, di dare il cinque al resto della famiglia, posizionata a 30 metri dal traguardo e passare sotto il gonfiabile, in 1 ora 26 minuti e 42 secondi, sgretolando letteralmente il mio miglior tempo precedente.

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I successivi 2 minuti, dopo un abbraccio con Raffaele e i reciproci doversi ringraziamenti, li passo seduto sul marciapiede, a piangere a dirotto come un bambino, come non mi capitava da diverso tempo. I mesi di fatica sono finalmente ripagati, e con gli interessi.

Qui la traccia

Due parole sull’organizzazione: per quanto sempre molto volenterosa e dagli sforzi encomiabili, l’Atletica Casorate dimostra di dover lavorare ancora un po’ per eventi di portata maggiore, come questo. Troppe volte ci siamo trovati a dover evitare auto che si immettevano sul percorso (sia negli incroci presidiati che in quelli lasciati liberi), i ristori non ben disposti e con personale a sufficienza (anche se, fortunatamente, non ne ho avuto bisogno), l’accesso alla palestra da un’unica porta stretta e la doccia fredda negli spogliatoi, sono punti sicuramente da migliorare. Se poi ci mettiamo la sfortunata (?) disavventura dei nomi sui pettorali, stampati senza corrispondenza, il gioco è presto fatto. Fantastico invece il pacco gara.
Si ringraziano Arturo Barbieri e Dario Antonini per le splendide foto.

Memorial Laura Prati, Cardano al Campo (VA) 15 Ottobre 2017

Nel mezzo della preparazione per le mezze maratone autunnali, spunta all’improvviso la partecipazione ad una 10km, gara assolutamente non preventivata e decisa a pochi giorni dal via. Nessun allenamento specifico per la distanza, ma la consapevolezza che la grossa quantità di chilometri che sto macinando da ormai 3 mesi non può che aver portato un effetto benefico sulle mie prestazioni, indipendentemente dalla lunghezza della gara.

Conosco abbastanza bene il percorso, per averci corso nell’estate 2015, in occasione di una tappa serale del Giro del Varesotto, e proprio per questo sono stato titubante prima di procedere con l’iscrizione. Due giri da 5Km, con un tratto di circa 1500m in costante ascesa: non si parla ovviamente di corsa in montagna, ma all’interno di una gara dove si cerca esclusivamente la velocità, questo passaggio può rappresentare più di un’insidia, considerato che durante la seconda tornata, capiterà nel km 6 e 7.

Il programma del giorno, piuttosto ottimistico ma improntato per portare a casa un PB certo, prevede un passaggio a metà gara in 19.40 circa, così da avere margine per affrontare la salita e ripartire nel finale.

Al via resto abbastanza tranquillo a centro gruppo, controllando il ritmo nei primi 2000 con ascesa sfavorevole e registrando due km in 3.55 e 3.57. Il terzo chilometro è quello con la pendenza negativa, e devo alzare l’acceleratore per evitare di esagerare, quando il Garmin rileva un ritmo di 3.40. Passo il cartello dei 3 in 3.51, quando vengo raggiunto dal compagno di squadra Riccardo, solitamente ben più veloce di me (scoprirò poi al termine che la sua partenza è stata posticipata perchè inserito tra i non competitivi), mentre gli ultimi 2Km prima del passaggio sul rettilineo del via sono tortuosi  e con un cavalcavia (al 4°), ma passano senza grossi problemi in 3.56 e 3.57. Chiudo la prima metà intorno a 19.40, esattamente come pianificato.

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Inizia il secondo giro e mi trovo faccia a faccia con l’ostacolo di giornata, con una discreta dose di ottimismo, visto che la stanchezza non sembra farsi sentire eccessivamente. Purtroppo però le mie sensazioni positive non trovano riscontro sul cronometro, con il passo che si alza pericolosamente anche fino a 4.10, così da dover rilanciare l’azione un paio di volte per limitare i danni. Il Km 6 lo faccio in 4.04, ed il successivo a 4.02. Per un attimo temo il peggio, vedendo parte del margine accumulato svanire in pochi minuti. Ma l’8° Km, con la sua discesa, arriva come una manna dal cielo: ritrovo il ritmo, e questa volta spingo, devo assolutamente sfruttare il dislivello per recuperare il passo e riesco a tornare a girare con un ottimo 3.53. Recupero qualche posizione e comincio a contare i metri che mancano al traguardo, senza (purtroppo) trovare riferimenti con i cartelli chilometrici, piazzati in corrispondenza dei chilometri del primo giro e quindi non utili, dato che la partenza e l’arrivo non coincidono esattamente. Anche il Km 9, con il suo cavalcavia, passa a 3.53, e non mi resta che continuare a testa bassa, alla ricerca del rettilineo conclusivo. Senza le indicazioni dei cartelli non ho nemmeno tempo (né forza) di fare proiezioni di tempo, quindi mi limito solo a sperare nella cronica distanza corta rilevata dal mio Garmin, ipotizzando un tempo di arrivo di circa 19.20.

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Nell’ultimo km spremo le ultime energie rimaste, faccio l’ultima curva a destra e sono a 250m dal gonfiabile dell’arrivo. Senza ridurre l’azione di spinta, ho un momento di lucidità per scorgere sulla sinistra Spuffy (secondo al traguardo con 31.59) che mi incita, contento per il mio tempo, e che allunga la mano per darmi il “cinque”, a meno di 100 metri dalla fine. Un occhio al tempo di gara sulla destra (che recita 39.28) e taglio il traguardo, stremato e contento per aver tolto più di 30 secondi al tempo di Lovoleto 2016, il mio precedente personale.

Qui il percorso

Mezza Maratona di San Luca, Correggio (RE) 8 Ottobre 2017

Giusto per stravolgere continuamente la preparazione autunnale, torno a sfruttare una gara nella mia regione adottiva per far girare un po’ le gambe, dopo l’iniezione di fiducia a Cento. Le gare obiettivo della stagione si avvicinano pian piano e, tra una seduta di ripetute ed un lungo, è ora di cominciare a testare la condizione seriamente.

Mezza Maratona di Correggio, la numero 33 della mia vita da podista. Percorso che non può presentare asperità (anche se ammetto di averlo visionato ben poco) e previsione di passo intorno al ritmo della corsa media, quindi sui 4.25. Dopo aver rivisto dopo tanto tempo Andrea, ed essermi riscaldato insieme a Paolo, mi dirigo in griglia.

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Messa da parte l’ipotesi di fare da pacer a Paolo, inizio la mia gara con un ritmo leggermente più veloce del previsto, a 4.20 di passo. Per un paio di volte nei primi 2km alzo l’acceleratore per gestire il ritmo, ma poi vedo che le gambe rispondono molto bene e decido di assecondarle, almeno in parte. La mia prima ora (abbondante) trascorre praticamente tutta in questo modo: passo costante, fatica sotto controllo e frequenza cardiaca molto buona e regolare. Riesco a fare i primi 16km tutti tra 4.18 e 4.23, correndo spesso senza riferimenti utili, date le scarse occasioni di correre in gruppo, nonostante la mia andatura da metronomo.

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Al Km 17, seppur non in preventivo, decido di spezzare la monotonia aumentando il passo: da qualche minuto sto recuperando posizioni, e voglio vedere se riesco a strappare un tempo inferiore a 1h31. Giro a 4.14 è tutto sembra andare per il verso giusto, ma tra il Km 18 e 19 si palesa un imprevisto di giornata totalmente inatteso: l’ennesimo tratto su ghiaia (il terzo di giornata, ma i primi due li avevo digeriti abbastanza bene) abbinato al passaggio nel parco cittadino, che presenta cambi di direzione secchi in successione, con l’aggiunta di un sottopasso ferroviario a fine parco. Il passo si alza prima a 4.22 e poi al 4.26 del 19°Km, il più lento di giornata.

Tornati sulla sede stradale, cerco di riprendere il discorso da dove l’avevo iniziato, e concluso gli ultimi 2km con un’incoraggiante progressione a 4.13 e 4.07.

Taglio il traguardo in 1.30.45, a 4.18 di passo e 146bpm medi  di frequenza cardiaca, che è il dato più interessante di giornata. Se torno indietro esattamente di 12 mesi, a Pisa avevo corso con un tempo simile, ma disputando una gara completamente diversa, partendo per cercare il sub 90′ e finendo in riserva piena.

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Inutile nascondere che una prestazione come questa dà molta fiducia per le gare di Gallarate e Busto Arsizio: non ho ancora un’idea precisa del passo da tenere, ma le idee si stanno schiarendo giorno dopo giorno

Qui la traccia

Centopassi, Cento (FE) 24 Settembre 2017

Dopo la convivente prestazione alla Run Tune Up di due settimane prima, eccomi di nuovo pronto per gareggiare in terra Emiliana, questa con intenti decisamente più bellicosi.

La gara è la Centopassi, competizione scoperta nel 2016 è che aveva visto finire a premi sia me (10° di Cat. 30/39) che Francesca, quarta tra le sue coetanee.

Il percorso presenta una distanza non convenzionale (11.3Km) e risulta prevalentemente scorrevole, ad eccezione dei 4km (abbondanti) centrali, da correre su e giù per gli argini del Reno, con fondo in erba e terra. Obiettivo dichiarato, quello di fare meglio del tempo dello scorso anno (47.13 a 4.12 di passo), dove dopo una buona partenza avevo patito oltremodo i cambi di ritmo.

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Mi presento al via con una condizione decisamente in crescita, e dopo qualche mese, sento (finalmente) la pressione da risultato. Alla partenza, cerco subito di trovare un passo decisivo intorno al 4′, dato che i primi 4km che ci portano diritto verso il centro città sono i più semplici da percorrere. Il cronometro di questa prima fase registra passaggi in 3.57 4.00 3.59 4.02, con un discreto controllo del ritmo.

Al Km 5, iniziano le difficoltà di giornata: iniziano i saliscendi sull’argine e il passo deve per forza alzarsi, ma noto da subito che riesco ad essere circa 10″/Km più veloce rispetto ad un anno prima, e registro altri 4km in serie con 4.12 4.12 4.11 4.10. A metà del Km 9 si torna finalmente sull’asfalto (4.07), così da aver la possibilità di fare a tutta gli ultimi 2km e spiccioli che mi separano dal traguardo.

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Provo a forzare cercando di cambiare il passo, dopo il tratto difficoltoso: la stanchezza si sente e dopo un 10° Km a 4.00 devo più volte rilanciare nell’11° per fare un 4.02, prima di raschiare il fondo del barile per i 300m finali.

Chiudo in 45.45, a 4.04 di passo. 90 secondi in meno del 2016, e con un piazzamento al 9° posto di categoria, che mi permette di portare a casa qualche prodotto tipico alimentare, oltre che una foto da tenere nel cassetto dei bei ricordi.

Molto soddisfatto della prestazione, anche perché dà molta fiducia per il proseguo della stagione

Qui la traccia

Run Tune Up, Bologna 10 Settembre 2017

Appuntamento ormai fisso con la Mezza di Bologna, la maratonina della mia seconda casa, che quest’anno mi vede al via per la quarta volta consecutiva.

Dopo due tentativi (2015 e 2016) con un risultato più deludente dell’altro, per questa edizione ho deciso di non sfidare il clima (e la forma) di inizio settembre, sfruttando il bel percorso per un allenamento lungo in vista delle gare autunnali. Il programma è poi decisamente cambiato nei giorni precedenti al via, sia dal punto di vista meteorologico (pioggia) che da quello podistico, con le direttive che trasformano il mio lungo da 21km in una corsa in progressione, con finale il più possibile ad un ritmo medio.
Il pre-gara non delude mai, e quest’anno inizia già dal giorno precedente la Run Tune Up, con incontri piacevoli al ritiro pettorali. La domenica mattina purtroppo il ritrovo Running Forum conta solo 4 persone, ed oltre a ritrovare Riccardo, mi fa piacere salutare nuovamente Gaetano e Luca, già incrociati in precedenza proprio qui a Bologna, oltre che in altre gare.
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Come detto, il clima è decisamente clemente, nonostante ci si trovi ad inizio settembre. Riusciamo a fare il riscaldamento senza bagnarci ma, una volta in griglia, la gufata dello speaker “ha smesso di piovere!” è implacabile: pioverà a dirotto dal momento dello sparo, e smetterà esattamente 2 ore dopo, a gara finita. Poco male, sicuramente meglio correre sotto l’acqua che con 30°.
Parto insieme a Luca al ritmo previsto di 4.40, e riesco ad eseguire il mio compitino senza problemi fino al km 16, con i 4 parziali da 4Km l’uno pressochè identici: 18.42 18.26 18.30 18.34. Perdo purtroppo contatto con Luca dopo 8Km, perchè lui lascia andare le gambe sulla discesa dei lunghi viali, mentre io resto più cauto e lascio quei 50 metri di distanza da lui, che non ricucirò più.
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La difficoltà maggiore proviene dal fondo stradale: il centro di Bologna è per l’80% pavimentato con lastroni in pietra, che con il bagnato diventano una pericolosa insidia. La seconda metà di gara è interamente corsa nelle piccole vie centrali, ed il tracciato è molto tortuoso, devo quindi prestare la massima attenzione alta ad ogni curva, mentre iniziano gli ultimi 5Km del percorso, che coincidono con il mio previsto cambio di passo.
L’accelerazione viene discretamente: tengo 4.22 di passo per 4Km consecutivi, al 21° Km accuso un po’ di stanchezza, anche perchè per qualche metro rallento cercando di spronare una ragazza in difficoltà. Faccio comunque un chilometro a 4.26 mentre i metri restanti che mi portano al traguardo li faccio a 4.10
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Chiudo la mia 4^ Run Tune Up (rinominata in Rain Tune Up per questa edizione) in 1.36.36, alla media di 4.32.
Soddisfatto per il buon allenamento portato a termine.

Notturna della Portaccia, Castiglione dei Pepoli 15 Luglio 2017

Per concludere in bellezza la stagione agonistica estiva, non c’era niente di meglio che tornare a correre in quel di Castiglione dei Pepoli, scoperta lo scorso anno ed entrata di diritto tra le mie gare preferite. Motivo in più per partecipare quest’anno, la presenza del buon Leonardo, che non vedevo dalla Pisa Half Marathon dello scorso Ottobre.

Dopo aver ritirato il pettorale e terminato il pomeriggio con un veloce aperitivo nella storica Piazza del paese, ci lanciamo in un giro del percorso, così anche Leonardo si può rendere conto di cosa lo aspetta durante i tre giri previsti per la competizione.

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Il tracciato è lo stesso del 2016, ed è alquanto particolare: 800 metri in discesa, un primo strappo, altri 1000 con leggera pendenza a favore, una salita lunga 500 metri (e 50 di dislivello) ed un tratto finale tortuoso con una discesa breve quanto ripida per tornare alla partenza. 3350 metri totali e gara da 11.1Km.

Al via si parte subito molto forte, cercando di non andare troppo fuori giri fin da subito e pagare tutto nel finale. Provo a tenere un ritmo più veloce di quello dell’edizione precedente, restando però in controllo, per quanto possibile. Ne esce un primo giro in 15.34, a 4.10 di passo. Durante la seconda tornata, resto praticamente da solo, senza grossi punti di riferimento, cercando di puntare qualche avversario in lontananza, e recuperando una posizione, per passare al suono della campanella in Piazza della Libertà in 15.55 (4.16). Anche nel giro conclusivo recupero una posizione, mentre non mi riesce l’ultimo sorpasso di serata, e chiudo con un 16.03 finale. Gara in leggera regressione, ma mi conforta il confronto con l’edizione precedente, dove il miglior giro era stato equivalente al peggiore di quest’anno.

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Il cronometro ufficiale recita 47.37, ben 1 minuto e 30 secondi in meno rispetto allo scorso anno. Mi piazzo in 38^ posizione (51° nel 2016), su 194 partecipanti (20 in più del 2016).

Buona gara anche per Leonardo, che è rimasto piacevolmente colpito dalla bellezza del percorso e dalla splendida organizzazione (il ristoro post-gara è ineguagliabile), così come lo ero stato io durante la prima partecipazione.

Soddisfatto, chiudo la mia sessione estiva di corsa, prima di rilanciarmi nella lunga preparazione autunnale.

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