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Biella-Oropa, 30 Luglio 2016

Estate inoltrata, da sempre periodo di potenziamento. A dire la verità, quest’anno non ho sicuramente dedicato il tempo giusto alle salite così come negli ultimi 2 anni, dove più volte avevo percorso l’ascesa al Campo dei Fiori, perfetta per lo scopo. Dopo le due sessioni di ripetute in salita nel mese di Luglio, ho così deciso di partecipare ad una gara che avevo adocchiato più volte in passato, la Biella Oropa.

Dopo essermi documentato su RunningForum e sul sito ufficiale, ho deciso di iscrivermi. Dalle analisi, l’ascesa al Santuario mi sembra similare a quella dell’osservatorio di Varese, con circa 900m di dislivello da percorrere in 12Km, contro i 10 di quella Lombarda.

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Al ritiro pettorali incontro i forumendoli Franchino (e compagna), Pippotek e il padrone di casa Grantuking. Tempo di fare un breve riscaldamento (sotto qualche goccia di pioggia) e di incamerare qualche prezioso consiglio da Franco (che ho rivisto con piacere dopo l’esperienza alla Mezza di Torino), esperto della gara, ed è ora di mettermi in griglia. Il piano è confermato: non avendo target di passo, devo correre con un occhio solo alla FC, da tenere costantemente sotto controllo per evitare di andare fuori giri e arrivare senza benzina nel finale.

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Allo sparo, inizio ad attuare la mia tattica: Garmin in modalità distanza/battito e nessun’altra informazione. Il primo Km è ancora in centro a Biella ed è quindi veloce (4.33), mentre dal secondo si comincia a salire e quindi a dosare le forze. Il terzo Km presenta già la prima marcata salita di giornata (punta al 13%), ma in cima si può rifiatare per quasi un Km, con accenno di discesa, così da percorrere il 4° in 5.00.

Dal quinto Km si ricomincia a salire, prima di affrontare il clou dell’ascesa: 5Km con 470m di dislivello, comprensivi di due veri e propri muri con punte del 21% nel primo e 25% nel secondo. Cerco più volte di non cedere al passo, sfrutto ogni ristoro ed ogni spugnaggio (presenti con buona frequenza su tutto il percorso), arrivando al punto di correre andando alla stessa velocità di chi cammina. Noto tante persone che hanno poca esperienza di corsa in salita, approcciano la salita in modalità ripetuta, camminando e ripartendo con strappi che fanno ancora più danni. Bisogna invece andare dosando le forze, questo è l’approccio da tenere su tracciati di questo tipo. Riesco a percorrere questi 5Km con un passo medio poco sotto i 7’/Km, probabilmente tra i più lenti metri di gara mai fatti, escludendo quelle con tratti al passo. Aiutano, non poco, le numerose persone affacciate sulla strada nei paesini: bambini a tifare, gente ad applaudire, campanacci montanari come fossimo ad una gara da sci, tifo anche dai finestrini delle auto. Merita menzione tra tutto questo un autobus costretto a fermarsi ad un incrocio: motore spento, passeggeri costretti a scendere che nell’attesa si mettono ad incitare i concorrenti. Sono lontani i clacson delle città che fanno da sottofondo ad ogni strada chiusa.

Tornando alla mia gara, passato Favaro le difficoltà maggiori sono, sulla carta, alle spalle. 2Km perlomeno corribili, la pendenza cala e lascia spazio nuovamente ad alcuni tratti di piano, dove si riesce anche a spingere. Ma devo fare i conti con un imprevisto: oltre alla stanchezza accumulata, il mio sempre problematico adattamento alla quota. Lo scompenso di pressione si concentra tutto sui miei timpani e comincio a sentire un dolore sempre più crescente. Sorpasso ugualmente tante persone nel finale, ma non spingo quanto vorrei e quanto potrei. Il dolore è via via sempre crescente, quando l’ultimo tornante finalmente mostra il Santuario e l’arco di arrivo. Ancora 500 metri stringendo i denti, con rettilineo finale sui sampietrini e ultimo tratto di salita che accompagna i runner fino alla finish line. Alzo le braccia al cielo, e concludo la mia gara, soddisfatto di aver conquistato anche questa salita. Per qualche minuto vago nell’area ristoro sperando il dolore alle orecchie cali, ma il tutto si risolverà solo quando la navetta ci avrà riportato a Biella.

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Chiudo in 183^ posizione su 475 classificati, in 1.14.36, forse un paio di minuti in più del tempo previsto, ma la mia stima era basata su 11,8Km e non 12,2. In più la salita era a tratti veramente estrema, e si faticava a smaltire la stanchezza nei rari tratti piani. Sorpresa positiva di serata anche il tempo di Francesca, arrivata sprintando ad Oropa, considerato che era la prima volta che affrontava un dislivello di questo tipo.

Qui la traccia

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Notturna della Portaccia, Castiglione dei Pepoli 16 Luglio 2016

Quarta edizione per questa bella manifestazione scoperta per caso qualche giorno fa, che mi ha attirato subito per la location mai visitata prima, un bel borgo in provincia di Bologna (ma che é risultato a tutti gli effetti decisamente toscano) incastonato sugli appennini a 700m di altitudine.

Data la sua conformazione, é la classica gara senza un metro in piano. Me ne accorgo già durante il riscaldamento tra le vie strette del paese, e dalla difficoltà a trovare un rettilineo piano per qualche allungo prima del via.

La gara prevede 11.2Km ricavati da un anello da 3.7Km da percorrere tre volte. Partenza e passaggio ad ogni giro nella centrale piazza storica di Castiglione, affollata ed addobbata a festa per l’occasione.
Alle 21, con il sole ormai in fase calante, parte la gara competitiva. Mi piazzo tra le prime posizioni esclusivamente per evitare di rimanere intrappolato, e la strategia paga, perchè dopo essere passati sotto la Portaccia, una curva a destra ci immette in una discesa di quasi 1Km intervallata da 3 tornanti. Decido (saggiamente) di prendere il primo giro in modalitá studio: non avendo obiettivi cronometrici voglio godermi la serata ed evitare di arrivare all’ultimo giro in riserva. Il secondo Km presenta una prima marcata salita seguita da un tratto rettilineo, utile per prendere fiato prima del salitone interminabile del Km 3, che porta in cima al paese e permette una splendida vista. Gli ultimi 700m conducono nuovamente alla piazza centrale, con una discesa a doppia esse degna di una gara di sci, da percorrere a rotta di collo.

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Il primo giro fila regolare, non guardo praticamente mai il Garmin e gestisco bene la fatica. Sono qualche metro davanti alla terza donna ed in lontanaza vedo la seconda che perde terreno. Non avendo molto da chiedere alla serata, cerco di farle da lepre per raggiungere la seconda piazza. Sará una lunga rincorsa con aggancio completato ad 1Km dal traguardo, quando però la seconda donna risponde quasi immediatamente e stacca nuovamente l’avversaria. I miei tre giri sono stati molto costanti: probabilmente avrei potuto spremermi maggiormente, ma ho preferito girarmi a destra e a sinistra o richiamare il numeroso pubblico presente su tutto il percorso.

Chiudo in 49.06 al passo medio di 4.23, 51° posto su 197 classificati in totale.
Un giudizio finale sull’organizzazione della gara, praticamente perfetta. 10€ per una gara cronometrata con chip, pacco gara con canotta tecnica, palazzetto dello sport con doccia calda, ristoro finale degno di un matrimonio, percorso molto presidiato (se non fosse che dopo 300m dal via ci siamo trovati una macchina all’interno della prima curva) e servizio fotografico. Nulla da eccepire, gara da ripetere senza esitazione!

Qui la traccia

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Mercallo Night Run, 1 Luglio 2016

La mia estate costellata di serali procede senza particolari sussulti cronometrici, se non per la parentesi raccontata nel precedente articolo. Nel fitto calendario, spicca l’ennesimo giro del lago di Comabbio, che probabilmente ha raggiunto la sua sesta edizione negli ultimi tre mesi.

A dirla tutta, questa Mercallo Night Run, organizzata dal GAM Whirlpool, riesce a diversificare l’offerta, proponendo una partenza ritardata (alle 22), la conseguente obbligatorietà della luce frontale, ed un senso di marcia antiorario, in controtendenza verso il più consueto percorso.

Non mi pongo particolari obiettivi di serata: circa due mesi fa alla Run 4 India non avevo brillato particolarmente, e le recenti gare non erano state incoraggianti. Per rifiatare dai ritmi elevati del periodo, mi sono concesso due giorni di completo riposo, così da arrivare più fresco del solito al via.

La partenza viene all’ultimo momento spostata in avanti di 200 metri, per evitare un facile imbottigliamento subito dopo il via. Il ritmo è fin dai primi momenti troppo elevato, faccio un veloce conteggio della posizione e mi metto su un passo più consono. Ho davanti circa 15 persone, quindi cuore in pace (i primi 10 a premio) e velocità che mi permetta di non arrivare cotto nel finale. Guardo poco il cronometro, concentrandomi sulla respirazione e dosando le forze: il percorso misura poco più di 12Km, e i suoi continui saliscendi rendono inutile un continuo riscontro di passo.

I primi 4Km risultano utili per ambientarmi: non ho mai corso di notte, l’umidità è a livelli massimi, e sto comunque spingendo: dopo il 4.02 iniziale, alterno chilometri a 4.27 4.12 4.23, a testimonianza che il tratto che porta da Mercallo a Corgeno sia il più ostico del giro. Ho la conferma, come già avevo ipotizzato in partenza, che affrontare questo segmento di percorso ad inizio gara sia un vantaggio, perchè significa farlo ancora con forze al 100%. Il tratto successivo, che ci porta verso metà della distanza, è abbastanza veloce, così riesco a girare in 4.09 e 4.19. Patisco un po’ il chilometro 7, all’altezza di Varano Borghi, che è anche il tratto più panoramico della serata: splendido correre nel silenzio, al buio, con poche luci (il gruppo è completamente sgranato) e con il lago al buio a fianco. Proseguo per diversi tratti guardando a sinistra, per godermi il momento.

Arrivati al Parco Berrini di Ternate (che ben conosco in quanto base logistica di diverse gare) rimango da solo con Cerreto del GAM Whirlpool, dato che il nostro gruppo di 5 persone ha da un paio di chilometri perso 3 elementi. E’ il momento più difficile della gara, dove una nuova salita mi fa perdere qualche metro da lui. Al chilometro 10 (a Comabbio) affrontiamo il tratto più interno, lontano dal lago. Durante una curva, mi volto per verificare la situazione alle nostre spalle, notando che dietro di noi c’è il vuoto. Inutile spingere ulteriormente, da qui alla fine mi aspetta una gara a due.

Decido di rifiatare durante il Km 11, ho pian piano recuperato quei pochi metri che mi separavano dal mio avversario e procediamo ormai appaiati. Credo lui sia in difficoltà e ripercorro mentalmente l’ultimo chilometro di gara, affrontato meno di 2 ore prima durante il riscaldamento. Arrivati alla discesa del campeggio di Mercallo, sfrutto lo slancio per allungare leggermente su di lui, insisto sulla spiaggia per conservare il vantaggio per poi affrontare l’ultima salita senza voltarmi. Finita l’ascesa, svolto a sinistra sulla ghiaia per gli ultimi 300m, ma non sento l’avversario avvicinarsi. Resto comunque ad alto ritmo (il cronometro dirà 4.04 al Km 12 e 3.54 negli ultimi 200 metri di gara) e arrivo al traguardo dove un discreto pubblico assiste agli arrivi, sfidando le terribili zanzare presenti in gran numero per l’occasione.

Grazie all’accelerazione finale chiudo il giro ad un passo di 4.18, inferiore alla mia miglior prestazione di un anno fa, alla Run 4 India 2015. Risultato inaspettato  viste le premesse, e che mi fa pensare che per le mie caratteristiche sia meglio questa direzione di corsa intorno al Lago: probabilmente mi adatto molto meglio a correre con strappi più decisi, ma brevi, e alle discese lunghe, decisamente più corribili rispetto a quelle del senso inverso.
Vince la gara Luca Ponti dell’Atletica Casorate, seguito dal compagno della Palzola Marco Tiozzo e da Francesco Mascherpa (HRC). 14° posizione per me, una sorta di abbonamento, dato che è la terza volta che mi classifico 14° al Lago di Comabbio. Nella classifica femminile Simona Lo Cane precede Antonella Panza e Lia Pozzi.

Buona l’organizzazione, eccellente su alcuni punti (presidiare tutti i punti pericolosi con il buio necessita di un gran numero di volontari), in ombra su altri (ristoro letteralmente al buio, partenza cambiata in corso d’opera). Nel complesso, una gara da ripetere.

Qui il percorso, e qui le classifiche complete

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Marcia dul Riá, Canegrate 11 Giugno 2016

Sono passate alcune settimane dal mio ultimo articolo, e sono stati giorni dove mi sono dedicato alle frequentissime corse serali sparse per le provincie di Varese e Milano.

A dirla tutta, la carenza di post è derivata anche da una scarsa condizione fisica, che si era gia iniziata a palesare durante la mezza di Torino, per poi manifestarsi in modo più netto alla 10 Miglia di San Damaso e nelle corse successive. Le prime serali mi hanno visto spesso lottare intorno alla linea della sufficienza, marcata da quel 4.00 che quest’anno è tornato ad essere il mio muro cronometrico da dover sfidare al via di ogni gara, dopo che lo scorso anno ero riuscito invece a correre con costanza sotto questo target.

Dopo una prima parvenza di ripresa durante la gara del venerdi sera a Venegono (poco meno di 5 chilometri a 3.56 di passo), decido di effettuare una proibitiva doppietta il giorno successivo, in quel di Canegrate. Marcia dul Riá, manifestazione relativamente giovane, che ha fatto discreti numeri nel 2015.

Circa 15 minuti prima del via, un bel temporale si abbatte sul riscaldamento, giusto in tempo per recuperare il cappello per salvare almeno la testa dall’inevitabile doccia. Il numero di presenti risente del clima avverso e delle alternative di giornata al punto che, una volta tanto, c’è forse anche spazio per un buon piazzamento.

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Al via il gruppo si sgrana abbastanza velocemente, e dopo un paio di cambi di direzione sono in decima posizione, in un trenino di 4 persone che comprende anche la prima donna. Le gambe stranamente non sembrano appesantite dalla tirata della sera prima, e decido di evitare di buttare lo sguardo sul Garmin, basandomi solo sui lap chilometrici. Il primo 1000 va via infatti fin troppo veloce (3.42), mentre nel secondo riusciamo a passare 3 ragazzi partiti decisamente troppo forte, così risalgo in settima posizione, girando in 3.49.

Durante il terzo chilometro fatico a tenere il passo della donna, rischiando anche di cadere in un paio di curve quando uno dei ragazzi che compone il nostro gruppo, taglia davanti a me e procede a strappi ogni volta che lo affianco. Questo elastico fortunatamente finisce presto perché lui non tiene il ritmo e si stacca da noi. Dopo il 3.56 del 3°, sento che è impossibile restare insieme alla donna, che va in progressione. Mi affianca un avversario che per qualche centinaia di metri riesco a tenere, nonostante il ritmo sia calato (3.59).

Nel quinto chilometro c’è anche un breve strappo che patisco un po’ troppo, perdo contatto e butto uno sguardo alle spalle, così da rendermi conto che la mia posizione è ormai consolidata, decido così che è il momento di dare un po’ di fiato alle gambe provate dalla due giorni anaerobica. Accelero leggermente sul rettilineo finale e chiudo i 5.2Km a 3.53 di passo, al settimo posto assoluto.

Bel percorso, la pioggia durante la gara ha reso meno terribile il caldo e l’organizzazione è stata veramente perfetta: ristoro molto ricco, cena compresa per i partecipanti, doccia calda e percorso davvero ben presidiato ed interamente chiuso al traffico (considerato che si è corso anche in centro paese).

Questa gara merita veramente molto, con un po’ di pubblicità in più ci sono i presupposti per fare decisamente bene.

Qui il percorso https://connect.garmin.com/modern/activity/1208285459

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10k della Canapa, Lovoleto 24 Aprile 2016

Il mio rapporto con le 10k, ormai si sa, è da sempre complesso. Quest’anno l’obiettivo del 39.59 l’ho messo subito tra le priorità cronometriche, dato che restava l’ultimo “muro” ancora da abbattere.

Date le premesse della serie “ci sono, ma è questione di secondi”, risulta anche determinante la scelta della gara. Lovoleto, piccola frazione di Granarolo Emilia (BO), propone in calendario una 10k piatta, con distanza omologata FIDAL e relativo rilevamento cronometrico. Il tutto, per la cifra di ben 6€, comprensiva di pacco gara, che sbeffeggia alla grande quelli che si nascondono dietro scusanti legate ad oboli da pagare alla federazione o costi per il cronometraggio.

Il meteo è incerto, come da previsioni. Arrivo al ritiro pettorali con Francesca e siamo nel mezzo di un acquazzone torrenziale, ritiriamo la nostra busta e ci rifiondiamo subito in macchina al caldo. Visto il freddo e la pioggia, la voglia di mettersi in svolazzini e canotta ed uscire a prendersi il diluvio è azzerata. Mezz’ora prima del via, nel momento in cui è ora di iniziare il riscaldamento, smette improvvisamente di piovere. Per circa 30 minuti siamo graziati a livello climatico e riusciamo a scaldarci senza patemi, ma pochi istanti prima della partenza, l’acqua torna a farci compagnia.

Perdo tempo ad appostarmi nel gruppo causa passaggio ad imbuto obbligato dal tappeto, e mi posizione oltre la metà del gruppo, inoltre, come mi era già capitato alla recente non competitiva di Sant’Agata Bolognese, mi accorgo che il Garmin si è nuovamente bloccato e necessità di un reset. Ovviamente arriva il colpo di pistola prima che i satelliti riescano ad agganciare il segnale, ma riesco a premere comunque il pulsante start, per usarlo come cronometro.

Situazione quindi nuova per me: impossibile affidarsi al passo sul display, e necessità di correre a sensazione facendo dei check chilometrici, sperando nel corretto posizionamento dei cartelli. Il primo chilometro mi sembra decisamente più corto, tant’è che il primo check segna 3.35 sul Garmin, abbastanza irreale! I passaggi successivi appaiono invece corretti (il GPS ha ormai agganciato stabilmente il segnale ed ho una certezza in più) ed il mio passo costante (3.57 4.01 4.01 4.01). Ho superato la metà della gara e la corsa con riguardo più alla respirazione che al display dell’orologio, mi ha restituito una sensazione di minor fatica. In aggiunta (finalmente) questa gara è una delle poche 10Km che non si snoda su un percorso da 5Km a circuito, che mentalmente ho sempre trovato difficile da affrontare. Infatti ai km 6 e 7 proseguo senza apparente difficoltà, se non fosse per lo scoramento di due cartelli palesemente fuori posto che mi restituiscono passaggi in 4.28 e 4.40, a fronte di un passo medio sul Garmin sempre costante sui 4′.

Un po’ deluso, affronto il Km 8 che risulta poi essere più corto (800 metri) e recupera la distanza accumulata in eccesso precedentemente. Ritorna la possibilità di essere ancora in linea per restare sotto i 40′, mentre sento, proprio durante il penultimo chilometro, i primi cenni di fatica. Stringo i denti, manca veramente poco prima di raggiungere il traguardo: ultime 3 curve, il cronometro dice 39.48, spingo lanciandomi verso l’arrivo e fermo il cronometro, esausto. Tempo di rifiatare ed alzare il braccio per leggere un 39.59 che è il tanto atteso risultato che speravo di ottenere! Ho patito tanto nell’ultimo anno per ottenerlo, ma era veramente solo questione di trovare giornata e percorso ideali, perchè comunque muscolarmente ho assorbito bene la gara e la FC media (152bpm) è lontana dai valori ottenuti in gare simili. Forse anche grazie all’approccio più sulla sensazione?

Finalmente so di aver ottenuto un traguardo in cui credevo e per il quale mi sono allenato tanto, nonostante la presenza degli immancabili dubbiosi che sollevano questioni su misurazione del percorso/altimetria in discesa/presenza di real time e chi più ne ha più ne metta. Probabilmente partecipando con una bicicletta ci sarebbero meno dubbi sull’autenticità del crono di una gara. Ma è così che gira il mondo, basta guardare avanti…

Ora spazio alle gare serali e veloci, con nessun obiettivo particolare se non quello di divertirmi e andar forte.

Qui la traccia

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Santander Mezza Maratona di Torino, 17 Aprile 2016

Concludere la prima parte del 2016 con sole due mezze maratone all’attivo (Terre Verdiane e Ferrara) mi sembrava un bottino insufficiente e così, incrociando weekend liberi e calendario delle gare disponibili, la scelta è ricaduta su Torino. Tante le motivazioni che mi hanno spinto su questa manifestazione: correre in una città che mi piace, dove non avevo mai gareggiato e soprattutto con un percorso che una volta tanto non prevede chilometri su chilometri in mezzo al nulla, ma si snoda interamente nel centro città.

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Dal lato della preparazione, la decisione di aggiungere un’altra 21 è arrivata in modo talmente improvviso che… non mi sono assolutamente allenato in quest’ottica. L’ultimo “lungo” nelle gambe è proprio quello della gara di Ferrara, un mese prima, con all’attivo solo qualche sessione di ripetute e un paio di gare brevi e veloci. Nonostante questo, mi sono iscritto con la fiducia di poter provare un ultimo attacco stagionale al tempo. Quello che invece non avevo preventivato è stato l’ennesimo test sotto sforzo dall’esito negativo, questa volta non ad una visita agonistica ma ad un mio spontaneo controllo periodico, a soli 2 giorni dalla gara.

Queste premesse mi portano in griglia di partenza (per la prima volta sono inserito nel gruppo più veloce, quello dei <90′) con sensazioni molto contrastanti. La testa non c’è, ma cerco di scacciare i pensieri, anche se pensare a 21Km da correre con questo approccio mi sembra da subito un’impresa enorme.

p2017400922-5Si parte. Noncurante di tutto, cerco di concentrarmi sul cronometro. Ci dirigiamo verso Piazza Castello e poi in discesa verso il Po. Complice la pendenza a favore e il poco traffico, riesco ad andare ad un ottimo passo (4.08), illudendomi che sia la giornata magica per il tempo. Il primo giro mi serve come studio (la gara prevede un circuito pressoché simile da percorrere 2 volte), e sorpassato il primo ponte affronto (di già?) un primo tratto di salita. Complessità che si ripropone subito dopo con il secondo ponte (Km 5) e nel Parco del Valentino, dove al Km 7 è prevista la salita più ripida della giornata, con tanto di simpatico giro di boa in “cima”. Nonostante questi rallentamenti, mantengo comunque un passo complessivo di 4.13, che mi proietta comunque ad un sub 90′ che sarebbe un ottimo traguardo. Ma al Km 9, come se le difficoltà precedenti non fossero sufficienti, si palesa il tratto peggiore del percorso: il chilometro in discesa fatto in partenza è ora da ripetere in senso contrario, e mi accorgo inoltre che il fondo in sampietrini non aiuta di certo (chissà perché in discesa sembrava tutto così facile, solo 30 minuti prima!). Cedo parzialmente (4.27) e rimando la bandiera bianca solo grazie al fatto che ci sia un nuovo transito in centro, così tra pubblico e ristoro riesco a mantenere un passo ancora sufficientemente buono.

Terminato il primo giro (alla media di 4.15) è però anche l’occasione per fare un punto della situazione. La voglia di far fatica è ai minimi, mi sembra di essere al Km 30 di una Maratona, e per di più non mi è mai successo di trovarmi in questa situazione a metà di una Mezza Maratona (forse, solo in parte, capitò a Bologna 2015). Faccio pace con me stesso e decido di andare avanti a sensazione, badando solo alla respirazione. In realtà fino al Km 13 vado comunque intorno al 4.20, e fino al Km 17 transito al Valentino poco più lento (4.30-4.32). E’ proprio quando penso di aver trovato l’equilibrio che mi può portare agevolmente fino al traguardo che si ripropone la doppietta salita del Parco (4.56) + Via Po (4.45), che percorro rallentando vistosamente, cercando solo di fare meno fatica possibile, con un occhio ai numerosi fotografi presenti a Torino.

Mai come oggi ho sognato di raggiungere il traguardo, e dirigendomi verso Piazza San Carlo noto anche che tra turisti e torinesi, sono veramente tante le persone accorse a vedere l’arrivo. Un richiamo a destra ed uno a sinistra, arriva l’applauso e finalmente posso andare a prendere la medaglia di giornata, che in questa occasione posso proprio dire di essermi guadagnato con fatica, nonostante il crono infausto (1.34.00).

Qui la traccia e, a seguire, l’ottimo servizio fotografico, tra i migliori che mi siano capitati

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Ferrara Half Marathon, 20 Marzo 2016

Ci sono gare che lasciano un segno talmente forte, che meritano di essere appuntate nel calendario, e ripetute quando possibile.

Una di queste per me è senza dubbio la Ferrara Half Marathon, gara obiettivo della mia prima parte di 2016. Già corsa con soddisfazione nel 2014 (PB e fantastica giornata), questa corsa presenta solo una pecca, che è quella di essere ad una sola settimana di distanza da un’altra delle mie gare preferite. Ecco perché ho deciso di correre un anno a Ferrara ed uno a Pieve di Cento.

Questa volta mi sono goduto maggiormente il contorno, andando a ritirare il pettorale già al sabato, girando per lo splendido centro storico e constatando nuovamente che l’organizzazione è tra le migliori che si possano trovare in Italia. Oltre all’ottimo pacco gara, ritirato insieme a Salvatore (che non vedevo da Milano 2014), ho avuto modo di assistere ad una affollata Kid’s Run all’ombra del Duomo, ed incontrare casualmente il buon Luca.

10415664_10209067382630836_1111123091229486455_nArrivo alla gara abbastanza scarico mentalmente e fresco del primato recente ottenuto alle Terre Verdiane. Questo approccio un po’ mi ha preoccupato nei giorni precedenti, perchè mi ha ricordato molto da vicino il flop dell’ultima Maratonina di Busto, corsa con scarsa motivazione. Cerco di scacciare i pensieri e mi dirigo alla buon’ora all’ottimo ritrovo pre-gara con gli amici di Running Forum per la foto di rito. Riscaldamento in solitaria, per poi piazzarmi abbastanza prematuramente in griglia, dato che non ci sono suddivisioni di tempo e vorrei evitare il traffico nei primi km.

Il percorso lo conosco benissimo, come se ci avessi corso ieri: dopo il via in pieno centro, curva secca a sinistra e poi viali enormi per 4-5Km: fossero così tutte le partenze, sarebbe un sogno. Imposto da subito il mio ritmo senza farmi trascinare troppo, cerco qualche punto di riferimento, ma anche una delle donne accreditata tra le top della Maratona (chiuderà al 2° posto) è più lenta del mio ritmo obiettivo. Così come capitato a Salsomaggiore, mi ritrovo dietro il gruppo dei Pacer delle 3h (4.15), ampiamente più veloci del previsto almeno fino a metà gara.

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Il mio passo è costante, e più veloce di quanto dovrei andare, per tutti i primi 12Km. Come al solito corro con il parziale dell’orologio impostato sui 4Km, e le prime 3 rilevazioni recitano 16.34 16.30 16.29. Va tutto bene e sarei già in proiezione PB, se non fosse per quei 100 metri di troppo che già dai primi cartelli mi hanno fatto notare che oggi ci sarebbe stato da spingere qualcosa di più, rispetto a quanto il Garmin mostrava.

Dopo aver approfittato del ristoro del Km 10 per superare i pacer (che a quel punto avevano quindi almeno 1′ di vantaggio accumulato!), corro praticamente in solitaria per il resto della gara. Dal km 12 un fastidioso vento accentua i primi sintomi di stanchezza, anche questa volta prematuri ma meno marcati rispetto all’ultima gara. So che è la parte di gara più difficile perchè fino al Km 17 si corre in campagna ma, nonostante questo, passo al Km 16 con un parziale da 16.45 (4.11), con la spernanza di riuscire a gestire il finale come in precedenza. Dopo aver abbandonato del tutto i Pacer (che sentivo comunque col fiato sul collo nonostante il sorpasso) al bivio con la Maratona, riesco ad accodarmi ad un ragazzo che sembra girare sui miei ritmi, e che sfrutto anche per ripararmi parzialmente dal vento. Dal Km 18 si arriva alle mura, con il percorso che rimane sempre caratterizzato da rettilinei interminabili. Avverto per la prima volta un po’ di caldo, nonostante il vento sia rimasto a spingere in direzione opposta, e non sono in grado di prendere la ruota di una coppia di ragazzi che va in progressione, restando leggermente bloccato sul 4.15.

E’ ora di fare i calcoli, dovendomi a questo punto affidare unicamente ai cartelli. Entro sulla porta che precede l’ultimo chilometro e al cartello dei 20 mi rendo conto di essere circa 15″ sotto il personale. Durante gli ultimi 1000 metri cerco più volte di rilanciare il passo, ma il risultato è pari a quello di brevi allunghi a fine di un allenamento, segno che la benzina sta finendo. Al nostro fianco ci sono diverse persone che stanno completando la Family Run (forse l’unica pecca organizzativa, far corrispondere i due arrivi è sempre scomodo per tutti, e nel 2014 infatti non si verificò questa sovrapposizione). Arrivo comunque all’ultima curva con un passo buono (4.10), sicuro di aver abbassato il mio miglior tempo. A questo punto non resta che godermi gli ultimi 100 metri di quello che è uno degli arrivi più belli d’Italia: tappeto, folla da entrambi i lati, richiamo dell’applauso e sorrisi per i fotografi, con il Castello Estense a fare da sfondo.

S1DX8740-500x500-w-0-0-01.28.26 è il Real Time finale, praticamente per un soffio porto a casa questo nuovo primato, ottenuto in condizioni meno semplici di quello precedente (senza dislivelli a favore) e con un leggero vento contrario nella seconda metà. Penso di avere ancora qualche secondo di margine oggi, ma il finale mi ha confermato che ho dato tutto e che quindi non è ragionevole pensare di allungare la stagione delle mezze maratone e rimandare eventuali miglioramenti all’autunno. Sicuramente non posso lamentarmi di quello ottenuto in queste due gare di inizio anno, soprattutto visti i problemi che si intravedevano all’orizzonte durante il rinnovo del certificato di Gennaio.

Nella giornata di Lunedì arriva infine la triste notizia che comunica la morte di una ragazza di soli 21 anni, partecipante alla non competitiva. Un’altro triste evento vissuto da vicino, dopo quello sempre vivo della Maratona di Firenze, che non riesco a far scivolare via come nulla fosse.

Qui la traccia della mia gara.