Azzurra Happy Run, Garbagnate Milanese 2 Settembre 2018

Sicuramente qualche anno fa non mi sarei mai sognato di correre una 10Km al 2 di settembre, ma in questo strano 2018, complice la buona prestazione alla mezza maratona al Lago d’Orta e l’inserimento della 10Km di Garbagnate nel calendario sociale, ho provato anche questa nuova situazione.

Durante le vacanze non mi sono risparmiato. Così come capitato nel 2017 durante il viaggio in Toscana e all’Isola d’Elba, quest’anno ho cercato di mantenere il mio chilometraggio settimanale, senza tralasciare i 2 lavori di qualità. Non è stato semplice dato il tour itinerante da Nord a Sud dell’Italia (e la stanchezza da turismo accumulata), ma ho comunque mantenuto fede alle promesse fatte prima della partenza.

La piacevole sorpresa di giornata è data dal clima: a discapito del periodo dell’anno ci sono poco più di 20° e non fa caldo. Complice un piccolo scarico nei giorni precedenti la gara, mi trovo alla partenza abbastanza riposato e con voglia di correre. Non ho obiettivi particolari, so che il personale non può essere alla portata, ma gli ultimi allenamenti mi davano la possibilità di poter ambire ad un tempo intorno ai 40.30.

Dopo essermi riscaldato con Andrea & Andrea ed aver rivisto piacevolmente Marco, Mattia, Anselmo e Mapina, mi porto in pista per la partenza. Subito dopo lo sparo mi ritrovo, casualmente, in un gruppo di compagni di squadra, così da uscire dalla pista in una sorta di parata capitanata dal Presidente Enea a tirare il plotone Cardatletica.

Corro da subito a sensazione, impostando un passo che non mi porti ad andare in affanno troppo presto, cercando di rimanere in scia a Claudio e Giovanni, che sono partiti decisamente carichi. Fino alla zona industriale, che mi riporta a una delle migliori sessioni di ripetute corse insieme ad Andrea, sono fin troppo veloce rispetto al previsto. I passaggi ai primi 3 cartelli chilometrici recitano infatti 3.59 3.52 3.52.
I due compagni di squadra perdono qualche metro, sto bene e decido di passare avanti per dare il cambio. Il 4° chilometro è il più complicato, perchè si passa per due volte il canale Villoresi, e ci sono diverse curve secche a 90°. Passo comunque a 4.01, prima di sfruttare la spinta del passaggio in pista a metà gara per sopperire alle altre curve previste prima di entrare al centro sportivo. Transito ai 5Km in 19.48

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Il secondo giro è quello che solitamente in una 10Km a circuito patisco particolarmente. Esco dalla pista rimanendo sul mio ritmo, ma con la sensazione di quello che aspetta da un momento all’altro l’arrivo della fatica. Non posso mantenere quel ritmo ancora per molto, il mio stato di forma attuale non me lo può permettere, e sto correndo più veloce di quanto mi ero prefissato prima del via. In aggiunta, dei miei compagni di squadra nemmeno l’ombra, mentre mi resta il piccolo rammarico di vedere Enea 20″ più avanti di me, con la voglia irrefrenabile di urlargli un “aspetta, che mi tiri verso il tempone”.

Il sesto chilometro lo faccio a 4.02, non sento però particolare fatica e do la colpa ad un cartello posizionato in modo non perfetto. Sensazione confermata al passaggio successivo, dove registro un 3.53. Il Race Screen sul Garmin mi proietta ad un fantastico 39.34, per un attimo penso pure che sarebbero solo 6 i secondi di distanza dal personale di Cardano 2017. Al Km 8 provo quindi ad allungare il passo, ma un simpatico automobilista, impaziente di superare l’incrocio, decide di partire nonostante l’alt dell’addetto, proprio davanti a me. Cerco di calcolare la traiettoria spostandomi verso il retro dell’auto per sfilarla, ma il genio decide di fermarsi in mezzo alla strada, e non posso far altro che prenderlo in pieno, così come succede al malcapitato volontario che gestiva lo stop. Mi fermo, ma perdo in realtà poco tempo  (un paio di secondi circa) per poi ripartire, ma il danno peggiore è sul ritmo. Interrompendo l’azione di corsa sento di aver perso lo slancio, mi sento più imballato e vado in difficoltà. 4.01 Al cartello del Km 8, si allontana definitivamente la possibilità di provare a fare il personale, proprio quando mi aspettano i due km più difficili della giornata.

Stringo i denti, ultimi sforzo cercando l’aiuto di qualche podista che prova il finale in progressione. Passo il cartello dell’ultimo km con un discreto vantaggio sui 40′, ma all’ingresso in pista mi rendo conto che sarà una questione di secondi. Sprinto negli ultimi 200 metri, passando in 39.58 sotto il gonfiabile dell’arrivo, con un Real Time di 39.54 (finalmente una 10km con rilevazione del tempo da tappeto a tappeto).

Risultato sicuramente oltre ogni previsione. Ho gestito bene la gara, forse grazie alla mancanza di un vero obiettivo cronometrico, ma sono soddisfatto del risultato, considerato che è praticamente solo un mese che ho ripreso a spingere in allenamento.
Ulteriore punto di conforto è il dato della frequenza cardiaca: battiti a 152, a livello di un medio, e praticamente in linea con lo sforzo di una mezza maratona.

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10in10 – Lago d’Orta Half Marathon, 5 Agosto 2018

Quando ci si avvicina alla soglia delle 40 mezze maratone, bisogna inventarsi qualcosa di nuovo per variare un po’. E così, dopo estati passate a soffrire oltremodo il caldo, ho deciso di provare la pazzia di partecipare ad una 21km la prima domenica di Agosto, rinfrancato dalle recenti uscite con temperature proibitive, che inspiegabilmente ho portato a termine senza grossi patemi.

La scelta in questo periodo è molto risicata, e questa competizione era l’unica papabile. 10 giorni di gare, dal 4 al 13 Agosto, con ogni giorno la possibilità di scegliere tra 10, 21, 42 e 58km. Accantonata l’idea della prima data, per evitare affollamento alle iscrizioni, ho scelto di andare sulla data classica della domenica mattina.

L’obiettivo di gara necessita una doverosa contestualizzazione: caldo, forma non all’apice e soprattutto assenza totale di distanze oltre i 15km da 4 mesi (Mezza di Berlino). Carenza parzialmente colmata con un lungo test la domenica prima della gara, prima di decidere di completare l’iscrizione. Decido di correre la gara come fosse un medio, considerato che in questo momento io non possa pretendere di correre più veloce di 4.30 per 21km. Occhi aperti sulla classifica, dato che il ristretto numero di partecipanti può regalare qualcosa.

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Arriviamo in orario al Lido di Gozzano, location del via. L’organizzazione del Club Super Marathon è amatoriale quanto precisa: ampio parcheggio decentrato e navette frequenti per trasportare i partecipanti. Breve riscaldamento, terminato con una bella foto ricordo con il disponibilissimo Giorgio Calcaterra, vero idolo della gara, che dispensa sorrisi e saluti a tutti.

Alle 8.05 (la maledizione della sveglia alle 6 è proporzionale alla gratitudine per lo start anticipato) si parte. Primi 500m subito complicati, perché il percorso non è ampio, quindi meglio stare nelle prime file per evitare ingorghi. Un gruppo di 4-5 persone, con 3 partecipanti alla mezza maratona, si stacca subito, vanificando speranze di alta classifica fin da subito. Per 3km corro insieme a Calcaterra: pensando alla sua maratona in 3h del giorno prima mi dico “fossi in forma, potrei correre tutta la gara con lui”, ma poi mi rendo conto che in realtà quello più “veloce” sono io. Mi porto sul passo del 4.35/4.40 come preventivato e ben presto mi ritrovo a correre in solitaria.

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Le gambe vanno. Sono quasi stupito da come siano riposate e in diverse occasioni mi ritrovo pure a rallentare leggermente. La mancanza di lunghi è un’incognita forte, e quando raggiungo (e oltrepasso) al km 7 Pella, i dubbi aumentano ancora di più. I saliscendi sono infatti molto frequenti, ben più di quanto avessi immaginato. Le salite dure, mentre le discese non aiutano, perché l’unico pensiero è “dopo il giro di boa me le ritrovo tutte al contrario”. Prendo acqua a tutti i ristori, unico neo la mancanza di spugnaggi.

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Dopo il giro di boa, torno ad avere per 3km un po’ di compagnia, grazie all’incrocio con chi mi segue. Non mancano gli incitamenti, l’insolita posizione avanzata mi regala qualche complimento in piu del solito, ed è una sensazione molto piacevole. Fino al nuovo passaggio a Pella (14-15° Km) tengo bene anche con il passo. La stanchezza si palesa infatti dal 16°. Le gambe sono più pesanti, il passo cala, ma solo di pochi secondi, assestandosi sul 4.40. Non ho nessuno davanti né dietro, nel raggio di almeno un minuto, ma questo ormai va avanti da un’ora di gara. Con la quinta posizione ormai acquisita l’unico stimolo è quello di far bene fino in fondo. Gli ultimi 3km sono difficili, perché sono vicino al Lido e si corre tra ghiaia e radici. Per fortuna all’ombra.

Dopo le ultime svolte secche, vedo la zona partenza, piccolo allungo per chiudere in 5^ posizione assoluta in 1.35.51. Nessun calo vistoso nella seconda parte e gara molto regolare, così come mi conoscevo qualche anno fa. Una bella iniezione di fiducia oltre che un buon allenamento. E anche la numero 38 l’abbiamo conclusa.

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Estate Correndo 2018

Dal lontano 2013 non provavo l’accoppiata Giro del Varesotto + Estate Correndo. L’esperienza di quell’anno, e del precedente, mi avevano insegnato che correre due mesi sempre al limite, diventava alla lunga insostenibile, arrivando a trascinarmi nelle ultime tappe.

Questa estate invece è stato differente: lo stop forzato dopo la Mezza Maratona di Berlino ha portato con sé anche un mese di riposo, così al termine del soddisfacente Giro del Varesotto, ho deciso di fare il bis, rinfrancato da una forma che migliorava sera dopo sera.

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Le sensazioni non erano infatti sbagliate: dopo un avvio in sordina a Castano Primo, dove ho pagato qualcosa nella seconda parte di gara, è andato tutto in crescendo. Buona la serale di Rescaldina, su un percorso dove ho sempre fatto bene, e ancora meglio la serata di Nerviano, probabilmente la migliore del circuito, con un ultimo km in grande spinta. In linea anche il cronometro di San Giorgio su Legnano, tappa che ho comunque scartato dalla classifica in  quanto più lunga delle altre.
Insolita la passerella serale a Corbetta, dove dopo 3km a ritmo più che buono (3.51), siamo stati letteralmente sorpresi da un nubifragio, con tutti i concorrenti costretti ad un vistoso rallentamento a causa della pessima situazione di visibilità che si è venuta a creare. Ho stretto i denti, guadagnando qualche posizione.

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La regola degli scarti ha permesso ad un elevato numero di persone di entrare in classifica generale (quasi 50 in più rispetto al Giro del Varesotto, dove un’assenza non era permessa) ma nonostante questo, ho concluso con una posizione simile nella graduatoria assoluta (53 vs. 56), con in più la soddisfazione di chiudere in 9^ posizione di categoria SM40.

Giro del Varesotto 2018

Un altro anno di Giro è alle spalle. Settima partecipazione per me, anche se il primo anno non partecipai a tutte le tappe, e considerando le due annate corse come non competitivo.

Un Giro con pochi acuti, che non ha fatto registrare prestazioni cronometriche tanto differenti da quelle che avevo ipotizzato prima del via: sono stato circa 5″ al km piulento della scorsa edizione, facendo leggermente peggio a Somma Lombardo, e sicuramente meglio in quel di Besnate, la miglior serata 2018, a soli 8 secondi dal tempo finale 2017.

La gara più veloce, come prevedibile, è stata l’ultima di Casorate Sempione, corsa a 3.53 di passo medio grazie anche ad un nubifragio che ha rinfrescato l’aria e ci ha graziato dallo sparo in poi.

Nonostante nel complesso abbia impiegato quasi 2 minuti in più a concludere le 6 tappe, la classifica generale è stata ben più benevola del passato: ho chiuso in 53^ posizione, a pochi secondi da quello che era il mio obiettivo prima dello stop a seguito della Mezza Maratona di Berlino. Top ten anche nella mia nuova categoria di quest’anno, la temibile SM40. Con una forma in crescita sera dopo sera, ho provato a buttarmi nell’accoppiata Varesotto+Estate Correndo, già provata in passato un paio di volte, e mai riprovata perché arrivato cotto nelle ultime tappe. Vediamo se quest’anno finirà meglio, ho poco da perdere!

Mettendo da parte l’aspetto cronometrico, anche quest’anno è stato un giro molto piacevole, fatto di amicizie consolidate e di nuove. L’aspetto più positivo resta sempre questo, che mi spinge ogni anno a non esitare al momento dell’iscrizione.

Giro del Varesotto 2018, si comincia!

Come ogni anno a Maggio, arriva quello che per me è l’evento più atteso di tutta la stagione podistica. L’aria che si respira al Giro è diversa, le gare ravvicinate, il tempo di recupero risicato tra le tappe e le tantissime facce conosciute. Al Giro non si possono abbozzare tattiche, perché c’è solo da spingere al massimo per 20 minuti e nient’altro, perché in gara manca l’ossigeno per pensare.

Quest’anno sarà per me l’ottava partecipazione consecutiva considerato che, nell’anno del debutto, corsi solo 2 tappe perché volevo saggiare l’atmosfera della competizione. Il mio esordio fu a Cassano Magnago, che in questa edizione è stata casualmente spostata come tappa iniziale del circuito, a comporre in tutto e per tutto un back-to-back di quelli che si vedono nei film. Nel 2011 per un soffio, non portai a casa un ritmo medio sotto i 5’/Km, e ancora oggi mi resta un bel ricordo di quella serata.

La mia condizione, e quindi di conseguenza gli esiti cronometrici, saranno un rebus per questo mio ottavo Giro del Varesotto. Dopo Berlino mi sono dovuto fermare per l’infortunio che mi aveva accompagnato simpaticamente nell’ultimo mese di preparazione. L’edema alla cartilagine rotulea ha necessitato di qualche giorno di stop completo in più rispetto al previsto e la ripartenza è stata molto graduale, con settimane da 20-30Km. Si può dire che da questa settimana sto cominciando a tornare a pieno regime con gli allenamenti, tornando al consueto numero di uscite, di 5 su 7.

Ho fatto solo un paio di test (a Lonate e Busto Arsizio) prima di questa gara, con sensazioni alterne. La forma dovrebbe salire tappa dopo tappa: sarà difficile ripetere gli ottimi tempi dello scorso anno, ma ci proverò fino in fondo. Divertendomi come in quella sera del 7 Maggio 2011 a Cassano Magnago.

Berliner Halbmarathon, 8 Aprile 2018

Dopo mesi di allenamenti e di attesa, arriva finalmente la gara più importante di inizio 2018. Ho messo gli occhi su Berlino durante la visita di giugno del 2017 (in corrispondenza anche dell’ottima prestazione alla Wasserlauf), spinto dai numerosi giudizi positivi degli amici che l’avevano corsa in passato.

La sfortuna ha voluto che le ultime settimane di preparazione siano state decisamente complicate, a causa di un problema al ginocchio che ha limitato il periodo specifico della preparazione, quello che avrebbe dovuto aggiungere la ciliegina sulla torta ad un percorso fino a quel momento molto positivo. Nei giorni precedenti alla gara ho corso veramente poco, per cercare (in extremis) di ridurre il dolore ai minimi termini, e tenere accesa qualche flebile speranza cronometrica. Queste premesse vanno però a cozzare contro il più classico dei connubi gara/location: impossibile chiudersi in albergo il giorno precedente alla gara, cercando di non cadere nella tentazione turistica. Se poi aggiungiamo che il ritiro pettorali, organizzato nella splendida cornice di Templehof, obbligava a camminare non poco, è stato facile ritrovarsi al sabato sera con 12Km a piedi all’attivo. Ma lo rifarei: l’Expo visto allo storico ex-aeroporto, è stata una bella esperienza, tra stand commerciali e prodotti tipici, in un luogo che mi ha trasportato indietro di 70 anni.

Il giorno della gara approfittiamo di un albergo molto vicino alla zona atleti, così da permetterci una comoda sveglia alle 8 del mattino. 10 minuti di cammino, ed arriviamo alla blindatissima zona della partenza, alla quale accediamo velocemente, dopo alcuni controlli di sicurezza. Ci rendiamo presto conto che arrivare alle nostre griglie (A per me, D per Francesca) sarà un’operazione abbastanza lunga in termini di tempo. I propositi di fare un riscaldamento decente prima del via, si riducono ad una serie di banali allunghi avanti e indietro a fianco della zona A, inaccessibile fino a pochi minuti dalla partenza, perché occupata dagli atleti delle partenze delle gare di pattinaggio in linea.

Il mio ginocchio non sta bene. Durante quei pochi metri di corsa appena accennati il dolore si è fatto sentire, in barba alla bustina di Oki presa 2 ore prima. Cerco di non pensarci, anche se uno scherzo del destino mi ha recapitato l’SMS di conferma appuntamento per la risonanza magnetica di 3 giorni dopo, esattamente 10 minuti prima della gara. Fa un discreto caldo (15°), ho sete e sfrutto una bottiglietta lasciata da un runner al mio fianco. Siamo pronti per partire, e sono a pochi metri dagli atleti élite.

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Alle 10.05, sulle note degli AC/DC, parte la prima wave, la mia. Ci dirigiamo verso Alexander Platz attorniati da una marea di persone. Non ho la possibilità di guardarmi troppo intorno, perché siamo in tanti, anche se devo dire che, prestando attenzione, non ho mai dovuto alzare per un secondo il piede dall’acceleratore a causa del traffico. Mi assesto sul passo del 4.05/Km, anche se con una leggera fatica fin da subito, probabilmente a causa del riscaldamento insufficiente. Passata la Porta di Brandeburgo ci immettiamo nel Tiergarten: il percorso è fantastico perché presenta un rettilineo di 7Km molto ampio e si corre bene senza pensieri. Ci sono sporadicamente raffiche di vento, previste ampiamente dal meteo, che però in questa prima fase di gara non danno troppo fastidio. Arrivati a Charlottenburg (Km 9) svoltiamo a sinistra e la difficoltà aumenta, contemporaneamente ad una crescente fatica, che da qualche minuto si sta facendo strada. Non è tanto il dolore al ginocchio, presente ma sopportabile, quanto un progressivo appesantimento muscolare a quadricipiti e polpacci, antipatica eredità di giornate passate a camminare con una postura che si adattava, per evitare il dolore. O forse per una vigilia di gara poco riposante.

Passo al Km 10 in 41 minuti, ed è l’ultima volta in cui ho ancora speranze di PB. Al Km 12 si torna in direzione Berlino Est, e per qualche minuto il pubblico cala, dato che siamo in una zona poco turistica e molto residenziale. Ho allentato l’azione di spinta, restando in una confort zone a metà tra “così non sento dolore” e “sto comunque spingendo”, per onorare comunque la trasferta teutonica. Non vado poi così lento, giro poco sopra il 4.20 senza fare troppa fatica, anzi con un passo più che agevole. Dal 14° si torna ad avere un po’ di tifo, si passa nella zona a ridosso dello Zoo (che conosco benissimo in quanto era dove alloggiavo l’anno prima) e poi nella futuristica Potsdamer Platz, con il Sony Centre e i suoi grattacieli. Tifo alle stelle, mentre il GPS impazzisce e continua ad indicare un passo oltre il 5′ al Km, che per un attimo mi fa credere di essere completamente scoppiato. Dal successivo cartello del 17° prendo il tempo ad ogni passaggio, per ovviare a questo problema, constatando di essere molto regolare, sempre tra 4.20 e 4.23.

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Dopo l’ultimo ristoro al 16° (data la temperatura, oggi non posso saltarne nemmeno uno), ormai l’unico pensiero è quello di godersi la gara ed il pubblico. Si passa da Checkpoint Charlie, si superano i due ponti sulla Sprea e si arriva al Km 21, in leggera salita, ma con una spinta pazzesca del pubblico, che rende impossibile cedere alla stanchezza. Non saprei sinceramente dire se gli ultimi km sono volati senza fatica grazie agli allenamenti oppure per la carica emotiva.

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Ultima curva e 100 metri finali. Il mio passo controllato mi garantisce qualche secondo di vantaggio rispetto ai 90′, così da non aver necessità di aumentare il passo fino al traguardo, che anzi raggiungo rallentando, quasi a volermi godere fino all’ultimo secondo quella festa a cui ho preso parte e che, purtroppo, volge al termine.

Chiudo con il tempo ufficiale di 1.29.41 (1.29.47 il gun time). Un cronometro modesto rapportato alle premesse e alle mie possibilità, ma posso considerarmi contento, per essere riuscito a correre senza eccessivo male, ed aver partecipato ad un evento di una portata mai vista in precedenza.

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Maratonina di Treviglio, 25 Febbraio 2018

Dopo due mesi di preparazione ininterrotta, è giunto il momento di effettuare un primo test sulla distanza. La mia prima mezza maratona del 2018 e a Treviglio: gara veloce e parecchio frequentata, che mancava ancora nel mio elenco.

Le ultime settimane hanno confermato uno stato di forma in grossa crescita, e le premesse per fare bene ci sono tutte. L’unica incognita di giornata è rappresentata dal clima, che prevede proprio per il giorno della gara, un brusco abbassamento delle temperature, accompagnato da forti raffiche di vento freddo, che è poi l’aspetto più problematico per chi corre. Già durante il viaggio in autostrada mi rendo conto che le previsioni non sono sbagliate, tant’è che si riesce a percepire il gelo anche solo nei 30 secondi di finestrino abbassato per pagare alla corsia Viacard. Ho già corso in passato lottando contro il vento, a Pieve di Cento nel 2017, ma la temperatura quel giorno era decisamente migliore.

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Arrivato in zona, faccio un divertente riscaldamento con Andrea, Marco, Marco e Marcos. Rivedo con piacere, dopo parecchio tempo, anche il padrone di casa Alberto. Qualche allungo ed è ora di piazzarsi al via, dato che l’assenza di griglie di partenza obbliga a posizionarsi nelle prime file. Obiettivo di giornata è quello di giocarsela sul filo del PB di Gallarate, quindi pochi calcoli e 4.05 stampato in testa.

I primi metri sono piuttosto scorrevoli, nonostante qualche svolta di troppo, e non hanno impatti negativi sul ritmo di gara. Cerco di correre con scioltezza fin da subito, senza spendere energie inutili. Al primo check cronometrico (Km 4) passo più veloce del previsto (16.13) ma non sono per nulla preoccupato perché non sto forzando. Marcos mi affianca e mi fa notare il passo rapido, ma in quel momento più che al ritmo devo far caso alla mia asma, da sempre ai livelli massimi nelle giornate ventose. Ventolin, un km per riprendermi e poi riparto a spingere. Anche al Km 8 va tutto molto bene, passo identico ai primi 4km (16.12) e ottime sensazioni. Al Km 9 non mi faccio cogliere impreparato dall’ennesimo svarione del mio Garmin e “forzo” il lap manuale al cartello successivo, per ripristinare il passo corretto sul display, grazie alla fantastica app Garmin IQ Race Screen. Al tappeto del Km 10 Passo in 40.35, con un buon margine sul target di giornata.

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Arrivato a metà gara sembra tutto perfetto: le gambe girano, ho già accumulato un piccolo tesoretto e, cosa più importante, fa freddo ma pare non ci siano le tanto temute raffiche di vento. Che sia la giornata buona per togliere 1′ al personale e portare a casa un sub 86′? Nei Km 11 e 12 rifiato per un attimo, anche perché l’asma oggi ha deciso di non darmi tregua. Tregua che invece termina per Eolo: svoltiamo al Km 13 e si comincia a faticare, con il passo che si alza inesorabilmente per i due km successivi (4.14 e 4.21). Un po’ di scoramento, brutti pensieri che cercano di farsi strada, ma al Km 15, cambiata la direzione di marcia, ho un sussulto: non c’è più vento e le gambe riprendono a girare, segno che la difficoltà è unicamente causata dagli agenti atmosferici. Ma la festa dura poco purtroppo, e dopo un Km a 4.07, si torna di nuovo a faticare, con il 16° Km a 4.10. È il momento peggiore: il tratto più esposto con le raffiche più forti. Purtroppo non ho la possibilità di correre in gruppo, il più vicino è irraggiungibile almeno 30 metri più in là. Tengo il pettorale con la mano, perché i colpi di vento spostano le calamite che ho usato per fissarlo. Più veloce di 4.20 non riesco andare, per un paio di volte mi do il cambio con un runner, ma quando lui è davanti, si va a 4.25 e lui stesso mi suggerisce di andare perché non ne ha.

Al Km 18 ho perso un minuto, dopo aver corso gli ultimi 3000 metri a 4.20. Il personal best non c’è più, e non c’è la possibilità di riacciuffarlo all’orizzonte. Ho freddo, alle mani, come alle gambe. A 3Km dal traguardo ho poco da chiedere ancora, alzo il passo e penso unicamente ad un posto al caldo. Arrivato in città faccio una debole accelerazione, ma il vento ha congelato anche lo stimolo per portare a casa un tempo sotto l’ora e 28, e chiudo in 1.28.08. Il momento più piacevole di giornata è la scoperta della distribuzione dei teli termici, subito dopo il traguardo.

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Dal punto di vista cronometrico non posso essere soddisfatto, ma le sensazioni della prima metà di gara mi fanno intuire che la strada intrapresa sia quella giusta, e che tra 40 giorni sarò prontissimo per il vero obiettivo stagionale.

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