Berliner Halbmarathon, 8 Aprile 2018

Dopo mesi di allenamenti e di attesa, arriva finalmente la gara più importante di inizio 2018. Ho messo gli occhi su Berlino durante la visita di giugno del 2017 (in corrispondenza anche dell’ottima prestazione alla Wasserlauf), spinto dai numerosi giudizi positivi degli amici che l’avevano corsa in passato.

La sfortuna ha voluto che le ultime settimane di preparazione siano state decisamente complicate, a causa di un problema al ginocchio che ha limitato il periodo specifico della preparazione, quello che avrebbe dovuto aggiungere la ciliegina sulla torta ad un percorso fino a quel momento molto positivo. Nei giorni precedenti alla gara ho corso veramente poco, per cercare (in extremis) di ridurre il dolore ai minimi termini, e tenere accesa qualche flebile speranza cronometrica. Queste premesse vanno però a cozzare contro il più classico dei connubi gara/location: impossibile chiudersi in albergo il giorno precedente alla gara, cercando di non cadere nella tentazione turistica. Se poi aggiungiamo che il ritiro pettorali, organizzato nella splendida cornice di Templehof, obbligava a camminare non poco, è stato facile ritrovarsi al sabato sera con 12Km a piedi all’attivo. Ma lo rifarei: l’Expo visto allo storico ex-aeroporto, è stata una bella esperienza, tra stand commerciali e prodotti tipici, in un luogo che mi ha trasportato indietro di 70 anni.

Il giorno della gara approfittiamo di un albergo molto vicino alla zona atleti, così da permetterci una comoda sveglia alle 8 del mattino. 10 minuti di cammino, ed arriviamo alla blindatissima zona della partenza, alla quale accediamo velocemente, dopo alcuni controlli di sicurezza. Ci rendiamo presto conto che arrivare alle nostre griglie (A per me, D per Francesca) sarà un’operazione abbastanza lunga in termini di tempo. I propositi di fare un riscaldamento decente prima del via, si riducono ad una serie di banali allunghi avanti e indietro a fianco della zona A, inaccessibile fino a pochi minuti dalla partenza, perché occupata dagli atleti delle partenze delle gare di pattinaggio in linea.

Il mio ginocchio non sta bene. Durante quei pochi metri di corsa appena accennati il dolore si è fatto sentire, in barba alla bustina di Oki presa 2 ore prima. Cerco di non pensarci, anche se uno scherzo del destino mi ha recapitato l’SMS di conferma appuntamento per la risonanza magnetica di 3 giorni dopo, esattamente 10 minuti prima della gara. Fa un discreto caldo (15°), ho sete e sfrutto una bottiglietta lasciata da un runner al mio fianco. Siamo pronti per partire, e sono a pochi metri dagli atleti élite.

sportograf-116998920

Alle 10.05, sulle note degli AC/DC, parte la prima wave, la mia. Ci dirigiamo verso Alexander Platz attorniati da una marea di persone. Non ho la possibilità di guardarmi troppo intorno, perché siamo in tanti, anche se devo dire che, prestando attenzione, non ho mai dovuto alzare per un secondo il piede dall’acceleratore a causa del traffico. Mi assesto sul passo del 4.05/Km, anche se con una leggera fatica fin da subito, probabilmente a causa del riscaldamento insufficiente. Passata la Porta di Brandeburgo ci immettiamo nel Tiergarten: il percorso è fantastico perché presenta un rettilineo di 7Km molto ampio e si corre bene senza pensieri. Ci sono sporadicamente raffiche di vento, previste ampiamente dal meteo, che però in questa prima fase di gara non danno troppo fastidio. Arrivati a Charlottenburg (Km 9) svoltiamo a sinistra e la difficoltà aumenta, contemporaneamente ad una crescente fatica, che da qualche minuto si sta facendo strada. Non è tanto il dolore al ginocchio, presente ma sopportabile, quanto un progressivo appesantimento muscolare a quadricipiti e polpacci, antipatica eredità di giornate passate a camminare con una postura che si adattava, per evitare il dolore. O forse per una vigilia di gara poco riposante.

Passo al Km 10 in 41 minuti, ed è l’ultima volta in cui ho ancora speranze di PB. Al Km 12 si torna in direzione Berlino Est, e per qualche minuto il pubblico cala, dato che siamo in una zona poco turistica e molto residenziale. Ho allentato l’azione di spinta, restando in una confort zone a metà tra “così non sento dolore” e “sto comunque spingendo”, per onorare comunque la trasferta teutonica. Non vado poi così lento, giro poco sopra il 4.20 senza fare troppa fatica, anzi con un passo più che agevole. Dal 14° si torna ad avere un po’ di tifo, si passa nella zona a ridosso dello Zoo (che conosco benissimo in quanto era dove alloggiavo l’anno prima) e poi nella futuristica Potsdamer Platz, con il Sony Centre e i suoi grattacieli. Tifo alle stelle, mentre il GPS impazzisce e continua ad indicare un passo oltre il 5′ al Km, che per un attimo mi fa credere di essere completamente scoppiato. Dal successivo cartello del 17° prendo il tempo ad ogni passaggio, per ovviare a questo problema, constatando di essere molto regolare, sempre tra 4.20 e 4.23.

sportograf-117001298

Dopo l’ultimo ristoro al 16° (data la temperatura, oggi non posso saltarne nemmeno uno), ormai l’unico pensiero è quello di godersi la gara ed il pubblico. Si passa da Checkpoint Charlie, si superano i due ponti sulla Sprea e si arriva al Km 21, in leggera salita, ma con una spinta pazzesca del pubblico, che rende impossibile cedere alla stanchezza. Non saprei sinceramente dire se gli ultimi km sono volati senza fatica grazie agli allenamenti oppure per la carica emotiva.

sportograf-117064415

Ultima curva e 100 metri finali. Il mio passo controllato mi garantisce qualche secondo di vantaggio rispetto ai 90′, così da non aver necessità di aumentare il passo fino al traguardo, che anzi raggiungo rallentando, quasi a volermi godere fino all’ultimo secondo quella festa a cui ho preso parte e che, purtroppo, volge al termine.

Chiudo con il tempo ufficiale di 1.29.41 (1.29.47 il gun time). Un cronometro modesto rapportato alle premesse e alle mie possibilità, ma posso considerarmi contento, per essere riuscito a correre senza eccessivo male, ed aver partecipato ad un evento di una portata mai vista in precedenza.

sportograf-116942130

Qui la traccia

 

 

 

Annunci

Maratonina di Treviglio, 25 Febbraio 2018

Dopo due mesi di preparazione ininterrotta, è giunto il momento di effettuare un primo test sulla distanza. La mia prima mezza maratona del 2018 e a Treviglio: gara veloce e parecchio frequentata, che mancava ancora nel mio elenco.

Le ultime settimane hanno confermato uno stato di forma in grossa crescita, e le premesse per fare bene ci sono tutte. L’unica incognita di giornata è rappresentata dal clima, che prevede proprio per il giorno della gara, un brusco abbassamento delle temperature, accompagnato da forti raffiche di vento freddo, che è poi l’aspetto più problematico per chi corre. Già durante il viaggio in autostrada mi rendo conto che le previsioni non sono sbagliate, tant’è che si riesce a percepire il gelo anche solo nei 30 secondi di finestrino abbassato per pagare alla corsia Viacard. Ho già corso in passato lottando contro il vento, a Pieve di Cento nel 2017, ma la temperatura quel giorno era decisamente migliore.

p4787827_2760725131_5

Arrivato in zona, faccio un divertente riscaldamento con Andrea, Marco, Marco e Marcos. Rivedo con piacere, dopo parecchio tempo, anche il padrone di casa Alberto. Qualche allungo ed è ora di piazzarsi al via, dato che l’assenza di griglie di partenza obbliga a posizionarsi nelle prime file. Obiettivo di giornata è quello di giocarsela sul filo del PB di Gallarate, quindi pochi calcoli e 4.05 stampato in testa.

I primi metri sono piuttosto scorrevoli, nonostante qualche svolta di troppo, e non hanno impatti negativi sul ritmo di gara. Cerco di correre con scioltezza fin da subito, senza spendere energie inutili. Al primo check cronometrico (Km 4) passo più veloce del previsto (16.13) ma non sono per nulla preoccupato perché non sto forzando. Marcos mi affianca e mi fa notare il passo rapido, ma in quel momento più che al ritmo devo far caso alla mia asma, da sempre ai livelli massimi nelle giornate ventose. Ventolin, un km per riprendermi e poi riparto a spingere. Anche al Km 8 va tutto molto bene, passo identico ai primi 4km (16.12) e ottime sensazioni. Al Km 9 non mi faccio cogliere impreparato dall’ennesimo svarione del mio Garmin e “forzo” il lap manuale al cartello successivo, per ripristinare il passo corretto sul display, grazie alla fantastica app Garmin IQ Race Screen. Al tappeto del Km 10 Passo in 40.35, con un buon margine sul target di giornata.

p4787827_2760816683_5

Arrivato a metà gara sembra tutto perfetto: le gambe girano, ho già accumulato un piccolo tesoretto e, cosa più importante, fa freddo ma pare non ci siano le tanto temute raffiche di vento. Che sia la giornata buona per togliere 1′ al personale e portare a casa un sub 86′? Nei Km 11 e 12 rifiato per un attimo, anche perché l’asma oggi ha deciso di non darmi tregua. Tregua che invece termina per Eolo: svoltiamo al Km 13 e si comincia a faticare, con il passo che si alza inesorabilmente per i due km successivi (4.14 e 4.21). Un po’ di scoramento, brutti pensieri che cercano di farsi strada, ma al Km 15, cambiata la direzione di marcia, ho un sussulto: non c’è più vento e le gambe riprendono a girare, segno che la difficoltà è unicamente causata dagli agenti atmosferici. Ma la festa dura poco purtroppo, e dopo un Km a 4.07, si torna di nuovo a faticare, con il 16° Km a 4.10. È il momento peggiore: il tratto più esposto con le raffiche più forti. Purtroppo non ho la possibilità di correre in gruppo, il più vicino è irraggiungibile almeno 30 metri più in là. Tengo il pettorale con la mano, perché i colpi di vento spostano le calamite che ho usato per fissarlo. Più veloce di 4.20 non riesco andare, per un paio di volte mi do il cambio con un runner, ma quando lui è davanti, si va a 4.25 e lui stesso mi suggerisce di andare perché non ne ha.

Al Km 18 ho perso un minuto, dopo aver corso gli ultimi 3000 metri a 4.20. Il personal best non c’è più, e non c’è la possibilità di riacciuffarlo all’orizzonte. Ho freddo, alle mani, come alle gambe. A 3Km dal traguardo ho poco da chiedere ancora, alzo il passo e penso unicamente ad un posto al caldo. Arrivato in città faccio una debole accelerazione, ma il vento ha congelato anche lo stimolo per portare a casa un tempo sotto l’ora e 28, e chiudo in 1.28.08. Il momento più piacevole di giornata è la scoperta della distribuzione dei teli termici, subito dopo il traguardo.

p4787827_2760957095_5

Dal punto di vista cronometrico non posso essere soddisfatto, ma le sensazioni della prima metà di gara mi fanno intuire che la strada intrapresa sia quella giusta, e che tra 40 giorni sarò prontissimo per il vero obiettivo stagionale.

Qui la traccia

 

Cross del Vallone, Cittiglio (VA) 14 Gennaio 2017

Dopo averlo sentito più volte nominare, sempre accompagnato da lodi e commenti positivi, finalmente quest’anno sono riuscito a correre il Cross del Vallone a Cittiglio, terza tappa del Circuito Monga.

Incassato il benestare del coach, che mi ha chiaramente indicato di non lesinare con i Cross in questa fase della preparazione, ho scelto di gareggiare a Cittiglio soprattutto perché la mia nuova società ha deciso di utilizzare questa campestre come prima prova del campionato sociale, e così, dopo alcune partecipazioni consecutive, quest’anno ho abbandonato il Cross di Cesano, tappa di debutto del Cross per tutti.

La location non delude: un’area di discrete dimensioni, senza un tratto pianeggiante e con un’ottima visibilità per il pubblico su tutto il percorso. Approfitto dell’orario tardo della mia batteria (ultima di giornata, alle 10.30) per fare un riscaldamento lungo mentre assisto, insieme ai compagni di squadra, alla prima gara in maglia verde-viola di Francesca, che riceve un caloroso benvenuto e tifo ad ogni passaggio.

26840902_10208208770097036_2351969663876712926_o

Al momento del via della terza gara, il sole ha riscaldato piacevolmente il percorso, tant’è che del leggero strato di ghiaccio presente al nostro arrivo, non è rimasto quasi nulla: temperatura ideale per correre. Come anticipato a Riccardo durante il riscaldamento, la tattica di gara è sempre la solita: divertirsi, e sentire la voglia di ritirarsi dopo 5 minuti di gara!

Al via cerco di non farmi sopraffare, come al solito, dalla voglia di tenere un ritmo insostenibile quindi, quasi con stupore, mi trovo a gestire il passo evitando sorpassi inutili che in questa fase significherebbero solamente spreco di energie. Sfrutto i tratti con pendenza a favore per allungare il passo e rifiatare, mentre gestisco nelle salite. Anche in questa gara il tifo non manca, ed é presente in diversi punti del percorso. Al termine del primo passaggio sono ovviamente già in debito di ossigeno, ma gestisco comunque bene l’azione di corsa e non vado in crisi. Incrocio più volte Antonio che si gioca le prime posizioni (4° posto al traguardo) e Giuseppe, sempre in grande spolvero. Riccardo ha deciso invece di giocare (fin troppo) conservativo, e mi sorpassa solo a metà gara. Curioso il siparietto con lo speaker che nell’occasione del passaggio racconta al microfono “Riccardo Luccherini ha passato Rossi Kostia, e sappiamo che non è facile”, riferendosi, alle vicende di 7 giorni prima al Campaccio.

La seconda metà di gara scorre senza particolari intoppi, tra qualche sorpasso ed un ritmo che resta bene o male invariato (chiuderò con 3 tornate molto simili tra loro come passo). Questa volta, a differenza di San Giorgio su Legnano, riesco a portare a casa nel finale una posizione in più, grazie allo sprint finale (in salita) negli ultimi 200 metri.

p4787827_2710188189_5

Chiudo in 25.26, a 4.14 di passo medio. Non ho ovviamente riferimenti precedenti, ma ritengo di aver fatto un buon allenamento, considerata anche la settimana di particolare carico qualitativo e quantitativo. Piacevole il defaticante, prima con i forumendoli Anselmo e Antonio, e poi con il compagno Giuseppe. Ciliegina sulla torta, finalmente riesco anche a conoscere di persona Mapina di Running Forum.

Due pensieri conclusivi sulla mattinata di Cittiglio: il primo agli organizzatori, che hanno preparato un bel percorso, facendo attenzione ad ogni minimo particolare, dalla consegna pettorali fino al ristoro, passando per la piacevole sorpresa dei camini svedesi sparsi un po’ ovunque vicino al campo di gara, e utilissimi soprattutto nelle prime ore gelide (temperatura al nostro arrivo: -2°).

La seconda annotazione di giornata va alla mia nuova società Cardatletica: un gruppo affiatato, che si diverte e prende appieno il lato migliore della corsa. Io e Francesca siamo arrivati da pochi giorni, ma è come se lo fossimo da anni. I più rumorosi alle premiazioni, e con un terzo tempo assolutamente da riproporre.

Qui la traccia

Grazie per le foto ad Arturo Barbieri ed Omar Spoti (Soxj).

 

Cross del Campaccio, 6 Gennaio 2018

Come capitato spesso negli ultimi anni, il debutto agonistico non può che essere a San Giorgio su Legnano, il 6 gennaio. Diverse le novità di quest’anno, a partire dal debutto ufficiale con i nuovi colori della Cardatletica, anche se la canotta sociale aveva fatto la sua apparizione alla ParkRun di Tolosa 7 giorni prima.

Dopo il periodo di scarico che ha seguito la Maratonina di Busto, la mia preparazione ha ripreso subito ritmi elevati, con qualche campestre ed un paio di test abbastanza convincenti, come quelli della prima edizione del Trofeo Via Larga a Bologna e della classica di Santo Stefano a Sant’Agata Bolognese.

26229457_10214851933476743_2146431098659042972_n

L’obiettivo di giornata è quello di fare un buon allenamento, con un occhio al cronometro, cercando di migliorare la prestazione del 2016. Le gambe non sono in una situazione di freschezza, dopo la settimana di vacanze nel Sud della Francia, senza interruzione degli allenamenti, e il carico dei primi giorni dell’anno. Il meteo non è quello delle edizioni precedenti, dove il sole aveva riscaldato il prato ed pubblico di San Giorgio su Legnano: pioggia debole e clima molto umido rendono l’atmosfera che ci si aspetta a contorno di un cross.

Al via, parto a ritmo molto sostenuto, forse troppo, tant’è che dopo 500 metri sono sotto il 3.50 di passo medio. Considerati i precedenti e vista la lunghezza della gara, rallento il passo e cerco qualche riferimento conosciuto tra i concorrenti, che però fatico a trovare.

26230885_10214851930036657_4416767277995834997_n

Passo al primo giro con una discreta dose di stanchezza come bagaglio da trascinare per i 2 passaggi seguenti. La fase centrale di gara è quella della gestione, che durante i cross risulta essere particolarmente scarsa come esito: al salire della fatica le sensazioni peggiorano, e la consapevolezza di avere ancora una discreta quantità di strada da fare prima di completare il compito di giornata, incrementa in maniera esponenziale i brutti pensieri. Supero per la seconda volta il rettilineo della pista di atletica sotto le tribune, quando la campanella del giro finale sembra volermi risvegliare dal torpore degli ultimi minuti.

26678502_1461211094005459_3130357782354667857_o

Con le gambe decisamente stanche, cerco di tirare fuori quel poco che è rimasto: qualche sorpasso, nei confronti di chi è ancora più stanco di me, alza il morale. Affronto per l’ultima volta la zona delle salite (la più complessa del percorso), sentendo per l’ultima volta l’incitamento di Omar, Giuseppe e del sempre presente Alessandro, che non hanno mai fatto mancare il loro supporto durante tutti e 3 i passaggi. Un altro sorpasso a 600 metri dalla fine, prima di lanciare una volata d’altri tempi (finale a 3.36 per il GPS!) per conquistare l’ultima posizione di giornata, che non riesco a portare a casa per pochi centimetri, ma che mi regala un piacevole scambio di complimenti con l’avversario di fine gara. Chiudo la mia fatica in 24.58, con un terzo giro in progressione, che ha fatto dimenticare la piccola crisi dei chilometri centrali.

Qui la traccia

Ringrazio per le foto Alessandro Marcandalli e Antonio Capasso

Maratonina di Busto Arsizio, 12 Novembre 2017

La maratonina di Busto, oltre ad essere la gara di casa, ha sempre per me rappresentato un banco di prova: indipendentemente dalla condizione e dagli obiettivi, è dal 2012 che questa gara mi ha sempre visto migliorare il tempo dell’anno precedente, e anche questa volta mi presento al via con l’intenzione di confermare la striscia positiva.

Scontato dire che il recente tempo ottenuto a Gallarate, ha sicuramente cambiato le carte in tavola rispetto a quanto previsto in fase di preparazione. Busto è così per me diventata la gara su cui correre esclusivamente in attacco, senza troppi calcoli.

WhatsApp Image 2017-11-12 at 13.28.52

Dopo un pre-gara dove ho piacevolmente rivisto, tra gli altri, Friz, Mod, Bilbo e il debuttante Armando, mi posiziono in seconda griglia. Come di consueto, parziali sul Garmin impostati con cadenza di 4km. Testa bassa, obiettivo 4.05, e si parte.

L’inizio di gara scorre via abbastanza liscio, eccezione fatta per un primo km inaspettatamente trafficato che mi costringe a qualche su e giù dai marciapiedi laterali, per evitare di perdere troppo tempo. Il passaggio al Km 4 recita 16.18, in perfetto target. Al 5° chilometro noto un lieve affaticamento muscolare ai quadricipiti e al basso addome, problema già noto che più volte mi ha accompagnato a fasi alterne nelle ultime settimane. Riesco a mettere da parte i cattivi pensieri ed affronto una delle parti più scorrevoli del percorso, chiudendo il secondo parziale con un ottimo 16.15, prima del piacevole chilometro con ingresso, giro di pista ed uscita dallo stadio. Al tappeto dei 10km transito in 40.51, saluto Serena (oggi impegnata al ristoro) e sfrutto la spinta data dagli incroci di percorso del km 11. Transito al cartello dei 12 con un confortante “lap” in 16.17.

myPhoto_HD_189955

Arriva il tratto più complesso della Maratonina: dal 13° al 17° la strada sale in modo lieve, ma costante, accompagnata da qualche svolta secca. Se passo il cavalcavia in modo brillante, non riesco a fare altrettanto nei chilometri successivi. Il passo si alza intorno al 4.10, provo a reagire, ma resto sempre su quel passo, stabile senza variazioni. Il problema principale è che, mentre a Gallarate sapevo di avere ampio margine da giocarmi rispetto all’obiettivo (con conseguente possibilità di rifiatare nei momenti di difficoltà), oggi questa chance mi manca: ogni secondo perso è tempo che difficilmente riuscirò a recuperare, dato che sto giocando sul mio limite. Purtroppo, nonostante i miei tentativi di reagire, i quadricipiti rispondono sempre meno allo sforzo, arrivando quasi al limite dei crampi. Quello che ottengo è solo un contenimento dei danni e, anche durante il tratto in discesa che riporta da Viale Stelvio al centro città, non riesco a registrare un passo inferiore al 4.19.

V_A_3570

Un rapido calcolo al cartello dei 20, mi dice che posso ancora portare a casa un premio di consolazione: arriva così la spinta psicologica che, unita alla folla numerosa (quanto silenziosa) della zona pedonale al Km 21, mi aiuta a registrare un passo di 4.01 negli ultimi 1100m del percorso. Chiudo in 1.27.49 di Real Time, un tempo oltre un minuto più alto di quello che avrei sperato, ma anche la seconda prestazione di sempre sulla distanza e 78 secondi più veloci di Busto 2016.

Resta la consolazione di aver contenuto i danni, di aver più volte reagito a quella voce che mi suggeriva di continuare fino al traguardo andando a 5’/Km, a mezz’ora dalla fine. Sicuramente, se quattro mesi fa mi avessero detto che avrei fatto questo tempo a Busto, ci avrei messo comunque la firma.

p4787827_2620706489_5

Resta da fare una considerazione personale, dopo aver corso per 6 anni di fila questa gara: il percorso è indubbiamente filante, e resta uno dei più veloci esistenti in Italia, ma probabilmente si adatta poco alle mie caratteristiche. Le prime difficoltà durante una mezza maratona le sento al km 13, e a Busto questo coincide con il tratto più complicato. A Gallarate il dislivello era decisamente più impegnativo, ma essendo a ridosso del traguardo, questo mi ha permesso di poter gestire la fatica fino al 18°, e quando è stato il momento di dare a fondo le energie, restavano solo 3km alla fine. E psicologicamente è tutta un’altra cosa. Valuterò il prossimo anno se prendere una pausa dalla gara di casa.

La stagione volge al termine, sono stati 4 mesi intensi, con tutte le settimane a 5 uscite e più di 60km. Ho raggiunto due personal best (Cardano e Gallarate) con riscontri cronometrici ottimi, e sono quindi soddisfatto e ripagato degli sforzi fatti. Ora, dopo che avrò smarcato le consuete pratiche medico-burocratiche, arriverà il momento di pianificare i prossimi obiettivi. Le aspettative e la determinazione sono ai massimi livelli.

Mezza Maratona di Gallarate, 29 Ottobre 2017

Da tanto tempo non arrivavo ad una gara con così tanta pressione come in questa occasione. E’ una bella sensazione, nonostante l’ansia che sale già dall’inizio della settimana di gara possa essere vista con un’accezione negativa.

Dopo mesi di allenamenti, chilometri macinati, e sveglie al mattino presto, c’è la consapevolezza di poter far bene: sento di avere nelle corse una prestazione che mi possa portare quantomeno a ritoccare il Personal Best di Ferrara 2016, e questo mi porta a Gallarate con una buona dose di fiducia. Il percorso è leggermente cambiato, sulla carta per ridurre le difficoltà di dislivello della prima edizione, ma resta comunque per me inedito, dato che nell’anno del debutto avevo corso solo la distanza ridotta, in preparazione alle mezze autunnali di Calderara e Busto Arsizio.

Terminato il riscaldamento in compagnia di Andrea e Francesca, mi dirigo con un certo anticipo in griglia di partenza. Non ci sono suddivisioni in base al tempo, e voglio garantirmi una posizione comoda al via. La tattica di gara pianificata in partenza è quella di spingere nella prima parte, sfruttando i km iniziali molto scorrevoli e con poche curve, per poi giocare in difesa nell’ultimo terzo del percorso, dove salite e curve presenteranno il loro conto.

Foto 064 di 152

Allo sparo il gruppo si sgrana molto velocemente e senza intoppi, i vialoni di Gallarate sono ampi e le gambe, ancora fresche, girano senza problemi. Il primo check dal 4° Km, dice 4.07 di passo. Fin dai primi metri di gara sono molto vicino a Raffaele con cui, senza particolare premeditazione, correrò fino alla fine. Ci troviamo in un gruppo di 5-6 persone, c’è tempo anche per scambiare qualche battuta, insieme a Serena (terza donna all’arrivo) e ad altri. Al km 8 il passo medio è di 4.06.

p4787827_2594066529_5 (1)

Immessi nella zona industriale, tanto brutta quanto scorrevole, c’è la possibilità di impostare il pilota automatico, senza grossi pensieri di svolte improvvise. Anche qui riesco a tenere il passo regolarmente (4.09 dal 9° al 12°) , perdendo qualcosina solo nel primo sottopasso, dei 5 previsti in giornata. Un breve calcolo cronometrico mi fa capire che, anche girando a 4.15 fino al traguardo, sarei in linea con il personal best. In aggiunta, anche se ormai posso dire che sia una certezza, i cartelli chilometrici anticipano sistematicamente il mio Garmin, e quindi so di avere un tesoretto aggiuntivo di qualche secondo.

p4787827_2594094445_5

Arriva il momento di soffrire: dopo un primo assaggio di salita tra i Km 13 e 14, riprendo il passo nella successiva discesa, mettendo così in cassaforte altri 20 secondi nel quarto parziale di giornata. A 5000 metri dal traguardo, con il personale ormai in tasca, si tratta solo di stringere i denti e non farsi sopraffare dalla salita. Sempre gomito a gomito con Raffaele, affronto 17° e 18° calando nel passo e perdendo qualche metro da lui. Inizia il dislivello e dopo una prima curva ho un attimo di sollievo, convinto che l’asperità sia già terminata, ma dopo la successiva svolta a destra arriva il tratto più duro, così da correre il 19° Km a 4.22, il più lento di giornata. Nemmeno il tempo di riprendere fiato che una curva secca a sinistra ci immette sull’ultimo cavalcavia di giornata, lo stesso che avevo affrontato un anno prima. La fatica è parzialmente compensata dalla consapevolezza che manca ormai poco, unito al fatto che nell’ultimo tratto il mio Garmin abbia “perso” ancora qualche metro tra le numerose svolte e che quindi il mio ritmo sia peggiorato meno di quello che il display voglia farmi credere.

Ultima rotonda, focalizzo il rettilineo finale ma, quando sono ormai pronto per lo sprint, noto una variazione rispetto al precedente percorso: per raggiungere la distanza di gara, è stato inserito un passaggio su un rettilineo con giro di boa finale. Dopo l’inversione a U mi lancio verso gli ultimi 300 metri (l’ultimo chilometro risulterà corso a 3.57 di passo), il tempo di posare per una foto per l’amico Alessandro, di dare il cinque al resto della famiglia, posizionata a 30 metri dal traguardo e passare sotto il gonfiabile, in 1 ora 26 minuti e 42 secondi, sgretolando letteralmente il mio miglior tempo precedente.

Foto 156 di 207

I successivi 2 minuti, dopo un abbraccio con Raffaele e i reciproci doversi ringraziamenti, li passo seduto sul marciapiede, a piangere a dirotto come un bambino, come non mi capitava da diverso tempo. I mesi di fatica sono finalmente ripagati, e con gli interessi.

Qui la traccia

Due parole sull’organizzazione: per quanto sempre molto volenterosa e dagli sforzi encomiabili, l’Atletica Casorate dimostra di dover lavorare ancora un po’ per eventi di portata maggiore, come questo. Troppe volte ci siamo trovati a dover evitare auto che si immettevano sul percorso (sia negli incroci presidiati che in quelli lasciati liberi), i ristori non ben disposti e con personale a sufficienza (anche se, fortunatamente, non ne ho avuto bisogno), l’accesso alla palestra da un’unica porta stretta e la doccia fredda negli spogliatoi, sono punti sicuramente da migliorare. Se poi ci mettiamo la sfortunata (?) disavventura dei nomi sui pettorali, stampati senza corrispondenza, il gioco è presto fatto. Fantastico invece il pacco gara.
Si ringraziano Arturo Barbieri e Dario Antonini per le splendide foto.

Memorial Laura Prati, Cardano al Campo (VA) 15 Ottobre 2017

Nel mezzo della preparazione per le mezze maratone autunnali, spunta all’improvviso la partecipazione ad una 10km, gara assolutamente non preventivata e decisa a pochi giorni dal via. Nessun allenamento specifico per la distanza, ma la consapevolezza che la grossa quantità di chilometri che sto macinando da ormai 3 mesi non può che aver portato un effetto benefico sulle mie prestazioni, indipendentemente dalla lunghezza della gara.

Conosco abbastanza bene il percorso, per averci corso nell’estate 2015, in occasione di una tappa serale del Giro del Varesotto, e proprio per questo sono stato titubante prima di procedere con l’iscrizione. Due giri da 5Km, con un tratto di circa 1500m in costante ascesa: non si parla ovviamente di corsa in montagna, ma all’interno di una gara dove si cerca esclusivamente la velocità, questo passaggio può rappresentare più di un’insidia, considerato che durante la seconda tornata, capiterà nel km 6 e 7.

Il programma del giorno, piuttosto ottimistico ma improntato per portare a casa un PB certo, prevede un passaggio a metà gara in 19.40 circa, così da avere margine per affrontare la salita e ripartire nel finale.

Al via resto abbastanza tranquillo a centro gruppo, controllando il ritmo nei primi 2000 con ascesa sfavorevole e registrando due km in 3.55 e 3.57. Il terzo chilometro è quello con la pendenza negativa, e devo alzare l’acceleratore per evitare di esagerare, quando il Garmin rileva un ritmo di 3.40. Passo il cartello dei 3 in 3.51, quando vengo raggiunto dal compagno di squadra Riccardo, solitamente ben più veloce di me (scoprirò poi al termine che la sua partenza è stata posticipata perchè inserito tra i non competitivi), mentre gli ultimi 2Km prima del passaggio sul rettilineo del via sono tortuosi  e con un cavalcavia (al 4°), ma passano senza grossi problemi in 3.56 e 3.57. Chiudo la prima metà intorno a 19.40, esattamente come pianificato.

Foto 102 198

Inizia il secondo giro e mi trovo faccia a faccia con l’ostacolo di giornata, con una discreta dose di ottimismo, visto che la stanchezza non sembra farsi sentire eccessivamente. Purtroppo però le mie sensazioni positive non trovano riscontro sul cronometro, con il passo che si alza pericolosamente anche fino a 4.10, così da dover rilanciare l’azione un paio di volte per limitare i danni. Il Km 6 lo faccio in 4.04, ed il successivo a 4.02. Per un attimo temo il peggio, vedendo parte del margine accumulato svanire in pochi minuti. Ma l’8° Km, con la sua discesa, arriva come una manna dal cielo: ritrovo il ritmo, e questa volta spingo, devo assolutamente sfruttare il dislivello per recuperare il passo e riesco a tornare a girare con un ottimo 3.53. Recupero qualche posizione e comincio a contare i metri che mancano al traguardo, senza (purtroppo) trovare riferimenti con i cartelli chilometrici, piazzati in corrispondenza dei chilometri del primo giro e quindi non utili, dato che la partenza e l’arrivo non coincidono esattamente. Anche il Km 9, con il suo cavalcavia, passa a 3.53, e non mi resta che continuare a testa bassa, alla ricerca del rettilineo conclusivo. Senza le indicazioni dei cartelli non ho nemmeno tempo (né forza) di fare proiezioni di tempo, quindi mi limito solo a sperare nella cronica distanza corta rilevata dal mio Garmin, ipotizzando un tempo di arrivo di circa 19.20.

Foto 008 di 165

Nell’ultimo km spremo le ultime energie rimaste, faccio l’ultima curva a destra e sono a 250m dal gonfiabile dell’arrivo. Senza ridurre l’azione di spinta, ho un momento di lucidità per scorgere sulla sinistra Spuffy (secondo al traguardo con 31.59) che mi incita, contento per il mio tempo, e che allunga la mano per darmi il “cinque”, a meno di 100 metri dalla fine. Un occhio al tempo di gara sulla destra (che recita 39.28) e taglio il traguardo, stremato e contento per aver tolto più di 30 secondi al tempo di Lovoleto 2016, il mio precedente personale.

Qui il percorso