Maratonina delle 4 Porte, Pieve di Cento 12 Marzo 2017

Con colpevole ritardo, eccomi a riassumere il racconto della mattina passata a Pieve di Cento, bella e veloce gara che ho già corso due volte nel 2013 e nel 2015, segnando una perfetta alternanza con la vicina (sia come distanza che come data) Ferrara Half Marathon, fatta nel 2014 e nel 2016.

Come ho già ripetuto in più articoli, la mia travagliata preparazione invernale non è stata per nulla incentrata sulla distanza dei 21km: il tempo perso mi ha fatto cambiare programma, dirigendomi sulla velocità, in vista delle 10k e delle serali estive. Mi presento quindi alla gara senza pretese e addirittura a digiuno di lunghi da ben 2 mesi, l’ultimo dei quali corso proprio alla Maratonina d’Inverno di gennaio, sulla quale non ho nemmeno scritto nulla, dato che la presi come un allenamento con ripetute all’interno.

L’ultima uscita prima della gara (un banale 4×2000 a ritmo mezza con recuperi corti) mi aveva dato quantomeno un avvertimento: “non provare a partire a 4.15, altrimenti non arrivi in fondo”. Decido quindi di giocarmela su un passo poco più lento, intorno ai 4.18, sapendo che la distanza qui corrisponde abbastanza bene con quanto misurato dal GPS, e che quindi avrei trovato un valido alleato per il mantenimento del ritmo.

Purtroppo, come nel 2014, si affronta un forte vento. Vento che probabilmente renderà meno calda la giornata (prima gara dell’anno corsa indossando solamente la canottiera), ma che su diversi tratti darà fastidio non poco, soprattutto in un tracciato come quello di Pieve, dove l’aperta campagna espone maggiormente al fenomeno.

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La gara scorre via abbastanza velocemente: riesco a girare al passo prefissato facendo tesoro dei vari trenini di turno, e passo metà gara con una proiezione sull’1h31, che tutto sommato sarebbe anche un bel risultato. Sfrutto il tratto coperto dall’argine per aumentare un po’ il passo in vista del finale, raggiungendo anche la terza donna in classifica, ma poi, come prevedibile, dal Km 16 inizio a pagare il conto, a causa dei pochi km nelle gambe. Con l’aggiunta del ritorno del vento, il passo si alza, anche se non eccessivamente, di 10″/Km, così da farmi perdere circa 40 secondi sul possibile target.

Nell’ultimo chilometro riesco a tornare a spingere decentemente, chiudendo in 1.31.45 (non c’è real time ufficiale, il gun time dirà 1.31.54), in 101^ posizione (grazie a chi mi ha passato a pochi metri dal traguardo!).

Per questa prima parte di stagione ho decisamente chiuso con questa distanza, mi fa comunque piacere aver corso ad un ritmo decente nonostante la preparazione nulla.

Qui la traccia.

 

Parabiago Run, 5 Marzo 2017

Non c’è due senza tre, e quindi eccomi per l’ennesimo anno (dopo le edizioni 2015 e 2016) sulla linea di partenza di questa 10Km entrata ormai nel calendario di tanti runner della zona.

La voglia di rivincita dopo i due risultati non pienamente soddisfacenti sul percorso Milanese ha prevalso, e quindi il ballottaggio con la gara di Trecate della settimana precedente si è deciso abbastanza velocemente.

Purtroppo il 2017 non vuole proprio essere il mio anno fortunato: da circa un mese ho ripreso finalmente ad allenarmi con costanza, le sensazioni sono in deciso miglioramento e il recente test a Granarolo Emilia aveva dato il via ad un cauto ottimismo sul recupero della forma. Ma la settimana della gara, per non farmi mancare niente, un virus intestinale mi ha colpito frontalmente come un TIR, regalandomi un giovedì sera al pronto soccorso e un saldo di -2Kg sul display della bilancia. Dopo essermi già sincerato con l’organizzazione della possibilità di un rinvio dell’iscrizione, decido in extremis che posso provare ugualmente la gara, anche se le forze non mi avrebbero permesso di spingere come avrei voluto.

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Dopo un riscaldamento in compagnia di veterani e rookies di RunningForum, mi piazzo nelle prime file della griglia, visto che qui il real time non è previsto. Compagno di giornata il buon Raffaele, a comporre il trenino dei reduci di guerra con l’improbabile obiettivo del 41′.

Si parte. Decido di tenere comunque il 4.06 come target, sapendo che non avrei comunque potuto tenerlo per 10km. Nei primi metri riesco stranamente a controllare il ritmo senza andare fuori giri, mentre mi rendo conto di aver dimenticato l’autolap su lGarmin, e quindi devo ricordarmi di “lappare” manualmente ad ogni cartello. Dopo un 4.10 iniziale, si entra nel famigerato tratto di sterrato, talmente ostico che pare sia stato citato pure in un canto dell’inferno di Dante. A causa del maltempo dei giorni precedenti (la gara invece è soleggiata e fin troppo calda) il primo passaggio sembra una gara di cross. Lo slalom tra le persone e le pozze è alquanto complicato, e la mia consueta alta frequenza di tuffi nell’acqua trova terreno fertile, tant’è che Raffaele alle spalle avrebbe fatto meglio a correre con degli occhialini da piscina!

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Al terzo km, dopo due passaggi a 4.14 e 4.13, la gara è già finita, e sancisco la debacle comunicandolo al compagno di giornata. E’ in questo momento, raggiunto anche da Tytanico, che si apre il cassetto della memoria: gli ultimi 2000 metri di Parabiago sono veramente belli da correre, rettilinei con leggera pendenza favorevole, una manna dal cielo. Riprendo fiducia per i successivi 3Km girando a 4.09 4.06 4.07, prima di affacciarmi per la seconda volta nello sterrato, che affronto con i primi sintomi di vera stanchezza (4.21 all’8°) superando ugualmente diverse persone. Sono nuovamente gli ultimi 2Km a restituirmi un po’ di brillantezza, così da riuscire incredibilmente a fare l’ultimo Km in 4 minuti esatti, con una bella progressione.

41.48 il tempo finale, per 10.100 metri di distanza rilevati dal Garmin. Passo pressoché identico a quello registrato a Granarolo 3 settimane prima, che per l’ennesima volta  mi fa tornare a casa da Parabiago con l’amaro in bocca. Sicuramente, viste le premesse, il tempo è valido e per alcuni versi pure insperato, ma l’obiettivo doveva essere sicuramente un altro. Ci sarà il tempo per recuperare in aprile, alla 10k di San Lazzaro, con un’eventuale ulteriore tappa di avvinciamento alla RunDonato di fine Marzo.

Qui la traccia: https://www.strava.com/activities/888230244

10k di Granarolo, 12 Febbraio 2017

Nel mio ultimo articolo sul blog chiudevo con una promessa ben precisa: rigenerazione e ritorno alle gare, un passo alla volta. A differenza, del passato, sono riuscito a rimanere tranquillo per 3 settimane, dedicandomi unicamente a corsa aerobica, macinando chilometri su chilometri, correndo sempre ad un passo più vicino al 5.30 che al 5. Arrivato (per l’ennesima volta negli ultimi 2 mesi) ad una situazione in cui i dolori sembravano essere spariti, era giusto fare un test per capire, prima di tutto, se avrei potuto tornare a spingere. A seconda del risultato, l’obiettivo sarebbe stato quello di cominciare a ragionare su come impostare i miei allenamenti.

Dopo le vicissitudini degli anni passati (ricordo a memoria almeno un paio di rinunce a questa gara) riesco finalmente a calibrare sul calendario la 10Km di Granarolo, omologata FIDAL e con percorso decisamente veloce.

Prima del via incontro Lorenzo, finalmente fuori dall’ambito lavorativo, e passo con lui i minuti che ci separano dal via, dopo aver messo in cascina un corposo riscaldamento di oltre 4Km. Come tutti i runner amatoriali che si rispettano, bluffiamo alla grande sulle previsioni di gara, paventando tutti gli acciacchi del mondo e dichiarando un 4.15 di obiettivo, sperando di raggiungerlo. Il mio obiettivo reale è quello di cercare di stare tra 4.10 e 4.15.

Partiamo e percorriamo i 200 metri che ci separano da quello che sarà il gonfiabile d’arrivo. Lo passeremo altre due volte, dato che la gara è su circuito, che notoriamente patisco, come successo già a Parabiago 2016 e 2015. Il percorso, come già ho anticipato, è più che scorrevole: un rettangolo con un rettilineo in allungo dopo circa 500m dal via, dove le insidie sono unicamente rappresentate dal giro di boa al termine del Km 2 (e 7) e una doppia inversione ad U a circa 1200m dal traguardo. In pratica, 4 passaggi su 10Km dove si può perdere il ritmo per qualche secondo, per il resto un tracciato adatto a fare il passo senza troppi pensieri.

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Sfruttando appieno queste caratteristiche, parto fin troppo allegro, passando al Km 2 in 8’12. Sono comunque in controllo, e cerco di non lasciarmi prendere troppo dalla voglia di tirare. Al Km 3 mi passa Filippo, in grande forma in questo periodo. Lascio passare anche questa tentazione, e continuo sul mio ritmo, mentre raggiungo Lorenzo e lo passo.

Da questo punto in poi, si può dire che la mia gara sia decisamente costante, quasi un revival delle mie migliori prove del passato (ricordo la StraMagenta 2014 su tutte). Il pilota automatico mi porta a correre per 7 Km senza discostarmi troppo dal 4.10, registrando ad ogni passaggio tempi tra il 4.09 e il 4.12. La misurazione ed il posizionamento dei cartelli sono perfetti, e combaciano con il GPS. Passo indenne anche i fatidici Km 7 e 8 (che solitamente in una 10k sono mortiferi) ed entro nella pista ciclabile per l’ultimo Km. Non ho nessun tempo da battere, ma le gambe girano e spingo ugualmente. Riesco a finire in crescendo (4.08) grazie anche a qualche breve ingaggio sul rettilineo d’arrivo.

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Il cronometro finale dice 41.38 (41.44 il Gun Time), segno che quel 4.10 è effettivamente arrivato. Certo, se guardo la prestazione in termini assoluti, sono 100 secondi lontano dal personale di Lovoleto, ma se considero l’andamento degli ultimi 2 mesi e mezzo, il risultato è quasi insperato. La soddisfazione maggiore arriva dai dolori, assenti sia nel dopo gara, che nei 2 giorni successivi (ad esclusione dei classici postumi di routine).

La cosa più importante è avere ora un punto da cui ripartire. Probabilmente non correrò Mezze Maratone questa primavera (forse Pieve di Cento, ma non sarà sicuramente una gara tirata), mi dedicherò alle distanze più brevi, tentando nuovamente l’attacco a Parabiago. E proverò quest’anno a specializzarmi maggiormente sulla velocità puntando alle serali estive e cercando di ritrovare i tempi del 2015.

Un applauso all’organizzazione: tutto fila liscio, palazzetto per cambiarsi al caldo, traffico assente, 10Km omologati FIDAL con cronometraggio e chip. Pacco gara alimentare veramente generoso. A 7€. Come spesso accade, tante gare blasonate hanno da imparare ancora tanto.

Qui la traccia: https://www.strava.com/activities/863425306

85^ Cinque Mulini, 22 Gennaio 2017

Il mio 2017 è iniziato in modo decisamente negativo. Anzi, a dirla tutta, è già da fine 2016 che non va poi così bene. L’ultima mezza autunnale a Pontelagoscuro aveva lasciato strascichi sia a livello di stanchezza che di dolori. Un periodo di costruzione fatto di tanti lenti sembrava aver etichettato velocemente la situazione come un classico momento di scarsa forma, ma ai primi accenni di spinta (Sant’Agata Bolognese a Santo Stefano, con 8k a 4.15 di media) la situazione si è ripresentata puntuale. Non è bastata la rinuncia (con grosso rammarico) al Cross del Campaccio per rifiatare, perché anche la Maratonina d’Inverno del 15 Gennaio a Ferrara è stata abbastanza deludente. Non è stato tanto l’esito finale (1h34 ma con una gara approcciata in modalità allenamento con 4×4000 all’interno), quanto il faticoso recupero: a 4 giorni di distanza le gambe erano ancora appesantite e doloranti, e dopo un piccolo tentativo di qualità giovedì scorso, mi sono ritrovato a correre un lento sabato mattina in una condizione pietosa. Correre fuori forma ci sta, ma farlo con dolori, è frustrante.

Con queste premesse (e con un antinfiammatorio in corpo) mi sono presentato al via della Cinque Mulini. Dopo l’edizione 2016, e dopo aver già saltato il Campaccio, non sono riuscito a dire di no. Il Cross di Cesano Maderno dell’8 Gennaio mi aveva già dato un parametro di valutazione della forma attuale, quindi le aspettative erano abbastanza basse.

Percorso confermato, con la partenza nella splendida cornice dello stadio del Cross di San Vittore, giro di campo tutti insieme (268 persone al via, in netto aumento) e poi via verso il resto del percorso. Il primo Km è ovviamente veloce (4.11), e già dopo 1500 metri mi rendo conto di aver praticamente finito la benzina. Cerco di non pensarci, non mi metto ansia perché tanto non ho obiettivi, e affronto la parte centrale del percorso (la più divertente) scacciando i pensieri.

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Finisco il primo giro in 12.30, ben lontano dal primo giro 2015 chiuso in 11.59. Nel secondo giro le sensazioni non migliorano, vago nei campi andando a 4.30, talvolta sorpassando qualcuno che è partito in modo scriteriato, talvolta facendomi invece sorpassare da gente improbabile che in condizioni normali non vedrei nemmeno al via. E nella parte di percorso con i Mulini che mi si accende di nuovo la miccia, ed inaspettatamente trovo un finale in crescendo, puntando diverse persone e sorpassandole nello stadio.

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Grazie all’ultimo km in progressione, riesco a rendere la prova appena sufficiente, chiudendo il secondo giro praticamente allo stesso passo del primo (12.30/12.34). Lo scorso anno il giro finale fu in 12.27. Se non altro, magra consolazione, dopo aver corso diversi cross ho imparato a gestire meglio la gara, evitando i crolli verticali patiti nelle prime partecipazioni alle campestri.

Ora è necessario fare un passo indietro ed evitare di buttarmi inutilmente in mille gare come mio solito. La mia FC è alta, i tempi pure. Continuare a confrontarmi con il cronometro rischia solamente di peggiorare la situazione a livello mentale.

Un ringraziamento a Andocorri e Alessandro Marcandalli per le foto

Memorial Mario Cardinelli Mezza Maratona del Parco Urbano, Pontelagoscuro (FE) 28 Novembre 2016

Con la mezza di Busto il mio calendario autunnale sulla distanza avrebbe dovuto dichiararsi concluso. Il finale della gara mi aveva però lasciato qualche dubbio su uno stato di forma in crescita nell’ultimo mese quindi, piuttosto che passare l’inverno a recriminare su un eventuale risultato cronometrico non raccolto, ho deciso di passare al setaccio gli appuntamenti disponibili e questa maratonina faceva proprio al mio caso.

Pontelagoscuro, paesino a me sconosciuto fino a 10 giorni fa, è una frazione di Ferrara. Mi renderò conto, studiando il percorso nei giorni precedenti la gara, che per un tratto di strada costeggeremo anche le mura della città. Iscrizione su SDAM e scelta fatta.

Una volta al ritrovo, incontro inaspettatamente Gaetano di RunningForum (che non vedevo dalla Run Tune Up del 2014) e procedo con il mio riscaldamento, oggi più che mai importante in quanto i tendini della gamba sinistra all’altezza del ginocchio risentono del carico (probabilmente eccessivo) di gare dell’ultimo mese. Le sensazioni sono discrete, il dolore non è completamente assorbito dopo i 2 giorni di completo stop, ma la testa resta determinata sull’obiettivo.

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Qualche minuto dopo le 9.30, dopo una piccola diatriba tra i giudici UISP sul posizionamento corretto del via, si parte. La tattica è quella già ampiamente rodata nelle recenti mezze di Calderara e Busto, con la speranza di riuscire a fare un finale contenendo l’inevitabile calo della seconda parte di gara.

Parto quindi nel gruppo di testa, imponendomi il 4.10 di passo fin fa subito. Dopo i primi 2500 metri di esce dal centro urbano, raggiungendo uno dei punti più belli del percorso: poco meno di un chilometro di sterrato (che non si fa sentire, viste le gambe ancora fresche) immersi nel verde del Parco Urbano. Veramente un bel posto per andare a correre quotidianamente. Al Km 4 il primo lap di giornata mi restituisce un 4.09 di passo, in linea con il pianificato. Al cartello del 6° vedo le mura della città di Ferrara, e mi rendo conto di percorrere un breve tratto esattamente in senso inverso rispetto a quello fatto al 19° Km della mezza del mio PB, 8 mesi prima. Rinfrancato dal ricordo positivo raggiungo il Km 8 sempre a 4.09 di passo medio, con una proiezione al di sotto del mio miglior tempo.

Al km 9 perdo qualche secondo al ristoro, dandomi una conferma di come possano essere insidiosi a volte. La giornata è però calda, nonostante il periodo, e un brevissimo sorso d’acqua serve più per la mente che per il fisico. Come prevedibile, la stanchezza inizia a farsi sentire, ma la testa resta concentrata sulla gara e continuo a spingere, sperando di non pagare nel finale tutta la fatica. Fino al Km 13 le proiezioni mi danno forza per non calare nell’azione di spinta.

Il tratto successivo presenta il primo conto di giornata: un leggero vento contrario, e lo stomaco dolorante rendono più difficile la corsa, e il passo si alza leggermente anche se giro comunque al Km 16 con un tempo intorno all’89. Quello che mi preoccupa è però il vero punto ostico del percorso: durante il 17° chilometro, si sale sull’argine del Po, con una salita che mi è stata descritta come “breve ascesa di 150 metri”. A lato pratico la breve ascesa è un cambio secco di pendenza che porta a fare un dislivello di quasi 10 metri in pochissimo tempo. Decido di non attaccare deciso, ma di salire invece tranquillo, rendendomi conto una volta in cima che il problema non consiste nella salita in sé, ma più che altro nella successiva ripartenza. Le gambe non riescono a riprendere il ritmo di 1 minuto prima, provo a spingere e rilanciare, ma non c’è una risposta positiva dal fisico. Saranno i 3 chilometri (17-18-19) peggiori della mia gara, dove anzichè guadagnare i 30″ che mi avrebbero portato in zona PB mi ritrovo a perderne altrettanti.

Fortunatamente riesco a riprendere ritmo negli ultimi 2 chilometri, quando la testa della corsa femminile mi affianca e con lei un manipolo di accompagnatori, sia di corsa che in bicicletta. Si entra in paese, vedo l’alto campanile della Piazza che ospita l’arrivo, ma restano ancora 3 cambi di direzione prima del traguardo. La poca lucidità rende difficoltoso ogni calcolo, non so se sarò in grado di restare sotto i 90′ visto il tempo perso sull’argine, invece arriva il cronometro ufficiale che recita 1.29.36, dopotutto non male, considerata la difficoltà. Il chilometro finale a 4.16 di passo ha evitato il peggio.

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Quali conclusioni trarre? Ho scelto di fare un’altra mezza per testare la curva del mio stato di forma, e ho ricevuto una risposta ben chiara: a Busto ho dato il massimo che avevo a disposizione. E’ comunque soddisfacente aver raccolto tre ottimi tempi (1.29 1.28 1.29) in 4 settimane, e se aggiungo anche l’1.30 di Pisa il quadro della mia stagione autunnale non può essere che positivo, anche in assenza di PB.

Qui il percorso e qui la classifica

Maratonina di Busto Arsizio, 13 Novembre 2016

Quinta presenza consecutiva (6, contando anche la 10k del 2011) alla Mezza di Busto Arsizio, punto fermo del mio calendario autunnale sempre infarcito di gare su questa distanza. Lontano, ma sempre piacevole, il ricordo della mia prima corsa competitiva del 2012.

Come già capitato lo scorso anno, sono arrivato un po’ scarico mentalmente alla gara: ho iniziato la stagione sperando di riuscire a toccare ancora gli 89′, con il risultato minimo registrato in quel di Calderara di Reno, non senza un finale in difficoltà che mi aveva chiaramente indicato di aver raggiunto il massimo ottenibile in questo momento.

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Dopo l’ormai consueto ritrovo di RunningForum (che è poi proseguito con un piacevole terzo tempo post-gara), mi ritrovo sul viale della partenza a far riscaldamento insieme a Ciro e Claudio, entrambi determinatissimi nel raggiungere il loro personale. Il warm-up è più breve del solito, faccio solo un paio di chilometri e poi è già ora di andare in griglia.

Decido di applicare la stessa tattica di 15 giorni prima, con partenza moderatamente spinta e seconda metà in controllo, sperando però di arrivare agli ultimi chilometri in una situazione migliore. Il percorso è molto scorrevole fin da subito, con i primi 2Km in leggera discesa, lungo un viale ampio. Imposto subito il pilota automatico e riesco ad andare abbastanza regolare, arrivando al primo ristoro a 4.10 di passo, con una proiezione in linea con il  personale di Ferrara, mantenendo un ritmo veloce ma più controllato rispetto a Calderara. Anche il tratto successivo, nella zona industriale, scorre bene e riesco a vedere una decina di secondi davanti a me Ciro, mentre raggiungo e scambio qualche parola con Mauro.

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Il passaggio al Km 10 all’interno della pista di atletica mi è sempre piaciuto, perchè spegne la monotonia della zona industriale ed è l’occasione per incrociare e salutare gli amici in entrata ed in uscita. Sempre molto regolare, transito al Km 10 in 41:41, alla media di 4.10. Salto anche il secondo ristoro (non ne ho sfruttato nemmeno uno) e saluto Serena, oggi addetta ai bicchieri, per uscire dallo stadio, dopo aver ricordato per un attimo le due edizioni della 12x1h corse su questa pista.

I 2 Km successivi proseguono a ritmo sempre invariato, ma è anche il momento per fare un check della situazione: la stanchezza sta iniziando a farsi sentire, nonostante le gambe sembrino andare senza particolari problemi. Decido di affrontare il tratto fino al Km 17 risparmiando qualcosa, visto che la leggera pendenza sfavorevole rende meno facile il mantenimento del ritmo. Corro quindi per 6Km (fino al 18°) a 4.16 di passo, facendo riposare le gambe e godendomi da vicino la lotta per il 3°-4° posto femminile.

Una volta imboccato Viale Stelvio, è il momento della verità: riuscirò a tornare ad accelerare, o mi fossilizzerò sul 4.15, lottando fino all’ultimo per non perdere il 90′? Il Km 19 restituisce un primo segnale positivo a 4.12, e la successiva via Bellini (teatro della serale Busto di Sera) mi carica ulteriormente, con il passo che migliora ulteriormente a 4.09.
L’ultimo check di giornata è sempre quello con il cartello del Km 20: il cronometro segna 1.24.20, e per un attimo rallento l’azione di spinta visto che l’89’ è in cassaforte. Faccio qualche pensiero pazzo dicendomi “se corri vicino al 4′ puoi pure agguantare un 88′”, ma mi rendo conto che è impensabile un’accelerazione simile. E a questo punto succede invece l’imprevisto: arriva il centro e la zona pedonale, c’è gente (anche se nessuno si degna di fare mezzo applauso, in pieno stile Bustocco) e il Garmin segna 4.05. Quasi incredulo proseguo nella rincorsa dando continui sguardi al display, perchè con i palazzi è facile che l’orologio sia più generoso della realtà.

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Restano a questo punto solo i 100 metri finali, sento che per l’1h28 è questione di secondi. Tiro fuori tutto quello che ho, sento mia figlia incitare a 50 metri dal traguardo, ma non riesco nemmeno a localizzarla, taglio il traguardo e fermo il tempo: 1.28.59, che diventerà 1.28.58 come Real Time ufficiale di gara. Ultimi 200 metri a 3.47 di passo.

Se dopo Calderara ero contento del risultato, oggi non posso che essere soddisfatto: nonostante il cambio di approccio alla corsa che ho in atto da qualche mese, riesco a correre molto vicino ai tempi di questa primavera, segno che la possibilità di tornare a ritoccare il PB esiste ancora ed è concreta. Ripensando alla gara, e al finale con tanta energia ancora da spendere, resta forse il dubbio di aver gestito un po’ troppo i km 13-18, ma la controprova è sempre impossibile da avere in queste occasioni.

Torno a casa molto contento e soddisfatto, con la 28^ mezza completata e una medaglia da appendere in bacheca (finalmente dal 2016 abbiamo anche questa!) per ricordare la Maratonina di Busto.

Qui il percorso

Maratonina di Calderara di Reno, 30 Ottobre 2016

Dopo diversi mesi alla scrupolosa ricerca di gare da fare esclusivamente se presenti nel calendario e con omologazione FIDAL, ho deciso per una volta di dare retta alla comodità, al percorso e al prezzo. Più volte in passato avevo adocchiato questa gara in quanto logisticamente molto comoda con la mia “base” di appoggio di parecchi weekend.

La misurazione del percorso è comunque garantita dal fatto che in passato la gara sia stata FIDAL e che, come UISP, quest’anno era pure valevole come campionato provinciale. Prima del via, recupero, insieme a Francesca, i corposi pacchi gara per il premio di categoria (10° per me, 4° per lei) conquistati alla CentoPassi qualche settimana prima.

Dopo un riscaldamento passato a litigare con i sempre più frequenti problemi del mio Garmin 310xt (ormai prossimo al pensionamento), mi porto nei pressi della linea dello start, di fronte al primo episodio “Fantozziano” di giornata: ci viene annunciato che il percorso sarà aperto al traffico (poco male, mi è capitato più volte di trovarmi in una situazione simile, anche alla recente Pisa Half Marathon), ma la cosa più bella è che il gruppo (450 partenti) viene compresso in un’unica carreggiata perchè dall’altro lato continuano a passare macchine. Posso capire che sia un problema bloccare il traffico per una gara, ma almeno per i 10 minuti del via, si potevano far dirottare le macchine altrove.

Il percorso è sulla carta fantastico: rettilinei infiniti, pochissime curve, dislivello zero e due giri di pari lunghezza. Parto subito in posizione avanzata (anche per assenza di real time) e imposto un passo sostenuto: dovrei stare sui 4.15 per puntare al 90′, ma le gambe sembrano girare molto bene, tant’è che, quasi senza accorgermene, al Km 9 sono a 4.10 di passo medio, mettendo quindi “in cascina” una quarantina di secondi sotto al target di giornata. E’ proprio nel passaggio ai chilometri 9 e 10 (coincidenti con la parte finale del primo giro) che sento i primi segni di affaticamento, uniti ad un leggero vento che infastidisce, nel tratto più esposto del percorso.

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Decido, mentre percorro per la seconda volta il lungo rettilineo del via, di prendermi un “lap” (come al solito corro impostando il Garmin ogni 4Km) senza spingere, visto il vantaggio accumulato. La strategia sembra funzionare, perchè transito comunque al Km 16 con una proiezione che mi può portare addirittura sotto l’1h29. Spingo anche al Km 17 girando in 4.09, ma al 18° arriva puntuale il mio calo, sempre intorno all’ora di gara. In questa occasione c’è però una piccola novità per me: ho un affaticamento muscolare molto evidente, quasi fossi al 35° di una maratona. Muscoli duri, conseguente fatica a spingere. Per un attimo penso: “il personale non lo puoi comunque fare, puoi girare anche a 4.30 e portare a casa un sub 90′”. 18, 19 e 20 sono in leggero calo (4.18 4.22 e 4.25), perdo circa 20 secondi ma continuo a lottare nonostante le difficoltà muscolari. Sono all’ultimo chilometro, stringo i denti, provo a rilanciare un paio di volte l’azione di corsa superando un paio di runners, ma vengo poi recuperato da uno dei due a 200 metri dalla fine.

Faccio gli ultimie 1100 metri a 4.17, ho dato tutto quello che ho, e di più non riesco a spingere. Butto un occhio al cronometro mentre taglio il traguardo, e registro un insperato 1.29.21. Col senno di poi avrei potuto finire sotto l’1h29, ma non ero assolutamente certo di poter staccare un tempo così ampiamente sotto i 90′. 51° posto assoluto in classifica (peccato per il sorpasso subito nel finale) ed un ottimo 6° posto di categoria (su 22).

Il giudizio sulla gara, al di là del risultato? Sicuramente rivedibile: 2 ristori piazzati in maniera assurda (uno all’interno di un distributore di benzina, l’altro tra due alberi, ed in entrambi i casi senza volontari ad allungare i bicchieri), auto ovunque sul percorso, con una sensazione generale di aver corso un lungo di 21Km autogestito, su una strada di campagna. Un vero peccato, perchè il percorso è di quanto più veloce non si possa chiedere, e le docce calde all’arrivo sono state veramente gradite. Insufficiente anche il ristoro finale nella palestra, passato al setaccio già un’ora prima dai primi camminatori dell’alba.

Qui la traccia