Cross del Vallone, Cittiglio (VA) 14 Gennaio 2017

Dopo averlo sentito più volte nominare, sempre accompagnato da lodi e commenti positivi, finalmente quest’anno sono riuscito a correre il Cross del Vallone a Cittiglio, terza tappa del Circuito Monga.

Incassato il benestare del coach, che mi ha chiaramente indicato di non lesinare con i Cross in questa fase della preparazione, ho scelto di gareggiare a Cittiglio soprattutto perché la mia nuova società ha deciso di utilizzare questa campestre come prima prova del campionato sociale, e così, dopo alcune partecipazioni consecutive, quest’anno ho abbandonato il Cross di Cesano, tappa di debutto del Cross per tutti.

La location non delude: un’area di discrete dimensioni, senza un tratto pianeggiante e con un’ottima visibilità per il pubblico su tutto il percorso. Approfitto dell’orario tardo della mia batteria (ultima di giornata, alle 10.30) per fare un riscaldamento lungo mentre assisto, insieme ai compagni di squadra, alla prima gara in maglia verde-viola di Francesca, che riceve un caloroso benvenuto e tifo ad ogni passaggio.

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Al momento del via della terza gara, il sole ha riscaldato piacevolmente il percorso, tant’è che del leggero strato di ghiaccio presente al nostro arrivo, non è rimasto quasi nulla: temperatura ideale per correre. Come anticipato a Riccardo durante il riscaldamento, la tattica di gara è sempre la solita: divertirsi, e sentire la voglia di ritirarsi dopo 5 minuti di gara!

Al via cerco di non farmi sopraffare, come al solito, dalla voglia di tenere un ritmo insostenibile quindi, quasi con stupore, mi trovo a gestire il passo evitando sorpassi inutili che in questa fase significherebbero solamente spreco di energie. Sfrutto i tratti con pendenza a favore per allungare il passo e rifiatare, mentre gestisco nelle salite. Anche in questa gara il tifo non manca, ed é presente in diversi punti del percorso. Al termine del primo passaggio sono ovviamente già in debito di ossigeno, ma gestisco comunque bene l’azione di corsa e non vado in crisi. Incrocio più volte Antonio che si gioca le prime posizioni (4° posto al traguardo) e Giuseppe, sempre in grande spolvero. Riccardo ha deciso invece di giocare (fin troppo) conservativo, e mi sorpassa solo a metà gara. Curioso il siparietto con lo speaker che nell’occasione del passaggio racconta al microfono “Riccardo Luccherini ha passato Rossi Kostia, e sappiamo che non è facile”, riferendosi, alle vicende di 7 giorni prima al Campaccio.

La seconda metà di gara scorre senza particolari intoppi, tra qualche sorpasso ed un ritmo che resta bene o male invariato (chiuderò con 3 tornate molto simili tra loro come passo). Questa volta, a differenza di San Giorgio su Legnano, riesco a portare a casa nel finale una posizione in più, grazie allo sprint finale (in salita) negli ultimi 200 metri.

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Chiudo in 25.26, a 4.14 di passo medio. Non ho ovviamente riferimenti precedenti, ma ritengo di aver fatto un buon allenamento, considerata anche la settimana di particolare carico qualitativo e quantitativo. Piacevole il defaticante, prima con i forumendoli Anselmo e Antonio, e poi con il compagno Giuseppe. Ciliegina sulla torta, finalmente riesco anche a conoscere di persona Mapina di Running Forum.

Due pensieri conclusivi sulla mattinata di Cittiglio: il primo agli organizzatori, che hanno preparato un bel percorso, facendo attenzione ad ogni minimo particolare, dalla consegna pettorali fino al ristoro, passando per la piacevole sorpresa dei camini svedesi sparsi un po’ ovunque vicino al campo di gara, e utilissimi soprattutto nelle prime ore gelide (temperatura al nostro arrivo: -2°).

La seconda annotazione di giornata va alla mia nuova società Cardatletica: un gruppo affiatato, che si diverte e prende appieno il lato migliore della corsa. Io e Francesca siamo arrivati da pochi giorni, ma è come se lo fossimo da anni. I più rumorosi alle premiazioni, e con un terzo tempo assolutamente da riproporre.

Qui la traccia

Grazie per le foto ad Arturo Barbieri ed Omar Spoti (Soxj).

 

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Cross del Campaccio, 6 Gennaio 2018

Come capitato spesso negli ultimi anni, il debutto agonistico non può che essere a San Giorgio su Legnano, il 6 gennaio. Diverse le novità di quest’anno, a partire dal debutto ufficiale con i nuovi colori della Cardatletica, anche se la canotta sociale aveva fatto la sua apparizione alla ParkRun di Tolosa 7 giorni prima.

Dopo il periodo di scarico che ha seguito la Maratonina di Busto, la mia preparazione ha ripreso subito ritmi elevati, con qualche campestre ed un paio di test abbastanza convincenti, come quelli della prima edizione del Trofeo Via Larga a Bologna e della classica di Santo Stefano a Sant’Agata Bolognese.

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L’obiettivo di giornata è quello di fare un buon allenamento, con un occhio al cronometro, cercando di migliorare la prestazione del 2016. Le gambe non sono in una situazione di freschezza, dopo la settimana di vacanze nel Sud della Francia, senza interruzione degli allenamenti, e il carico dei primi giorni dell’anno. Il meteo non è quello delle edizioni precedenti, dove il sole aveva riscaldato il prato ed pubblico di San Giorgio su Legnano: pioggia debole e clima molto umido rendono l’atmosfera che ci si aspetta a contorno di un cross.

Al via, parto a ritmo molto sostenuto, forse troppo, tant’è che dopo 500 metri sono sotto il 3.50 di passo medio. Considerati i precedenti e vista la lunghezza della gara, rallento il passo e cerco qualche riferimento conosciuto tra i concorrenti, che però fatico a trovare.

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Passo al primo giro con una discreta dose di stanchezza come bagaglio da trascinare per i 2 passaggi seguenti. La fase centrale di gara è quella della gestione, che durante i cross risulta essere particolarmente scarsa come esito: al salire della fatica le sensazioni peggiorano, e la consapevolezza di avere ancora una discreta quantità di strada da fare prima di completare il compito di giornata, incrementa in maniera esponenziale i brutti pensieri. Supero per la seconda volta il rettilineo della pista di atletica sotto le tribune, quando la campanella del giro finale sembra volermi risvegliare dal torpore degli ultimi minuti.

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Con le gambe decisamente stanche, cerco di tirare fuori quel poco che è rimasto: qualche sorpasso, nei confronti di chi è ancora più stanco di me, alza il morale. Affronto per l’ultima volta la zona delle salite (la più complessa del percorso), sentendo per l’ultima volta l’incitamento di Omar, Giuseppe e del sempre presente Alessandro, che non hanno mai fatto mancare il loro supporto durante tutti e 3 i passaggi. Un altro sorpasso a 600 metri dalla fine, prima di lanciare una volata d’altri tempi (finale a 3.36 per il GPS!) per conquistare l’ultima posizione di giornata, che non riesco a portare a casa per pochi centimetri, ma che mi regala un piacevole scambio di complimenti con l’avversario di fine gara. Chiudo la mia fatica in 24.58, con un terzo giro in progressione, che ha fatto dimenticare la piccola crisi dei chilometri centrali.

Qui la traccia

Ringrazio per le foto Alessandro Marcandalli e Antonio Capasso

Maratonina di Busto Arsizio, 12 Novembre 2017

La maratonina di Busto, oltre ad essere la gara di casa, ha sempre per me rappresentato un banco di prova: indipendentemente dalla condizione e dagli obiettivi, è dal 2012 che questa gara mi ha sempre visto migliorare il tempo dell’anno precedente, e anche questa volta mi presento al via con l’intenzione di confermare la striscia positiva.

Scontato dire che il recente tempo ottenuto a Gallarate, ha sicuramente cambiato le carte in tavola rispetto a quanto previsto in fase di preparazione. Busto è così per me diventata la gara su cui correre esclusivamente in attacco, senza troppi calcoli.

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Dopo un pre-gara dove ho piacevolmente rivisto, tra gli altri, Friz, Mod, Bilbo e il debuttante Armando, mi posiziono in seconda griglia. Come di consueto, parziali sul Garmin impostati con cadenza di 4km. Testa bassa, obiettivo 4.05, e si parte.

L’inizio di gara scorre via abbastanza liscio, eccezione fatta per un primo km inaspettatamente trafficato che mi costringe a qualche su e giù dai marciapiedi laterali, per evitare di perdere troppo tempo. Il passaggio al Km 4 recita 16.18, in perfetto target. Al 5° chilometro noto un lieve affaticamento muscolare ai quadricipiti e al basso addome, problema già noto che più volte mi ha accompagnato a fasi alterne nelle ultime settimane. Riesco a mettere da parte i cattivi pensieri ed affronto una delle parti più scorrevoli del percorso, chiudendo il secondo parziale con un ottimo 16.15, prima del piacevole chilometro con ingresso, giro di pista ed uscita dallo stadio. Al tappeto dei 10km transito in 40.51, saluto Serena (oggi impegnata al ristoro) e sfrutto la spinta data dagli incroci di percorso del km 11. Transito al cartello dei 12 con un confortante “lap” in 16.17.

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Arriva il tratto più complesso della Maratonina: dal 13° al 17° la strada sale in modo lieve, ma costante, accompagnata da qualche svolta secca. Se passo il cavalcavia in modo brillante, non riesco a fare altrettanto nei chilometri successivi. Il passo si alza intorno al 4.10, provo a reagire, ma resto sempre su quel passo, stabile senza variazioni. Il problema principale è che, mentre a Gallarate sapevo di avere ampio margine da giocarmi rispetto all’obiettivo (con conseguente possibilità di rifiatare nei momenti di difficoltà), oggi questa chance mi manca: ogni secondo perso è tempo che difficilmente riuscirò a recuperare, dato che sto giocando sul mio limite. Purtroppo, nonostante i miei tentativi di reagire, i quadricipiti rispondono sempre meno allo sforzo, arrivando quasi al limite dei crampi. Quello che ottengo è solo un contenimento dei danni e, anche durante il tratto in discesa che riporta da Viale Stelvio al centro città, non riesco a registrare un passo inferiore al 4.19.

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Un rapido calcolo al cartello dei 20, mi dice che posso ancora portare a casa un premio di consolazione: arriva così la spinta psicologica che, unita alla folla numerosa (quanto silenziosa) della zona pedonale al Km 21, mi aiuta a registrare un passo di 4.01 negli ultimi 1100m del percorso. Chiudo in 1.27.49 di Real Time, un tempo oltre un minuto più alto di quello che avrei sperato, ma anche la seconda prestazione di sempre sulla distanza e 78 secondi più veloci di Busto 2016.

Resta la consolazione di aver contenuto i danni, di aver più volte reagito a quella voce che mi suggeriva di continuare fino al traguardo andando a 5’/Km, a mezz’ora dalla fine. Sicuramente, se quattro mesi fa mi avessero detto che avrei fatto questo tempo a Busto, ci avrei messo comunque la firma.

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Resta da fare una considerazione personale, dopo aver corso per 6 anni di fila questa gara: il percorso è indubbiamente filante, e resta uno dei più veloci esistenti in Italia, ma probabilmente si adatta poco alle mie caratteristiche. Le prime difficoltà durante una mezza maratona le sento al km 13, e a Busto questo coincide con il tratto più complicato. A Gallarate il dislivello era decisamente più impegnativo, ma essendo a ridosso del traguardo, questo mi ha permesso di poter gestire la fatica fino al 18°, e quando è stato il momento di dare a fondo le energie, restavano solo 3km alla fine. E psicologicamente è tutta un’altra cosa. Valuterò il prossimo anno se prendere una pausa dalla gara di casa.

La stagione volge al termine, sono stati 4 mesi intensi, con tutte le settimane a 5 uscite e più di 60km. Ho raggiunto due personal best (Cardano e Gallarate) con riscontri cronometrici ottimi, e sono quindi soddisfatto e ripagato degli sforzi fatti. Ora, dopo che avrò smarcato le consuete pratiche medico-burocratiche, arriverà il momento di pianificare i prossimi obiettivi. Le aspettative e la determinazione sono ai massimi livelli.

Mezza Maratona di Gallarate, 29 Ottobre 2017

Da tanto tempo non arrivavo ad una gara con così tanta pressione come in questa occasione. E’ una bella sensazione, nonostante l’ansia che sale già dall’inizio della settimana di gara possa essere vista con un’accezione negativa.

Dopo mesi di allenamenti, chilometri macinati, e sveglie al mattino presto, c’è la consapevolezza di poter far bene: sento di avere nelle corse una prestazione che mi possa portare quantomeno a ritoccare il Personal Best di Ferrara 2016, e questo mi porta a Gallarate con una buona dose di fiducia. Il percorso è leggermente cambiato, sulla carta per ridurre le difficoltà di dislivello della prima edizione, ma resta comunque per me inedito, dato che nell’anno del debutto avevo corso solo la distanza ridotta, in preparazione alle mezze autunnali di Calderara e Busto Arsizio.

Terminato il riscaldamento in compagnia di Andrea e Francesca, mi dirigo con un certo anticipo in griglia di partenza. Non ci sono suddivisioni in base al tempo, e voglio garantirmi una posizione comoda al via. La tattica di gara pianificata in partenza è quella di spingere nella prima parte, sfruttando i km iniziali molto scorrevoli e con poche curve, per poi giocare in difesa nell’ultimo terzo del percorso, dove salite e curve presenteranno il loro conto.

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Allo sparo il gruppo si sgrana molto velocemente e senza intoppi, i vialoni di Gallarate sono ampi e le gambe, ancora fresche, girano senza problemi. Il primo check dal 4° Km, dice 4.07 di passo. Fin dai primi metri di gara sono molto vicino a Raffaele con cui, senza particolare premeditazione, correrò fino alla fine. Ci troviamo in un gruppo di 5-6 persone, c’è tempo anche per scambiare qualche battuta, insieme a Serena (terza donna all’arrivo) e ad altri. Al km 8 il passo medio è di 4.06.

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Immessi nella zona industriale, tanto brutta quanto scorrevole, c’è la possibilità di impostare il pilota automatico, senza grossi pensieri di svolte improvvise. Anche qui riesco a tenere il passo regolarmente (4.09 dal 9° al 12°) , perdendo qualcosina solo nel primo sottopasso, dei 5 previsti in giornata. Un breve calcolo cronometrico mi fa capire che, anche girando a 4.15 fino al traguardo, sarei in linea con il personal best. In aggiunta, anche se ormai posso dire che sia una certezza, i cartelli chilometrici anticipano sistematicamente il mio Garmin, e quindi so di avere un tesoretto aggiuntivo di qualche secondo.

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Arriva il momento di soffrire: dopo un primo assaggio di salita tra i Km 13 e 14, riprendo il passo nella successiva discesa, mettendo così in cassaforte altri 20 secondi nel quarto parziale di giornata. A 5000 metri dal traguardo, con il personale ormai in tasca, si tratta solo di stringere i denti e non farsi sopraffare dalla salita. Sempre gomito a gomito con Raffaele, affronto 17° e 18° calando nel passo e perdendo qualche metro da lui. Inizia il dislivello e dopo una prima curva ho un attimo di sollievo, convinto che l’asperità sia già terminata, ma dopo la successiva svolta a destra arriva il tratto più duro, così da correre il 19° Km a 4.22, il più lento di giornata. Nemmeno il tempo di riprendere fiato che una curva secca a sinistra ci immette sull’ultimo cavalcavia di giornata, lo stesso che avevo affrontato un anno prima. La fatica è parzialmente compensata dalla consapevolezza che manca ormai poco, unito al fatto che nell’ultimo tratto il mio Garmin abbia “perso” ancora qualche metro tra le numerose svolte e che quindi il mio ritmo sia peggiorato meno di quello che il display voglia farmi credere.

Ultima rotonda, focalizzo il rettilineo finale ma, quando sono ormai pronto per lo sprint, noto una variazione rispetto al precedente percorso: per raggiungere la distanza di gara, è stato inserito un passaggio su un rettilineo con giro di boa finale. Dopo l’inversione a U mi lancio verso gli ultimi 300 metri (l’ultimo chilometro risulterà corso a 3.57 di passo), il tempo di posare per una foto per l’amico Alessandro, di dare il cinque al resto della famiglia, posizionata a 30 metri dal traguardo e passare sotto il gonfiabile, in 1 ora 26 minuti e 42 secondi, sgretolando letteralmente il mio miglior tempo precedente.

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I successivi 2 minuti, dopo un abbraccio con Raffaele e i reciproci doversi ringraziamenti, li passo seduto sul marciapiede, a piangere a dirotto come un bambino, come non mi capitava da diverso tempo. I mesi di fatica sono finalmente ripagati, e con gli interessi.

Qui la traccia

Due parole sull’organizzazione: per quanto sempre molto volenterosa e dagli sforzi encomiabili, l’Atletica Casorate dimostra di dover lavorare ancora un po’ per eventi di portata maggiore, come questo. Troppe volte ci siamo trovati a dover evitare auto che si immettevano sul percorso (sia negli incroci presidiati che in quelli lasciati liberi), i ristori non ben disposti e con personale a sufficienza (anche se, fortunatamente, non ne ho avuto bisogno), l’accesso alla palestra da un’unica porta stretta e la doccia fredda negli spogliatoi, sono punti sicuramente da migliorare. Se poi ci mettiamo la sfortunata (?) disavventura dei nomi sui pettorali, stampati senza corrispondenza, il gioco è presto fatto. Fantastico invece il pacco gara.
Si ringraziano Arturo Barbieri e Dario Antonini per le splendide foto.

Memorial Laura Prati, Cardano al Campo (VA) 15 Ottobre 2017

Nel mezzo della preparazione per le mezze maratone autunnali, spunta all’improvviso la partecipazione ad una 10km, gara assolutamente non preventivata e decisa a pochi giorni dal via. Nessun allenamento specifico per la distanza, ma la consapevolezza che la grossa quantità di chilometri che sto macinando da ormai 3 mesi non può che aver portato un effetto benefico sulle mie prestazioni, indipendentemente dalla lunghezza della gara.

Conosco abbastanza bene il percorso, per averci corso nell’estate 2015, in occasione di una tappa serale del Giro del Varesotto, e proprio per questo sono stato titubante prima di procedere con l’iscrizione. Due giri da 5Km, con un tratto di circa 1500m in costante ascesa: non si parla ovviamente di corsa in montagna, ma all’interno di una gara dove si cerca esclusivamente la velocità, questo passaggio può rappresentare più di un’insidia, considerato che durante la seconda tornata, capiterà nel km 6 e 7.

Il programma del giorno, piuttosto ottimistico ma improntato per portare a casa un PB certo, prevede un passaggio a metà gara in 19.40 circa, così da avere margine per affrontare la salita e ripartire nel finale.

Al via resto abbastanza tranquillo a centro gruppo, controllando il ritmo nei primi 2000 con ascesa sfavorevole e registrando due km in 3.55 e 3.57. Il terzo chilometro è quello con la pendenza negativa, e devo alzare l’acceleratore per evitare di esagerare, quando il Garmin rileva un ritmo di 3.40. Passo il cartello dei 3 in 3.51, quando vengo raggiunto dal compagno di squadra Riccardo, solitamente ben più veloce di me (scoprirò poi al termine che la sua partenza è stata posticipata perchè inserito tra i non competitivi), mentre gli ultimi 2Km prima del passaggio sul rettilineo del via sono tortuosi  e con un cavalcavia (al 4°), ma passano senza grossi problemi in 3.56 e 3.57. Chiudo la prima metà intorno a 19.40, esattamente come pianificato.

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Inizia il secondo giro e mi trovo faccia a faccia con l’ostacolo di giornata, con una discreta dose di ottimismo, visto che la stanchezza non sembra farsi sentire eccessivamente. Purtroppo però le mie sensazioni positive non trovano riscontro sul cronometro, con il passo che si alza pericolosamente anche fino a 4.10, così da dover rilanciare l’azione un paio di volte per limitare i danni. Il Km 6 lo faccio in 4.04, ed il successivo a 4.02. Per un attimo temo il peggio, vedendo parte del margine accumulato svanire in pochi minuti. Ma l’8° Km, con la sua discesa, arriva come una manna dal cielo: ritrovo il ritmo, e questa volta spingo, devo assolutamente sfruttare il dislivello per recuperare il passo e riesco a tornare a girare con un ottimo 3.53. Recupero qualche posizione e comincio a contare i metri che mancano al traguardo, senza (purtroppo) trovare riferimenti con i cartelli chilometrici, piazzati in corrispondenza dei chilometri del primo giro e quindi non utili, dato che la partenza e l’arrivo non coincidono esattamente. Anche il Km 9, con il suo cavalcavia, passa a 3.53, e non mi resta che continuare a testa bassa, alla ricerca del rettilineo conclusivo. Senza le indicazioni dei cartelli non ho nemmeno tempo (né forza) di fare proiezioni di tempo, quindi mi limito solo a sperare nella cronica distanza corta rilevata dal mio Garmin, ipotizzando un tempo di arrivo di circa 19.20.

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Nell’ultimo km spremo le ultime energie rimaste, faccio l’ultima curva a destra e sono a 250m dal gonfiabile dell’arrivo. Senza ridurre l’azione di spinta, ho un momento di lucidità per scorgere sulla sinistra Spuffy (secondo al traguardo con 31.59) che mi incita, contento per il mio tempo, e che allunga la mano per darmi il “cinque”, a meno di 100 metri dalla fine. Un occhio al tempo di gara sulla destra (che recita 39.28) e taglio il traguardo, stremato e contento per aver tolto più di 30 secondi al tempo di Lovoleto 2016, il mio precedente personale.

Qui il percorso

Mezza Maratona di San Luca, Correggio (RE) 8 Ottobre 2017

Giusto per stravolgere continuamente la preparazione autunnale, torno a sfruttare una gara nella mia regione adottiva per far girare un po’ le gambe, dopo l’iniezione di fiducia a Cento. Le gare obiettivo della stagione si avvicinano pian piano e, tra una seduta di ripetute ed un lungo, è ora di cominciare a testare la condizione seriamente.

Mezza Maratona di Correggio, la numero 33 della mia vita da podista. Percorso che non può presentare asperità (anche se ammetto di averlo visionato ben poco) e previsione di passo intorno al ritmo della corsa media, quindi sui 4.25. Dopo aver rivisto dopo tanto tempo Andrea, ed essermi riscaldato insieme a Paolo, mi dirigo in griglia.

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Messa da parte l’ipotesi di fare da pacer a Paolo, inizio la mia gara con un ritmo leggermente più veloce del previsto, a 4.20 di passo. Per un paio di volte nei primi 2km alzo l’acceleratore per gestire il ritmo, ma poi vedo che le gambe rispondono molto bene e decido di assecondarle, almeno in parte. La mia prima ora (abbondante) trascorre praticamente tutta in questo modo: passo costante, fatica sotto controllo e frequenza cardiaca molto buona e regolare. Riesco a fare i primi 16km tutti tra 4.18 e 4.23, correndo spesso senza riferimenti utili, date le scarse occasioni di correre in gruppo, nonostante la mia andatura da metronomo.

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Al Km 17, seppur non in preventivo, decido di spezzare la monotonia aumentando il passo: da qualche minuto sto recuperando posizioni, e voglio vedere se riesco a strappare un tempo inferiore a 1h31. Giro a 4.14 è tutto sembra andare per il verso giusto, ma tra il Km 18 e 19 si palesa un imprevisto di giornata totalmente inatteso: l’ennesimo tratto su ghiaia (il terzo di giornata, ma i primi due li avevo digeriti abbastanza bene) abbinato al passaggio nel parco cittadino, che presenta cambi di direzione secchi in successione, con l’aggiunta di un sottopasso ferroviario a fine parco. Il passo si alza prima a 4.22 e poi al 4.26 del 19°Km, il più lento di giornata.

Tornati sulla sede stradale, cerco di riprendere il discorso da dove l’avevo iniziato, e concluso gli ultimi 2km con un’incoraggiante progressione a 4.13 e 4.07.

Taglio il traguardo in 1.30.45, a 4.18 di passo e 146bpm medi  di frequenza cardiaca, che è il dato più interessante di giornata. Se torno indietro esattamente di 12 mesi, a Pisa avevo corso con un tempo simile, ma disputando una gara completamente diversa, partendo per cercare il sub 90′ e finendo in riserva piena.

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Inutile nascondere che una prestazione come questa dà molta fiducia per le gare di Gallarate e Busto Arsizio: non ho ancora un’idea precisa del passo da tenere, ma le idee si stanno schiarendo giorno dopo giorno

Qui la traccia

Centopassi, Cento (FE) 24 Settembre 2017

Dopo la convivente prestazione alla Run Tune Up di due settimane prima, eccomi di nuovo pronto per gareggiare in terra Emiliana, questa con intenti decisamente più bellicosi.

La gara è la Centopassi, competizione scoperta nel 2016 è che aveva visto finire a premi sia me (10° di Cat. 30/39) che Francesca, quarta tra le sue coetanee.

Il percorso presenta una distanza non convenzionale (11.3Km) e risulta prevalentemente scorrevole, ad eccezione dei 4km (abbondanti) centrali, da correre su e giù per gli argini del Reno, con fondo in erba e terra. Obiettivo dichiarato, quello di fare meglio del tempo dello scorso anno (47.13 a 4.12 di passo), dove dopo una buona partenza avevo patito oltremodo i cambi di ritmo.

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Mi presento al via con una condizione decisamente in crescita, e dopo qualche mese, sento (finalmente) la pressione da risultato. Alla partenza, cerco subito di trovare un passo decisivo intorno al 4′, dato che i primi 4km che ci portano diritto verso il centro città sono i più semplici da percorrere. Il cronometro di questa prima fase registra passaggi in 3.57 4.00 3.59 4.02, con un discreto controllo del ritmo.

Al Km 5, iniziano le difficoltà di giornata: iniziano i saliscendi sull’argine e il passo deve per forza alzarsi, ma noto da subito che riesco ad essere circa 10″/Km più veloce rispetto ad un anno prima, e registro altri 4km in serie con 4.12 4.12 4.11 4.10. A metà del Km 9 si torna finalmente sull’asfalto (4.07), così da aver la possibilità di fare a tutta gli ultimi 2km e spiccioli che mi separano dal traguardo.

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Provo a forzare cercando di cambiare il passo, dopo il tratto difficoltoso: la stanchezza si sente e dopo un 10° Km a 4.00 devo più volte rilanciare nell’11° per fare un 4.02, prima di raschiare il fondo del barile per i 300m finali.

Chiudo in 45.45, a 4.04 di passo. 90 secondi in meno del 2016, e con un piazzamento al 9° posto di categoria, che mi permette di portare a casa qualche prodotto tipico alimentare, oltre che una foto da tenere nel cassetto dei bei ricordi.

Molto soddisfatto della prestazione, anche perché dà molta fiducia per il proseguo della stagione

Qui la traccia