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3^ Strapertegà, Mariano Comense 17 Settembre 2016

A soli 6 giorni dalla Run Tune Up, e reduce da una settimana di carico (più rabbioso che ponderato) , raccolgo l’invito di Ciro a cimentarmi in una garetta presentata come “circa 10 Km” e dal percorso scorrevole.

Gli iscritti sono poco più di 150, quindi ci si aspetta un livello non certo elevato dei concorrenti e si intravede all’orizzonte la possibilità di fare una gara di vertice. Le premesse sono tutte confermate al via: io, Ciro e Stefano ci piazziamo in prima fila e riusciamo a guidare il gruppo per i primi 200 metri, quando Stefano ci saluta. Io attendo che qualcuno mi sfili dai lati, senza però vedere arrivare nessuno. In pochi minuti il gruppo si sgrana e restiamo in testa solamente in 7 persone già al passaggio del 1° chilometro. La situazione di vertice resta invariata, nessuno allunga ulteriormente per un paio di chilometri, ma la sensazione è abbastanza chiara: almeno 3-4 persone stanno “trottando”, mentre i restanti 3 (tra cui io) siamo al limite.

Come prevedibile, dal Km 4 il gruppo inizia a spezzarsi in due: inizialmente riesco a tenere il passo di Ciro, ma arrivato al tratto di sterrato (ed in leggera pendenza sfavorevole) vado in difficoltà ed il mio passo, fino a quel momento intorno al 4′, si alza a 4.15, perdendo distanza da lui.

All’ottavo chilometro, ormai in 7^ posizione senza possibilità di giocarmi altro, arriva l’imprevisto: all’ingresso di un parco c’è una deviazione a destra, ma vedo la persona davanti a me tirare dritto. Mi giro per guardare all’interno del parco e noto Ciro che viene in senso contrario, chiedendomi qual’era la direzione corretta da prendere. Esito per qualche secondo fermandomi pure io, attendo il ricongiungimento degli altri 2 e mi dirigo verso la strada giusta, portandomi dietro gli altri due.

Quindi, inaspettatamente, a un paio di chilometri dall’arrivo il gruppetto si è ricongiunto e ci si gioca la 5^ piazza. Per qualche metro sono io a tirare gli altri due, comprensibilmente spazientiti dall’errore di percorso. Dentro di me sento di non dover arrivare davanti a loro, perchè non me lo meriterei, ma le sorprese non finiscono: prima Ciro perde il pettorale e poco dopo la stessa cosa capita all’altro podista. Mi ritrovo per un attimo da solo in 5^ posizione, mi giro più volte per attendere il ricongiungimento di Ciro (che non si concretizzerà) e mi faccio recuperare nuovamente. Mi faccio tirare per l’ultimo chilometro, con una buona progressione, così da giungere al traguardo al 6° posto, completando i 10,7Km al passo medio di 4.05

Un buon test in vista delle mezze autunnali, anche se mi rendo conto di non essere ai massimi livelli della mia forma. Le mezze autunnali saranno probabilmente da correre sulla difensiva.

Qui la traccia

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Run Tune Up, 11 Settembre 2016

Una di quelle volte in cui la funzione copia-incolla potrebbe tornare molto utile.

La mia gara di Bologna, prima mezza maratona della sessione post-vacanze, è in parte similare a quella già corsa nel 2015, il che mi fa pensare che forse non sia davvero ideale gareggiare in questo periodo per il mio fisico .

Se lo scorso anno la partenza era stata scriteriata, e quindi lo scoppio al Km 12 più comprensibile, in questa occasione qualche punto oscuro in più mi resta. Il piano gara, conservativo ma allo stesso ambizioso, prevedeva un “semplice” medio di 21Km: ipotesi peggiore, un calo negli ultimi 5, ipotesi migliore, un’accelerazione finale.

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Le premesse c’erano tutte: un sacco di amici prima del via, il riscaldamento con facce conosciute, lo scambio di opinioni e la condivisione della pianificazione autunnale, le gambe fresche. Unica anomalia, ho sete già prima del via, ma non ho modo di bere dato che me ne rendo conto una volta in griglia.

La gara scorre bene, il passo oscilla tra il 4.25 e il 4.30, corro insieme a Luca (ben più veloce di me, ma al debutto in mezza) ed affronto senza grossi problemi i cambi di pendenza dei viali esterni di Bologna. Non salto i ristori e gli spugnaggi: la giornata è molto calda e divido acqua e thé con Luca, poco abituato a rifornirsi in corsa.

Al Km 12 gli indico il punto in cui mi sono arreso nel 2015, soddisfatto di come invece questa volta stia andando meglio, senza però sapere che in realtà sarei durato solo 1 chilometro in più. Si, perchè dopo 13 Km a 4.27 di passo, si spegne nuovamente la luce: perdo qualche metro da Luca che inizia a voltarsi spesso, gli faccio segno di andare e rallento. Faccio due Km a ritmo più tranquillo (4.50), ma la situazione non migliora. Dopo il ristoro del 15° Km cammino per qualche metro, non mi capitava dalla Mezza del debutto di 4 anni prima, a Parma. Mi dico che è inutile sforzarsi di provare ad andare ad un certo passo: non ho obiettivi di tempo, 13Km di allenamento medio me li sono fatti, ora serve solo arrivare in fondo senza farsi del male. Rallento ulteriormente fino al Km 19. Al ristoro del 20 cammino ancora un po’, mentre un ragazzo si accascia sotto i portici e lo staff chiama un’ambulanza. Il caldo è l’umidità sono ad alti livelli, mancano ormai meno di un chilometro e risparmio energia per il finale. Ultime 3 curve, Piazza Maggiore mi aspetta ed ho la forza per godermi almeno l’arrivo in mezzo al pubblico.

Il tempo finale è superiore a 1h41, decisamente scarso per i miei obiettivi autunnali, che probabilmente dovranno essere rivisti. Mi resta nonostante tutto un ricordo di una gara sempre bella, organizzata molto bene e che difficilmente riuscirò a tenere alla larga in futuro, nonostante tutto.

Una volta a casa, e dopo aver reintegrato con liquidi, frutta e panino con la mortadella, il mio saldo con la bilancia registra un secco -2Kg rispetto alla sveglia. Disidratazione piena, sarebbe stato impossibile arrivare fino in fondo in quelle condizioni.

Qui la traccia

 

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Biella-Oropa, 30 Luglio 2016

Estate inoltrata, da sempre periodo di potenziamento. A dire la verità, quest’anno non ho sicuramente dedicato il tempo giusto alle salite così come negli ultimi 2 anni, dove più volte avevo percorso l’ascesa al Campo dei Fiori, perfetta per lo scopo. Dopo le due sessioni di ripetute in salita nel mese di Luglio, ho così deciso di partecipare ad una gara che avevo adocchiato più volte in passato, la Biella Oropa.

Dopo essermi documentato su RunningForum e sul sito ufficiale, ho deciso di iscrivermi. Dalle analisi, l’ascesa al Santuario mi sembra similare a quella dell’osservatorio di Varese, con circa 900m di dislivello da percorrere in 12Km, contro i 10 di quella Lombarda.

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Al ritiro pettorali incontro i forumendoli Franchino (e compagna), Pippotek e il padrone di casa Grantuking. Tempo di fare un breve riscaldamento (sotto qualche goccia di pioggia) e di incamerare qualche prezioso consiglio da Franco (che ho rivisto con piacere dopo l’esperienza alla Mezza di Torino), esperto della gara, ed è ora di mettermi in griglia. Il piano è confermato: non avendo target di passo, devo correre con un occhio solo alla FC, da tenere costantemente sotto controllo per evitare di andare fuori giri e arrivare senza benzina nel finale.

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Allo sparo, inizio ad attuare la mia tattica: Garmin in modalità distanza/battito e nessun’altra informazione. Il primo Km è ancora in centro a Biella ed è quindi veloce (4.33), mentre dal secondo si comincia a salire e quindi a dosare le forze. Il terzo Km presenta già la prima marcata salita di giornata (punta al 13%), ma in cima si può rifiatare per quasi un Km, con accenno di discesa, così da percorrere il 4° in 5.00.

Dal quinto Km si ricomincia a salire, prima di affrontare il clou dell’ascesa: 5Km con 470m di dislivello, comprensivi di due veri e propri muri con punte del 21% nel primo e 25% nel secondo. Cerco più volte di non cedere al passo, sfrutto ogni ristoro ed ogni spugnaggio (presenti con buona frequenza su tutto il percorso), arrivando al punto di correre andando alla stessa velocità di chi cammina. Noto tante persone che hanno poca esperienza di corsa in salita, approcciano la salita in modalità ripetuta, camminando e ripartendo con strappi che fanno ancora più danni. Bisogna invece andare dosando le forze, questo è l’approccio da tenere su tracciati di questo tipo. Riesco a percorrere questi 5Km con un passo medio poco sotto i 7’/Km, probabilmente tra i più lenti metri di gara mai fatti, escludendo quelle con tratti al passo. Aiutano, non poco, le numerose persone affacciate sulla strada nei paesini: bambini a tifare, gente ad applaudire, campanacci montanari come fossimo ad una gara da sci, tifo anche dai finestrini delle auto. Merita menzione tra tutto questo un autobus costretto a fermarsi ad un incrocio: motore spento, passeggeri costretti a scendere che nell’attesa si mettono ad incitare i concorrenti. Sono lontani i clacson delle città che fanno da sottofondo ad ogni strada chiusa.

Tornando alla mia gara, passato Favaro le difficoltà maggiori sono, sulla carta, alle spalle. 2Km perlomeno corribili, la pendenza cala e lascia spazio nuovamente ad alcuni tratti di piano, dove si riesce anche a spingere. Ma devo fare i conti con un imprevisto: oltre alla stanchezza accumulata, il mio sempre problematico adattamento alla quota. Lo scompenso di pressione si concentra tutto sui miei timpani e comincio a sentire un dolore sempre più crescente. Sorpasso ugualmente tante persone nel finale, ma non spingo quanto vorrei e quanto potrei. Il dolore è via via sempre crescente, quando l’ultimo tornante finalmente mostra il Santuario e l’arco di arrivo. Ancora 500 metri stringendo i denti, con rettilineo finale sui sampietrini e ultimo tratto di salita che accompagna i runner fino alla finish line. Alzo le braccia al cielo, e concludo la mia gara, soddisfatto di aver conquistato anche questa salita. Per qualche minuto vago nell’area ristoro sperando il dolore alle orecchie cali, ma il tutto si risolverà solo quando la navetta ci avrà riportato a Biella.

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Chiudo in 183^ posizione su 475 classificati, in 1.14.36, forse un paio di minuti in più del tempo previsto, ma la mia stima era basata su 11,8Km e non 12,2. In più la salita era a tratti veramente estrema, e si faticava a smaltire la stanchezza nei rari tratti piani. Sorpresa positiva di serata anche il tempo di Francesca, arrivata sprintando ad Oropa, considerato che era la prima volta che affrontava un dislivello di questo tipo.

Qui la traccia

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Notturna della Portaccia, Castiglione dei Pepoli 16 Luglio 2016

Quarta edizione per questa bella manifestazione scoperta per caso qualche giorno fa, che mi ha attirato subito per la location mai visitata prima, un bel borgo in provincia di Bologna (ma che é risultato a tutti gli effetti decisamente toscano) incastonato sugli appennini a 700m di altitudine.

Data la sua conformazione, é la classica gara senza un metro in piano. Me ne accorgo già durante il riscaldamento tra le vie strette del paese, e dalla difficoltà a trovare un rettilineo piano per qualche allungo prima del via.

La gara prevede 11.2Km ricavati da un anello da 3.7Km da percorrere tre volte. Partenza e passaggio ad ogni giro nella centrale piazza storica di Castiglione, affollata ed addobbata a festa per l’occasione.
Alle 21, con il sole ormai in fase calante, parte la gara competitiva. Mi piazzo tra le prime posizioni esclusivamente per evitare di rimanere intrappolato, e la strategia paga, perchè dopo essere passati sotto la Portaccia, una curva a destra ci immette in una discesa di quasi 1Km intervallata da 3 tornanti. Decido (saggiamente) di prendere il primo giro in modalitá studio: non avendo obiettivi cronometrici voglio godermi la serata ed evitare di arrivare all’ultimo giro in riserva. Il secondo Km presenta una prima marcata salita seguita da un tratto rettilineo, utile per prendere fiato prima del salitone interminabile del Km 3, che porta in cima al paese e permette una splendida vista. Gli ultimi 700m conducono nuovamente alla piazza centrale, con una discesa a doppia esse degna di una gara di sci, da percorrere a rotta di collo.

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Il primo giro fila regolare, non guardo praticamente mai il Garmin e gestisco bene la fatica. Sono qualche metro davanti alla terza donna ed in lontanaza vedo la seconda che perde terreno. Non avendo molto da chiedere alla serata, cerco di farle da lepre per raggiungere la seconda piazza. Sará una lunga rincorsa con aggancio completato ad 1Km dal traguardo, quando però la seconda donna risponde quasi immediatamente e stacca nuovamente l’avversaria. I miei tre giri sono stati molto costanti: probabilmente avrei potuto spremermi maggiormente, ma ho preferito girarmi a destra e a sinistra o richiamare il numeroso pubblico presente su tutto il percorso.

Chiudo in 49.06 al passo medio di 4.23, 51° posto su 197 classificati in totale.
Un giudizio finale sull’organizzazione della gara, praticamente perfetta. 10€ per una gara cronometrata con chip, pacco gara con canotta tecnica, palazzetto dello sport con doccia calda, ristoro finale degno di un matrimonio, percorso molto presidiato (se non fosse che dopo 300m dal via ci siamo trovati una macchina all’interno della prima curva) e servizio fotografico. Nulla da eccepire, gara da ripetere senza esitazione!

Qui la traccia

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Mercallo Night Run, 1 Luglio 2016

La mia estate costellata di serali procede senza particolari sussulti cronometrici, se non per la parentesi raccontata nel precedente articolo. Nel fitto calendario, spicca l’ennesimo giro del lago di Comabbio, che probabilmente ha raggiunto la sua sesta edizione negli ultimi tre mesi.

A dirla tutta, questa Mercallo Night Run, organizzata dal GAM Whirlpool, riesce a diversificare l’offerta, proponendo una partenza ritardata (alle 22), la conseguente obbligatorietà della luce frontale, ed un senso di marcia antiorario, in controtendenza verso il più consueto percorso.

Non mi pongo particolari obiettivi di serata: circa due mesi fa alla Run 4 India non avevo brillato particolarmente, e le recenti gare non erano state incoraggianti. Per rifiatare dai ritmi elevati del periodo, mi sono concesso due giorni di completo riposo, così da arrivare più fresco del solito al via.

La partenza viene all’ultimo momento spostata in avanti di 200 metri, per evitare un facile imbottigliamento subito dopo il via. Il ritmo è fin dai primi momenti troppo elevato, faccio un veloce conteggio della posizione e mi metto su un passo più consono. Ho davanti circa 15 persone, quindi cuore in pace (i primi 10 a premio) e velocità che mi permetta di non arrivare cotto nel finale. Guardo poco il cronometro, concentrandomi sulla respirazione e dosando le forze: il percorso misura poco più di 12Km, e i suoi continui saliscendi rendono inutile un continuo riscontro di passo.

I primi 4Km risultano utili per ambientarmi: non ho mai corso di notte, l’umidità è a livelli massimi, e sto comunque spingendo: dopo il 4.02 iniziale, alterno chilometri a 4.27 4.12 4.23, a testimonianza che il tratto che porta da Mercallo a Corgeno sia il più ostico del giro. Ho la conferma, come già avevo ipotizzato in partenza, che affrontare questo segmento di percorso ad inizio gara sia un vantaggio, perchè significa farlo ancora con forze al 100%. Il tratto successivo, che ci porta verso metà della distanza, è abbastanza veloce, così riesco a girare in 4.09 e 4.19. Patisco un po’ il chilometro 7, all’altezza di Varano Borghi, che è anche il tratto più panoramico della serata: splendido correre nel silenzio, al buio, con poche luci (il gruppo è completamente sgranato) e con il lago al buio a fianco. Proseguo per diversi tratti guardando a sinistra, per godermi il momento.

Arrivati al Parco Berrini di Ternate (che ben conosco in quanto base logistica di diverse gare) rimango da solo con Cerreto del GAM Whirlpool, dato che il nostro gruppo di 5 persone ha da un paio di chilometri perso 3 elementi. E’ il momento più difficile della gara, dove una nuova salita mi fa perdere qualche metro da lui. Al chilometro 10 (a Comabbio) affrontiamo il tratto più interno, lontano dal lago. Durante una curva, mi volto per verificare la situazione alle nostre spalle, notando che dietro di noi c’è il vuoto. Inutile spingere ulteriormente, da qui alla fine mi aspetta una gara a due.

Decido di rifiatare durante il Km 11, ho pian piano recuperato quei pochi metri che mi separavano dal mio avversario e procediamo ormai appaiati. Credo lui sia in difficoltà e ripercorro mentalmente l’ultimo chilometro di gara, affrontato meno di 2 ore prima durante il riscaldamento. Arrivati alla discesa del campeggio di Mercallo, sfrutto lo slancio per allungare leggermente su di lui, insisto sulla spiaggia per conservare il vantaggio per poi affrontare l’ultima salita senza voltarmi. Finita l’ascesa, svolto a sinistra sulla ghiaia per gli ultimi 300m, ma non sento l’avversario avvicinarsi. Resto comunque ad alto ritmo (il cronometro dirà 4.04 al Km 12 e 3.54 negli ultimi 200 metri di gara) e arrivo al traguardo dove un discreto pubblico assiste agli arrivi, sfidando le terribili zanzare presenti in gran numero per l’occasione.

Grazie all’accelerazione finale chiudo il giro ad un passo di 4.18, inferiore alla mia miglior prestazione di un anno fa, alla Run 4 India 2015. Risultato inaspettato  viste le premesse, e che mi fa pensare che per le mie caratteristiche sia meglio questa direzione di corsa intorno al Lago: probabilmente mi adatto molto meglio a correre con strappi più decisi, ma brevi, e alle discese lunghe, decisamente più corribili rispetto a quelle del senso inverso.
Vince la gara Luca Ponti dell’Atletica Casorate, seguito dal compagno della Palzola Marco Tiozzo e da Francesco Mascherpa (HRC). 14° posizione per me, una sorta di abbonamento, dato che è la terza volta che mi classifico 14° al Lago di Comabbio. Nella classifica femminile Simona Lo Cane precede Antonella Panza e Lia Pozzi.

Buona l’organizzazione, eccellente su alcuni punti (presidiare tutti i punti pericolosi con il buio necessita di un gran numero di volontari), in ombra su altri (ristoro letteralmente al buio, partenza cambiata in corso d’opera). Nel complesso, una gara da ripetere.

Qui il percorso, e qui le classifiche complete

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Marcia dul Riá, Canegrate 11 Giugno 2016

Sono passate alcune settimane dal mio ultimo articolo, e sono stati giorni dove mi sono dedicato alle frequentissime corse serali sparse per le provincie di Varese e Milano.

A dirla tutta, la carenza di post è derivata anche da una scarsa condizione fisica, che si era gia iniziata a palesare durante la mezza di Torino, per poi manifestarsi in modo più netto alla 10 Miglia di San Damaso e nelle corse successive. Le prime serali mi hanno visto spesso lottare intorno alla linea della sufficienza, marcata da quel 4.00 che quest’anno è tornato ad essere il mio muro cronometrico da dover sfidare al via di ogni gara, dopo che lo scorso anno ero riuscito invece a correre con costanza sotto questo target.

Dopo una prima parvenza di ripresa durante la gara del venerdi sera a Venegono (poco meno di 5 chilometri a 3.56 di passo), decido di effettuare una proibitiva doppietta il giorno successivo, in quel di Canegrate. Marcia dul Riá, manifestazione relativamente giovane, che ha fatto discreti numeri nel 2015.

Circa 15 minuti prima del via, un bel temporale si abbatte sul riscaldamento, giusto in tempo per recuperare il cappello per salvare almeno la testa dall’inevitabile doccia. Il numero di presenti risente del clima avverso e delle alternative di giornata al punto che, una volta tanto, c’è forse anche spazio per un buon piazzamento.

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Al via il gruppo si sgrana abbastanza velocemente, e dopo un paio di cambi di direzione sono in decima posizione, in un trenino di 4 persone che comprende anche la prima donna. Le gambe stranamente non sembrano appesantite dalla tirata della sera prima, e decido di evitare di buttare lo sguardo sul Garmin, basandomi solo sui lap chilometrici. Il primo 1000 va via infatti fin troppo veloce (3.42), mentre nel secondo riusciamo a passare 3 ragazzi partiti decisamente troppo forte, così risalgo in settima posizione, girando in 3.49.

Durante il terzo chilometro fatico a tenere il passo della donna, rischiando anche di cadere in un paio di curve quando uno dei ragazzi che compone il nostro gruppo, taglia davanti a me e procede a strappi ogni volta che lo affianco. Questo elastico fortunatamente finisce presto perché lui non tiene il ritmo e si stacca da noi. Dopo il 3.56 del 3°, sento che è impossibile restare insieme alla donna, che va in progressione. Mi affianca un avversario che per qualche centinaia di metri riesco a tenere, nonostante il ritmo sia calato (3.59).

Nel quinto chilometro c’è anche un breve strappo che patisco un po’ troppo, perdo contatto e butto uno sguardo alle spalle, così da rendermi conto che la mia posizione è ormai consolidata, decido così che è il momento di dare un po’ di fiato alle gambe provate dalla due giorni anaerobica. Accelero leggermente sul rettilineo finale e chiudo i 5.2Km a 3.53 di passo, al settimo posto assoluto.

Bel percorso, la pioggia durante la gara ha reso meno terribile il caldo e l’organizzazione è stata veramente perfetta: ristoro molto ricco, cena compresa per i partecipanti, doccia calda e percorso davvero ben presidiato ed interamente chiuso al traffico (considerato che si è corso anche in centro paese).

Questa gara merita veramente molto, con un po’ di pubblicità in più ci sono i presupposti per fare decisamente bene.

Qui il percorso https://connect.garmin.com/modern/activity/1208285459

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10k della Canapa, Lovoleto 24 Aprile 2016

Il mio rapporto con le 10k, ormai si sa, è da sempre complesso. Quest’anno l’obiettivo del 39.59 l’ho messo subito tra le priorità cronometriche, dato che restava l’ultimo “muro” ancora da abbattere.

Date le premesse della serie “ci sono, ma è questione di secondi”, risulta anche determinante la scelta della gara. Lovoleto, piccola frazione di Granarolo Emilia (BO), propone in calendario una 10k piatta, con distanza omologata FIDAL e relativo rilevamento cronometrico. Il tutto, per la cifra di ben 6€, comprensiva di pacco gara, che sbeffeggia alla grande quelli che si nascondono dietro scusanti legate ad oboli da pagare alla federazione o costi per il cronometraggio.

Il meteo è incerto, come da previsioni. Arrivo al ritiro pettorali con Francesca e siamo nel mezzo di un acquazzone torrenziale, ritiriamo la nostra busta e ci rifiondiamo subito in macchina al caldo. Visto il freddo e la pioggia, la voglia di mettersi in svolazzini e canotta ed uscire a prendersi il diluvio è azzerata. Mezz’ora prima del via, nel momento in cui è ora di iniziare il riscaldamento, smette improvvisamente di piovere. Per circa 30 minuti siamo graziati a livello climatico e riusciamo a scaldarci senza patemi, ma pochi istanti prima della partenza, l’acqua torna a farci compagnia.

Perdo tempo ad appostarmi nel gruppo causa passaggio ad imbuto obbligato dal tappeto, e mi posizione oltre la metà del gruppo, inoltre, come mi era già capitato alla recente non competitiva di Sant’Agata Bolognese, mi accorgo che il Garmin si è nuovamente bloccato e necessità di un reset. Ovviamente arriva il colpo di pistola prima che i satelliti riescano ad agganciare il segnale, ma riesco a premere comunque il pulsante start, per usarlo come cronometro.

Situazione quindi nuova per me: impossibile affidarsi al passo sul display, e necessità di correre a sensazione facendo dei check chilometrici, sperando nel corretto posizionamento dei cartelli. Il primo chilometro mi sembra decisamente più corto, tant’è che il primo check segna 3.35 sul Garmin, abbastanza irreale! I passaggi successivi appaiono invece corretti (il GPS ha ormai agganciato stabilmente il segnale ed ho una certezza in più) ed il mio passo costante (3.57 4.01 4.01 4.01). Ho superato la metà della gara e la corsa con riguardo più alla respirazione che al display dell’orologio, mi ha restituito una sensazione di minor fatica. In aggiunta (finalmente) questa gara è una delle poche 10Km che non si snoda su un percorso da 5Km a circuito, che mentalmente ho sempre trovato difficile da affrontare. Infatti ai km 6 e 7 proseguo senza apparente difficoltà, se non fosse per lo scoramento di due cartelli palesemente fuori posto che mi restituiscono passaggi in 4.28 e 4.40, a fronte di un passo medio sul Garmin sempre costante sui 4′.

Un po’ deluso, affronto il Km 8 che risulta poi essere più corto (800 metri) e recupera la distanza accumulata in eccesso precedentemente. Ritorna la possibilità di essere ancora in linea per restare sotto i 40′, mentre sento, proprio durante il penultimo chilometro, i primi cenni di fatica. Stringo i denti, manca veramente poco prima di raggiungere il traguardo: ultime 3 curve, il cronometro dice 39.48, spingo lanciandomi verso l’arrivo e fermo il cronometro, esausto. Tempo di rifiatare ed alzare il braccio per leggere un 39.59 che è il tanto atteso risultato che speravo di ottenere! Ho patito tanto nell’ultimo anno per ottenerlo, ma era veramente solo questione di trovare giornata e percorso ideali, perchè comunque muscolarmente ho assorbito bene la gara e la FC media (152bpm) è lontana dai valori ottenuti in gare simili. Forse anche grazie all’approccio più sulla sensazione?

Finalmente so di aver ottenuto un traguardo in cui credevo e per il quale mi sono allenato tanto, nonostante la presenza degli immancabili dubbiosi che sollevano questioni su misurazione del percorso/altimetria in discesa/presenza di real time e chi più ne ha più ne metta. Probabilmente partecipando con una bicicletta ci sarebbero meno dubbi sull’autenticità del crono di una gara. Ma è così che gira il mondo, basta guardare avanti…

Ora spazio alle gare serali e veloci, con nessun obiettivo particolare se non quello di divertirmi e andar forte.

Qui la traccia