Berliner Halbmarathon, 8 Aprile 2018

Dopo mesi di allenamenti e di attesa, arriva finalmente la gara più importante di inizio 2018. Ho messo gli occhi su Berlino durante la visita di giugno del 2017 (in corrispondenza anche dell’ottima prestazione alla Wasserlauf), spinto dai numerosi giudizi positivi degli amici che l’avevano corsa in passato.

La sfortuna ha voluto che le ultime settimane di preparazione siano state decisamente complicate, a causa di un problema al ginocchio che ha limitato il periodo specifico della preparazione, quello che avrebbe dovuto aggiungere la ciliegina sulla torta ad un percorso fino a quel momento molto positivo. Nei giorni precedenti alla gara ho corso veramente poco, per cercare (in extremis) di ridurre il dolore ai minimi termini, e tenere accesa qualche flebile speranza cronometrica. Queste premesse vanno però a cozzare contro il più classico dei connubi gara/location: impossibile chiudersi in albergo il giorno precedente alla gara, cercando di non cadere nella tentazione turistica. Se poi aggiungiamo che il ritiro pettorali, organizzato nella splendida cornice di Templehof, obbligava a camminare non poco, è stato facile ritrovarsi al sabato sera con 12Km a piedi all’attivo. Ma lo rifarei: l’Expo visto allo storico ex-aeroporto, è stata una bella esperienza, tra stand commerciali e prodotti tipici, in un luogo che mi ha trasportato indietro di 70 anni.

Il giorno della gara approfittiamo di un albergo molto vicino alla zona atleti, così da permetterci una comoda sveglia alle 8 del mattino. 10 minuti di cammino, ed arriviamo alla blindatissima zona della partenza, alla quale accediamo velocemente, dopo alcuni controlli di sicurezza. Ci rendiamo presto conto che arrivare alle nostre griglie (A per me, D per Francesca) sarà un’operazione abbastanza lunga in termini di tempo. I propositi di fare un riscaldamento decente prima del via, si riducono ad una serie di banali allunghi avanti e indietro a fianco della zona A, inaccessibile fino a pochi minuti dalla partenza, perché occupata dagli atleti delle partenze delle gare di pattinaggio in linea.

Il mio ginocchio non sta bene. Durante quei pochi metri di corsa appena accennati il dolore si è fatto sentire, in barba alla bustina di Oki presa 2 ore prima. Cerco di non pensarci, anche se uno scherzo del destino mi ha recapitato l’SMS di conferma appuntamento per la risonanza magnetica di 3 giorni dopo, esattamente 10 minuti prima della gara. Fa un discreto caldo (15°), ho sete e sfrutto una bottiglietta lasciata da un runner al mio fianco. Siamo pronti per partire, e sono a pochi metri dagli atleti élite.

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Alle 10.05, sulle note degli AC/DC, parte la prima wave, la mia. Ci dirigiamo verso Alexander Platz attorniati da una marea di persone. Non ho la possibilità di guardarmi troppo intorno, perché siamo in tanti, anche se devo dire che, prestando attenzione, non ho mai dovuto alzare per un secondo il piede dall’acceleratore a causa del traffico. Mi assesto sul passo del 4.05/Km, anche se con una leggera fatica fin da subito, probabilmente a causa del riscaldamento insufficiente. Passata la Porta di Brandeburgo ci immettiamo nel Tiergarten: il percorso è fantastico perché presenta un rettilineo di 7Km molto ampio e si corre bene senza pensieri. Ci sono sporadicamente raffiche di vento, previste ampiamente dal meteo, che però in questa prima fase di gara non danno troppo fastidio. Arrivati a Charlottenburg (Km 9) svoltiamo a sinistra e la difficoltà aumenta, contemporaneamente ad una crescente fatica, che da qualche minuto si sta facendo strada. Non è tanto il dolore al ginocchio, presente ma sopportabile, quanto un progressivo appesantimento muscolare a quadricipiti e polpacci, antipatica eredità di giornate passate a camminare con una postura che si adattava, per evitare il dolore. O forse per una vigilia di gara poco riposante.

Passo al Km 10 in 41 minuti, ed è l’ultima volta in cui ho ancora speranze di PB. Al Km 12 si torna in direzione Berlino Est, e per qualche minuto il pubblico cala, dato che siamo in una zona poco turistica e molto residenziale. Ho allentato l’azione di spinta, restando in una confort zone a metà tra “così non sento dolore” e “sto comunque spingendo”, per onorare comunque la trasferta teutonica. Non vado poi così lento, giro poco sopra il 4.20 senza fare troppa fatica, anzi con un passo più che agevole. Dal 14° si torna ad avere un po’ di tifo, si passa nella zona a ridosso dello Zoo (che conosco benissimo in quanto era dove alloggiavo l’anno prima) e poi nella futuristica Potsdamer Platz, con il Sony Centre e i suoi grattacieli. Tifo alle stelle, mentre il GPS impazzisce e continua ad indicare un passo oltre il 5′ al Km, che per un attimo mi fa credere di essere completamente scoppiato. Dal successivo cartello del 17° prendo il tempo ad ogni passaggio, per ovviare a questo problema, constatando di essere molto regolare, sempre tra 4.20 e 4.23.

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Dopo l’ultimo ristoro al 16° (data la temperatura, oggi non posso saltarne nemmeno uno), ormai l’unico pensiero è quello di godersi la gara ed il pubblico. Si passa da Checkpoint Charlie, si superano i due ponti sulla Sprea e si arriva al Km 21, in leggera salita, ma con una spinta pazzesca del pubblico, che rende impossibile cedere alla stanchezza. Non saprei sinceramente dire se gli ultimi km sono volati senza fatica grazie agli allenamenti oppure per la carica emotiva.

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Ultima curva e 100 metri finali. Il mio passo controllato mi garantisce qualche secondo di vantaggio rispetto ai 90′, così da non aver necessità di aumentare il passo fino al traguardo, che anzi raggiungo rallentando, quasi a volermi godere fino all’ultimo secondo quella festa a cui ho preso parte e che, purtroppo, volge al termine.

Chiudo con il tempo ufficiale di 1.29.41 (1.29.47 il gun time). Un cronometro modesto rapportato alle premesse e alle mie possibilità, ma posso considerarmi contento, per essere riuscito a correre senza eccessivo male, ed aver partecipato ad un evento di una portata mai vista in precedenza.

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Qui la traccia

 

 

 

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Un pensiero su “Berliner Halbmarathon, 8 Aprile 2018

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